Guerini in Calabria per il SI: “Italia deve guardare al futuro”

Lorenzo Guerini
Lorenzo Guerini

LAMEZIA TERME – “Credo che innanzitutto la politica serva per cambiare i sondaggi. Noi dobbiamo lavorare per spiegare le ragioni del Sì, per spiegare agli italiani che il SI al referendum costituzionale significa investire su un’Italia che guarda al futuro, che si dota di un sistema istituzionale più efficiente e, quindi, consente a chi ha la responsabilità di governare di poterlo fare con un quadro di organizzazione delle istituzioni che renda più agevole il governare”.

A dirlo il vicesegretario nazionale del Pd, Lorenzo Guerini, martedì a Lamezia Terme per un’iniziativa per il SI al referendum, rispondendo ad una domanda dei giornalisti su alcuni sondaggi che darebbero in vantaggio il No. Una riforma che, ha aggiunto, “va nella direzione di ammodernare il Paese, di abbassare i costi della politica, del funzionamento delle istituzioni. Credo che se noi spieghiamo agli italiani quale sia la ragione, quali sono i meriti della riforma costituzionale non possiamo che avere risultati positivi per il Sì. Credo che tutti coloro i quali guardano a questo appuntamento per il significato che esso ha e non danno all’appuntamento un significato improprio, non possono che vedere le ragioni di merito per votare Sì al nord come al sud. Al sud c’è un lavoro che si sta facendo seriamente. Qua in Calabria lo sta facendo seriamente il governatore Mario Oliverio insieme alla sua Giunta. Si sta lavorando bene, con impegno, dentro ad una relazione positiva con il governo nazionale. Si va avanti così”.

“La parola scissione non deve albergare e non deve esistere nel dizionario del Pd”, ha aggiunto il segretario nazionale del Pd Lorenzo Guerini commentando la posizione della minoranza del Pd sulle modifiche all’Italicum e definendo “serio” il documento uscito dalla discussione. “Abbiamo istituito – ha detto – una commissione sulla base di un voto della Direzione nazionale che proponeva questo metodo. Ed in direzione è stato un voto unanime. La commissione era composta da figure del Pd che hanno responsabilità nell’organizzazione del partito: dal vicesegretario al presidente del partito, ai presidenti dei due gruppi parlamentari, al candidato della minoranza all’ultimo congresso, Gianni Cuperlo. Quella commissione ha lavorato seriamente e le firme che sono state poste sotto il documento penso che siano la garanzia che quel documento è una cosa seria. Penso che dare adesso un significato sbagliato sia anche non rispettare il lavoro di chi quel documento ha fatto e lo ha fatto dentro uno spirito condiviso nel Pd”.

“Penso che il Pd debba ogni giorno cercare, praticare, trovare le ragioni dell’unità. Ci sono le condizioni per poterlo fare”, ha proseguito Guerini. “Lo sforzo che abbiamo fatto sul documento sulla legge elettorale – ha aggiunto – credo che ne sia una prova. Dopodiché bisogna lavorare tutti perché questa unità la si realizzi appieno. Dentro a un appuntamento, che è quello del referendum, dovrebbe riunirsi tutto il Pd a sostegno di una riforma scritta nella visione costituzionale del Pd e non a caso tutto il Pd l’ha votata durante il percorso parlamentare. Mettiamoci alle spalle le polemiche perché non servono e non sono utili a nessuno. Abbiamo dimostrato che c’è voglia di unità, di cercare le ragioni di unità nel partito”.

“Io sono stato protagonista, insieme ad altri, di un lavoro da questo punto di vista, penso con un certo significato politico, sull’accorso e sulla legge elettorale. Questo dimostra che se si vuole trovare nel Pd sulle questioni le ragioni di unità, si possono fare. Certo bisogna essere tutti con questo spirito per lavorare bene. Ma penso che lo possiamo fare”. “Come Partito Democratico dobbiamo assolutamente abbassare le polemiche anche quelle di queste ultime ore”, ha detto ancora Guerini. “Non trasformiamo un caso isolato in una polemica senza fine: chi ha gridato ‘fuori’ ha sbagliato e giustamente il segretario lo ha ripreso. Non andiamo avanti con una polemica che non serve. Lavoriamo il più possibile uniti per un referendum costituzionale nel quale si vede la cultura istituzionale, costituzionale di un partito democratico. Questa riforma non a caso l’abbiamo votata tutti”.