Omicidio Mezzatesta, arrestato l’incensurato Marco Gallo. Mistero sul movente

tre frame di Marco Gallo
Tre immagini di Marco Gallo

I carabinieri hanno arrestato Marco Gallo, 31enne incensurato, residente a Falerna, con l’accusa di essere il responsabile dell’omicidio di Gregorio Mezzatesta, il 54enne dipendente delle Ferrovie della Calabria ucciso a colpi di pistola la mattina del 24 giugno scorso a Catanzaro mentre si stava recando al lavoro.

Le indagini, che si sono avvalse del contributo di un nucleo speciale di investigatori dell’Arma, sono state dirette dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri.

Il movente appare ancora ignoto. In mattinata era trapelata l’indiscrezione che l’omicidio fosse maturato in un contesto di criminalità organizzata, presumibilmente collegato al duplice omicidio di Decollatura avvenuto il 19 gennaio del 2013 per il quale sono in carcere il fratello della vittima Domenico Mezzatesta e il figlio Giovanni (vittime Francesco Iannazzo e Giovanni Vescio).

Al momento non ci sarebbero evidenze su questo. Il gip scrive che l’omicidio va inquadrato in un contesto di “sistematicità di condotte criminali del Gallo”. Il presunto assassino risulta tuttavia incensurato, con un regolare porto d’armi per uso sportivo e caccia. Un insospettabile, insomma. Quali siano i reali motivi che avrebbero spinto Gallo a uccidere Mezzatesta sono avvolti dal mistero.

 

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La vittima, Gregorio Mezzatesta (fb)

La ricostruzione dell’omicidio di Gregorio Mezzatesta

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Gregorio Mezzatesta quella mattina era a bordo di una Citroen Xsara Picasso insieme a un collega quando dal territorio di Tiriolo è stato pedinato dal presunto killer Marco Gallo, a bordo di una moto “Enduro nera” fino a via Milano, dove c’è la sede di FdC.

Una sequenza della ricostruzione dell'identikit del presunto killer di Gregorio Mezzatesta, Marco Gallo
la sequenza

L’agguato

Mezzatesta e il collega entrano nel bar della stazione per bere far colazione. All’uscita salgono a bordo della vettura, la vittima sul sedile lato passeggero, quando è sbucato il killer che, con una pistola calibro 9, ha sparato numerosi colpi centrando Mezzatesta con almeno quattro proiettili alla testa. L’uomo muore sul colpo mentre il killer si dilegua a bordo della moto, ma viene visto da alcuni testimoni e da numerosi occhi elettronici lungo il tragitto Catanzaro-Lamezia.

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Le riprese delle telecamere: l’omicidio, la fuga, la moto in panne e la Bmw col carrello intestata a Marco Gallo

E sono stati proprio i filmati delle telecamere di video sorveglianza (pubblici e privati) a mettere gli investigatori sulla pista di quello che si ritiene sia l’assassino. Tutto inizia al mattino del 24 giugno, intorno alle 5.15, quando gli occhi elettronici inquadrano una moto tipo Enduro andare da Lamezia in direzione Catanzaro. Aveva una targa di una moto risultata rubata in febbraio a Reggio Calabria.

Il killer, consumato il delitto avrebbe fatto poi il percorso a ritroso. A dimostrarlo sarebbero gli orari delle telecamere in cui, sia all’andata che al ritorno, inquadrano la moto più volte.

Alcuni frame riprendono il motocislista che circa un’ora dopo il delitto, sulla strada che conduce a Lamezia Terme, rimane in panne (guasto meccanico o senza benzina) ed e il conducente è costretto a spingerla fino a via dell’Indipendenza, dove Marco Gallo è proprietario di un garage in cui parcheggia la sua Bmw 320 con carrello a rimorchio intestata all’indagato.

In altre immagini si vede l’uomo, che indossa Jeans chiaro, giubbotto nero e scarpe sportive di colore bianco (marca Nike), che raggiunge il garage per prendere la Bmw che gli servirà per rimorchiare la moto guasta. Il mezzo, che prima viene immortalato vuoto, poi viene visto carico di una moto Enduro nera, “identica”, si legge nell’ordinanza, a quella indicata da testimoni sulla scena del crimine a Catanzaro.

Il movente non chiaro e la misura in carcere

Non è ancora ben chiaro il movente che avrebbe spinto Marco Gallo a uccidere Gregorio Mezzatesta. Non sarebbe emerso al momento un collegamento con tra l’omicidio del dipendente delle Ferrovie della Calabria e il duplice omicidio commesso in un bar di Decollatura dal fratello e dal nipote della vittima, né collegamenti con il crimine organizzato come trapelato dopo l’arresto di Gallo. L’uomo è incensurato e aveva anche il porto d’armi.

Il gip Giovanna Gioia in conclusione alle 96 pagine dell’ordinanza scrive che “l’efferatezza del fatto e la metodologia usata, che denotano una spiccata professionalità nell’azione omicidiaria da parte dell’indagato che, senza dubbio alcuno, per quanto rappresentato, è da ritenersi ad uso a condotte criminali (l’evento delittuoso in contestazione, pertanto, lungi dal potersi ritenere occasionale può, invece, inquadrarsi in un contesto di sistematicità di condotte criminali del Gallo), l’attuale disponibilità, da parte dell’indagato, dell’arma illegalmente detenuta ed utilizzata per commettere il reato per cui si procede (arma non ancora rinvenuta), sono tutti elementi che depongono incontrovertibilmente per la sussistenza di un allarmante pericolo di reiterazione, nonché per la proporzionalità della misura inframuraria richiesta dal Pubblico Ministero, vista la chiara inidoneità della misura degli arresti domiciliari”.