Inchiesta Petrolio, M5S: “Guadagni lobbies pagati dai calabresi”

Inchiesta Petrolio, M5S: "Guadagni lobbies pagati da calabresi" Federica Dieni in foto
Federica Dieni

ROMA – “L’inchiesta sui rifiuti tossici prodotti nell’attività di estrazione del petrolio lucano indica che i guadagni delle lobbies li pagano i calabresi sulla loro pelle”.

Così i deputati calabresi del Movimento 5 Stelle Federica Dieni, Dalila Nesci e Paolo Parentela commentano le notizie emerse a seguito dell’affaire “Tempa rossa” ed annunciano la presentazione di un’interrogazione al Governo sulla questione. “Gioia Tauro, Bisisgnano, Lamezia Terme, Crotone: è tutta la Calabria ad essere colpita dal rischio di inquinamento ambientale – aggiungono – con ricadute incalcolabili sull’ecosistema e sulla salute di cittadini.

Le inchieste e le indagini dei Carabinieri del Noe sostengono che sarebbero stati sversati rifiuti tossici mutando loro di denominazione. Centinaia di migliaia di tonnellate di liquidi contenenti metidieanolammina e glicole trietilenico, sostanze tossiche smaltite però come acque di produzione, sarebbero state rilasciate in mare. Questo è il prezzo delle trivelle e degli affari delle cricche che hanno tratto beneficio dall’azione del Governo Renzi. Noi pretendiamo ora chiarezza sui danni causati nella nostra Regione.

L’abbiamo chiesta attraverso un’interrogazione al Ministro dell’Ambiente che deve spiegare precisamente quali sono le conseguenze degli sversamenti e come si intende porre rimedio. Se il premier intende rivendicare gli emendamenti a favore dei petrolieri, venga anche a pulire la scia che le loro attività lasciano, devastando la nostra terra”.

“Siamo più decisi che mai – concludono i parlamentari M5S – a bloccare lo scempio del nostro Paese e del nostro mare e a mandare a casa questo governo amico di intrallazzatori e traffichini. Ora i calabresi sono chiamati a unirsi a noi per mandare forte e chiaro il 17 aprile, in occasione del referendum contro le trivellazioni in mare, il primo avviso di sfratto a Renzi e ai suoi compari. Non siamo disposti a pagare gli affari dei petrolieri con la salute nostra e dei nostri figli”.