In Parlamento anni per rispondere agli atti. Il caso Rende da sei mesi senza risposte

Antonio GentileMesi e mesi, talvolta un anno, due o forse più. Se va bene. E’ tanto il tempo che trascorre dal deposito di un atto ispettivo in Parlamento (Camera e Senato) fino alla risposta scritta, orale o in aula da parte degli esponenti del governo. Un parlamentare della Repubblica che rivolge una interpellanza al governo tanto attende.

E’ sufficiente spulciare negli atti online. Una vergogna tipica dei ritardi italiani. Va detto che l’istituto degli atti ispettivi appare un esercizio inutile, serve a poco se non a deputati e senatori per interrogare governi che non daranno mai risposte o se le danno sono prevalentemente insufficienti.

Diciamo che è l’unico strumento a disposizione dei parlamentari, oltre l’esercizio del voto in aula per questo o quel provvedimento e la presentazione di qualche proposta di legge, anche queste inutili. Al 99% non passano mai. Pensate alla Legge Lazzati.  Presentata e ripresentata nella’arco di ventanni è stata approvata con grande fatica l’anno scorso.

Talvolta vi sono deputati e senatori che annunciano (e abusano) a mezzo stampa l’interrogazione ma che poi magari non depositano nulla negli uffici ispettivi. Per i politici, è sempre una buona occasione per uscire sui giornali…

I ritardi per le risposte agli atti dei parlamentari sono comunque intollerabili. Prendiamo l’interrogazione della deputata di Futuro e Libertà, Angela Napoli, (Commissione parlamentare Antimafia) sulla richiesta della Commissione d’accesso al Comune di Rende, che pare il ministro dell’Interno Cancellieri abbia disposto proprio ieri a seguito degli arresti di due importanti esponenti della vecchia amministrazione comunale di Rende: Umberto Bernaudo e Pietro Ruffolo, ex sindaco ed ex assessore, entrambi del Partito democratico e di fede bersaniana. Angela Napoli

La deputata finiana nella seduta 642  del 31 maggio 2012, quasi sei mesi fa, indirizzò una interrogazione (n. 4/16371) al Ministro dell’Interno con cui chiese se a seguito dell’inchiesta “Terminator 4” (in cui risultavano indagati Bernaudo e Ruffolo, oggi ai domiciliari), il Ministro “non ritenga necessario ed urgente, alla luce degli incarichi di sindaco e di assessore tenuti all’epoca della tornata elettorale del 2009, rispettivamente da Umberto Bernaudo e Pietro Ruffolo, avviare le procedure per autorizzare l’invio di una commissione d’accesso presso il comune di Rende”.

Per il portale della Camera dei Deputati la richiesta della deputata Fli è ancora vergognosamente “In corso”. Di ufficiale sull’invio della Commissione non vi è ancora nulla, ma corrono voci insistenti sul via libera del Viminale ai commissari, i quali dovrebbero passare al setaccio tutta l’attività amministrativa “passata” per individuare le commistioni con i clan ed eventualmente le contiguità mafiose come nel caso di Reggio Calabria.

L’attività dei commissari dovrebbe soprattutto toccare il “presente”, dal momento che la “Rende Servizi”, società al centro della bufera giudiziaria, opera ancora per l’ente guidato oggi dall’avvocato Vittorio Cavalcanti, successore di Umberto Bernaudo, entrambi espressione del capogruppo regionale del Pd Sandro Principe che li ha scelti per guidare il processo amministrativo, in “continuità”, con quel passato riconducibile alla sua gestione del comune di Rende.

60 anni di potere incontrastato. Consensi plebiscitari, bulgari, a volte senza opposizione; se si esclude Mimmo Talarico, oggi serio e capace consigliere regionale di Idv. Tutti alla corte di Principe, per dei periodi anche Spartaco Pupo, che denunciò il “modello Rende” a mezzo mondo ma a maggio è passato nel Pd “dell’odiatissimo Principe”, salvo poi passare di nuovo al gruppo misto. A Rende se non c’è l’assenso di Sandro non si muove foglia.

Dopo il “Caso Reggio”, anche alcuni parlamentari del Pdl, sollecitati dal coordinatore Pdl e governatore Scopelliti, hanno ‘rispolverato’ il “Caso Rende”. Lo hanno fatto con una interrogazione, ma soltanto sei mesi dopo l’onorevole Napoli. Six months later.

E’ importante questo dettaglio perché dà la misura dell’attenzione” che manifestano alcuni parlamentari cosentini del centrodestra (del centrosinistra la stessa cosa) verso il proprio territorio. Come dire, che è venuta una “tale” da Taurianova a raccontare al ministro dell’Interno ciò che succede in un’area da cui proviene il senatore Antonio Gentile (sempre eletto nel collegio di Rende prima del Porcellum), collega di Antimafia della finiana nonché vice di Scopelliti al coordinamento regionale del Pdl.

Evidentemente il senatore Gentile ha trascurato il suo territorio per i suoi fitti impegni romani. Probilmente qualcuno avrà riferito al senatore dell’operazione di oggi e forse si decide, chissà, a chiedere le dimissioni del suo vecchio compagno di partito (Psi) Sandro Principe da tutte le cariche pubbliche.

Non perché il “Mentore”, “il Grande Regista” di Bernaudo e Ruffolo abbia delle responsabilità dirette, ma per dare un segnale politico di discontinuità a quella “continuità” politica che ha prodotto questa degenerazione nonché per interrompere tutte le contiguità, buone o cattive che siano, che la Commissione d’accesso eventualmente accerterà non solo per Rende ma anche per la Provincia di Cosenza guidata da Mario Oliverio, dove Ruffolo proprio in virtù del rapporto Principe-Oliverio, era stato nominato assessore all’Istruzione poi autosospeso per altre grane giudiziarie legate all’usura.