Caso Rende, la Commissione d'accesso? Non può sciogliersi un Consiglio che non esiste più. E mancano i presupposti…

Il Prefetto Cannizzaro ricevuto dal Presidente Mario Oliverio
Il Prefetto Raffaele Cannizzaro con il Presidente Oliverio

La Commissione di accesso antimafia per Rende? Nessuno sa ancora niente, nonostante le indiscrezioni dei giorni scorsi. Il prefetto di Cosenza, Raffaele Cannizzaro l’altro giorno non ha espresso questa eventualità. Del resto è lui che riceve la delega dal Viminale e nomina la terna commissariale. Alcuni aspetti non sono ancora chiari in ordine all’inchiesta che ha portato ai domiciliari due consiglieri provinciali del Pd: Umberto Bernaudo e Pietro Ruffolo (assessore all’Istruzione della giunta Oliverio autosospesosi in seguito ad altra inchiesta per usura) che erano “ex” sindaco ed “ex” assessore del comune di Rende. [quote style=”boxed”]Un dilemma assilla il Prefetto Cannizzaro: chiedere la commissione per la Provincia di Cosenza o per il Comune Rende?[/quote] Ex amministratori, dunque. In teoria non avrebbero più potuto condizionare né il consiglio comunale, da cui sono fuori,  né l’amministrazione comunale di Rende guidata da oltre un anno da Vittorio Cavalcanti che con un remotissimo scioglimento pagherebbe il prezzo più alto, pur essendo estraneo ai fatti contestati ai suoi predecessori. A meno che non siano accertati “condizionamenti mafiosi” dell’attuale amministrazione da parte della “Rende Servizi”, società al centro della tempesta giudiziaria dove sarebbero stati assunti presunti boss della mala. L’inchiesta della Dia che ha fatto scattare le manette ai polsi di Bernaudo e Ruffolo (con notifica in carcere dello stesso provvedimento a Michele Di Puppo, presunto affiliato alla cosca Lanzino-Ruà) riguarda l’ipotesi di corruzione elettorale, senza “aggravante mafiosa” alle elezioni provinciali del 2009. [toggle title_open=”chiudi” title_closed=”Una marea di voti” hide=”yes” border=”yes” style=”default” excerpt_length=”0″ read_more_text=”Read More” read_less_text=”Read Less” include_excerpt_html=”no”]”Cinquemila voti in due collegi. Esiti alla Ceaușescu. L’opinione della gente? Sono lo specchio. I cittadini di Rende li rivoterebbe. Se si ripresentassero prenderebbero anzi il doppio dei consensi. E’ nella cultura rendese. Di un regime!” Anonimo rendese[/toggle] E quand’anche ci fosse stata l’aggravante mafiosa, l’ente da porre sotto i riflettori dovrebbe essere non il comune di Rende, ma la Provincia di Cosenza, dove i due politici hanno stravinto le elezioni nei collegi di Rende 1 (Ruffolo con 2.562 voti) e Rende 2 (Bernaudo con 2.482 voti). Questo proprio grazie al presunto appoggio delle ‘ndrine, come ritiene l’accusa. [toggle title_open=”Chiudi” title_closed=”Primarie in Secondo Piano. Ecco il nuovo che avanza…” hide=”yes” border=”yes” style=”default” excerpt_length=”0″ read_more_text=”Read More” read_less_text=”Read Less” include_excerpt_html=”no”]Principe e Oliverio sono in seria difficoltà. Come giustificheranno questi arresti a Bersani, alle primarie preferito dai due potentati politici calabresi. D’Attorre è inesistente. A San Giovanni in Fiore, città di Oliverio, anche un “giovane” come Franco Laratta – che parla sempre di rinnovamento – si esprime per il vecchio, stanco e logoro Bersani. Cosa avrà promesso in cambio Pierluigi? E il giovanissimo vice di Oliverio, Mimmo Bevacqua, di ZonaDem, movimento che straparla di “svecchiare” la classe politica come giustificherà ai suoi amici la scelta di sostenere Bersani. Principe e Oliverio, “nemici” a distanza, lo fanno per il ruolo che ricoprono ed è pure legittimo, ma “innovatori” come Laratta e Bevacqua (uomo di Gentiloni il quale ha capito l’andazzo e vota Renzi) come lo giustificano ai loro amici “virtuali”? Cosa c’è in ballo? Diranno che Renzi è inadeguato?. Ma perché, costoro sono “adeguati” per i prestigiosi ruoli che ricoprono?[/toggle] In buona sostanza col comune di Rende Ruffolo e Bernaudo non c’entrano più nulla dal maggio 2011, cioè da quando si è rinnovato il consiglio comunale, nuovo sindaco Cavalcanti. E se non c’entrano più col consiglio comunale, la Commissione d’accesso antimafia su quali basi potrebbe lavorare? Il Caso Reggio è diverso, perché la contiguità mafiosa sarebbe stata accertata tra la multiservizi, il comune e alcuni consiglieri in carica arrestati per associazione mafiosa. Tornando all’inchiesta Terminator, non è ben chiaro, anche perché c’è sì l’ipotesi del voto di scambio ma senza “l’aggravante mafiosa”. A questo punto ci sarebbe da chiedersi, eventualmente, contro quale ente intervenire? Il comune di Rende o la provincia di Cosenza? I reati contestati si sarebbero consumati per essere eletti alla Provincia di Cosenza, non al Municipio di Rende. [quote style=”boxed”]Bernaudo e Ruffolo sono stati arrestati per voto di scambio per le provinciali 2009. Non sono più nel comune di Rende dal 2011[/quote] E, una volta eletti alla Provincia di Cosenza, il Presidente Mario Oliverio per accordi con il dominus di Rende Sandro Principe, ha deciso di nominare Pietro Ruffolo assessore all’Istruzione; quindi, prima di autosospendersi per altre grane giudiziarie, aveva un ruolo di peso (per più di un anno) all’interno dell’amministrazione e, insieme a Bernaudo, all’interno del Consiglio provinciale. Non è dunque escluso che l’attenzione del Prefetto Cannizzaro e del Viminale guidato da Annamaria Cancellieri possa rivolgersi all’interno del Consiglio Provinciale di Cosenza dove i due esponenti del Pd, come dicevamo, hanno avuto ruoli di primissimo piano. Ma mancando il requisito “dell’aggravante mafiosa” (depennata dal Gip), necessaria per un “accesso” della commissione del ministero dell’Interno, il prefetto di Cosenza come potrà giustificarne la richiesta? Su quali basi? [toggle title_open=”Chiudi” title_closed=”L’onnipotente” hide=”yes” border=”yes” style=”default” excerpt_length=”0″ read_more_text=”Read More” read_less_text=”Read Less” include_excerpt_html=”no”]”Chiamatemi onorevole anche se non lo sono, ma quando lo diventerò vi sistemerò a tutti e allora dovrete (dovrete) chiamarmi il Signore”. Politicante cosentino[/toggle] Non saranno sufficienti le interrogazioni parlamentari di Angela Napoli e del Pdl sul “Caso Rende”, anche perché gli scioglimenti si dispongono se il condizionamento o la contiguità mafiosa è in atto con la consiliatura attuale. Non è cioè possibile sciogliere un consiglio comunale che non c’è più. Ruffolo e Bernaudo potrebbero pagare sul piano penale e politico presunte infiltrazioni con la loro passata gestione ma non è oggettivamente possibile trasferire le responsabilità sulla gestione Cavalcanti, sempre che, ribadiamo, non ci siano “novità” finora non emerse in ordine alla “Rende Servizi” che continua a erogare servizi per il comune. [toggle title_open=”Chiudi che è meglio” title_closed=”Chi perde e chi vince” hide=”yes” border=”yes” style=”default” excerpt_length=”0″ read_more_text=”Read More” read_less_text=”Read Less” include_excerpt_html=”no”]Bersani perde due Grandi Elettori alle primarie del centrosinistra. Almeno Ruffolo, avrebbe portato a votare anche le “Pietre” ad Arcavacata, la sua roccaforte, dove alle scorse primarie del Pd avrebbero votato 1000 persone in più tra iscritti a votare e residenti. Peccato per Sandro Principe che, avendo rotto i rapporti con Bernaudo, poteva contare sull’appoggio di “San Pietro” per far bella figura con Pierluigi[/toggle]Tutt’al più si dovrebbe sciogliere la società in house, non il consiglio comunale. Per concludere, sul presidente Mario Oliverio pesano sul piano politico queste inchieste che gli hanno “regalato” tre consiglieri arrestati, di cui un suo assessore. A gennaio di quest’anno Giuseppe Carotenuto, consigliere eletto nella lista di ‘Calabria Riformista’, poi approdato al Pdl, arrestato per associazione a delinquere, peculato e truffa; tre giorni fa Bernaudo e Ruffolo, due pezzi da 90 del Pd di Rende entrambi di fede principiana e bersaniana.