Carabinieri del Ros arrestano 7 persone per la faida di Platì

Catturato a Bari l'afghano Nasiri Hakim, sospetto jihadistaI Carabinieri del Ros hanno notificato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip presso il Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della Procura Distrettuale di Reggio Calabria, nei confronti di Rosario Barbaro 77 anni, Saverio Trimboli (43), Domenico Trimboli (36), Bruno Polito (45), Rocco Trimboli (50), Antonio Spagnolo (57) e Natale Trimboli (49), ritenuti a vario titolo responsabili di una serie di omicidi con l’aggravante del metodo mafioso, commessi nel corso di una faida tra le famiglie Marando e Trimboli, che insanguinò Platì tra la fine degli anni ‘90 e i primi anni 2000, con l’uccisione di 5 persone.

La misura cautelare conferma la sussistenza del grave quadro indiziario a carico dei primi 4 soggetti, fermati dai Carabinieri il 25 maggio scorso in esecuzione di un decreto di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria e, contestualmente, individua la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e delle esigenze cautelari anche a carico di Rocco Trimboli, Antonio Spagnolo e Natale Trimboli, i quali, concorrenti in alcuni dei citati omicidi, all’epoca dell’esecuzione del fermo erano già detenuti per altra causa.

La misura cautelare è stata emessa a conclusione di complesse indagini del Ros svolte con l’ausilio dei carabinieri di Platì e dei Cacciatori di Calabria che hanno consentito di riscontrare come Pasquale Marando, classe ’63 scomparso nel 2002, capo dell’omonima ‘ndrina attiva tra Platì ed il Piemonte, fu vittima di omicidio con occultamento del cadavere, commesso nel gennaio di quell’anno da esponenti della famiglia Trimboli che agirono con l’autorizzazione di Rosario Barbaro, capo della locale di ‘ndrangheta di Platì, quest’ultimo animato dall’intento di ridimensionare i Marando, che insidiavano la sua leadership.

Il fatto di sangue fu atto finale della violenta faida scatenatasi nell’ambito della cosca Marando – Trimboli a seguito di contrasti inerenti la gestione e la spartizione dei proventi del traffico internazionale di droga che avevano portato i Marando a colpire duramente i Trimboli per riaffermare la loro supremazia nell’ambito del sodalizio mafioso. Lo scontro fu interrotto a seguito dell’intervento del Crimine e l’omicidio di Pasquale Marando portò ad un nuovo equilibrio nei rapporti di forza tra le cosche di Platì, rafforzando i Barbaro.

Le indagini del Ros hanno consentito di fare luce su un omicidio e quattro casi di lupara bianca, maturati nell’ambito della faida.

Il primo episodio delittuoso risale al gennaio del 1997, quando ignoti assassinarono a colpi di pistola Ferdinando Virgara, ucciso nel 1997. L’omicidio già si inseriva nelle complesse dinamiche criminali che coinvolgevano Pasquale Marando, convinto dai fratelli Trimboli del fatto che Virgara avesse avuto un ruolo nell’assassinio del fratello, Francesco Marando, avvenuto in Piemonte nel ’96.

Seguirono tre casi di lupara bianca con la scomparsa dei già citati Antonio Trimboli Giuseppe, nel luglio 2001, e Rosario Trimboli il quale fu ucciso insieme a Saverio Trimboli nel novembre dello stesso anno; i loro corpi non sono mai stati ritrovati.

Le indagini hanno accertato che l’uccisione dei tre Trimboli fu decisa e attuata da Marando Pasquale per ribadire la sua supremazia sulla cosca Trimboli, per contrasti sulla gestione e spartizione dei narco-proventi e perché il Marando si era convinto che i Trimboli lo avessero volutamente indotto in errore, accusando falsamente Virgara Ferdinando di responsabilità nell’omicidio del fratello Francesco Marando.

Infine, l’uccisione di Pasquale Marando, con occultamento del cadavere, ad oggi non ancora ritrovato, fu attuata nel gennaio 2002 da Saverio Trimboli, inteso Savetta, fratello di Antonio Giuseppe e Rosario, con il concorso di altri esponenti della cosca Trimboli e con l’assenso di Rosario Barbaro, capo locale di Platì, in contrasto con Marando per questioni di supremazia mafiosa sul territorio.

L’omicidio fu attuato a colpi di pistola all’interno di un’abitazione di Platì, ove Marando, all’epoca latitante, era stato portato per partecipare ad una riunione che sancisse un chiarimento con i Trimboli.