Il Papa scomunica i mafiosi nella "Spianata delle Coschee". Galantino scomunica la società calabrese: "Conniventi!"

[su_youtube url=”http://youtu.be/mny4c3kBj9Y” width=”480″ height=”320″]La ‘ndrangheta è il Male assoluto. E in quanto Male non va adorata. “Chi adora il Male, come i mafiosi, è scomunicato”. Papa Francesco nella sua storica visita nella Sibaritide, in Calabria sembra escludere “speranze divine” per chi si macchia di gravi peccati utilizzando il Male come strumento di sopraffazione. Il “pizzino” che il santo Padre lascia ai mafiosi appare esplicito. “Dopo la morte, per voi mafiosi, ci sarà l’inferno, lo stesso che fate vivere ai nostri fratelli che operano nel Bene nella vita terrena”. Una sorta di pena capitale divina.

Un “monito”, quello di Bergoglio, rivolto a quanti cercano di lavare “inutilmente” i loro peccati sotto le vesti della Chiesa, come a Polsi, luogo sacro diventato il simbolo dell’iniziazione ‘ndranghetistica. Il papa accende i riflettori della Chiesa sul fattore che da sempre soffoca la crescita sociale e lo sviluppo economico del Mezzogiorno. Lo fa a quasi vent’anni di distanza dalla storica omelia di Karol Wojtyła in Sicilia dopo le stragi di Capaci e di Via D’Amelio, dove Giovanni Paolo II aveva esortato i mafiosi a “convertirsi”.

Papa Francesco omelia piana Sibari
Papa Francesco a Sibari

In Calabria, il popolo di Francesco si ritrova nella piana di Sibari per ascoltare l’omelia del santo Padre. La calura estiva non ha fermato gli oltre duecentomila pellegrini giunti da ogni regione del Sud. Prima di lui aveva parlato Monsignor Nunzio Galantino, il vescovo di Cassano allo Ionio che Bergoglio ha voluto come segretario generale della Cei. Ed è proprio il vescovo che lancia il primo duro e significativo monito: “La ‘ndrangheta non si nutre solo di soldi e di malaffare. Si nutre anche di coscienze addormentate, e perciò conniventi!”.

Il messaggio è indirizzato a coloro (presenti ipocritamente anche tra i fedeli come i Farisei nel Tempio di Gerusalemme…) che dietro il loro “omertoso silenzio” consentono alla ‘ndrangheta di proliferare e conquistare nuovi spazi economici e sociali. Attraverso la loro “connivenza” permettono ai “soldati” di Satana di allargare gli spazi del Male e cooperano (perseguitati dalla paura) a scavare la fossa comune dentro cui saranno sotterrati.

In 200mila a Sibari per Francesco
In 200mila a Sibari per Francesco

La giornata di papa Francesco è cominciata in mattinata nel carcere di Castrovillari dove ha incontrato i detenuti. Tra questi anche il padre di Cocò, il bimbo barbaramente trucidato e bruciato dalle ‘ndrine qualche mese fa a Cassano. Poi, come da programma il pontefice si è recato in un ospizio per incontrare gli ammalati e ha pranzato con i poveri. Precedenza assoluta a chi vive nel disagio, ai disabili, agli emarginati. Autorità e politici in ultima fila. Molti hanno disertato per evidenti ragioni di sottoesposizione: “Che ci vado a fare se non mi inquadrano nemmeno”, avrebbe detto il nostro Cetto…

Nel pomeriggio la Santa Messa in quella che impropriamente viene dai media definita la “spianata” di Sibari, pianura che di sacro non ha nulla a differenza di quella delle “Moschee di Gerusalemme”. Semmai è la “Spianata delle Coschee” (come quelle di Lamezia Terme e Gioia Tauro) dove il Male regna e prevale sul Bene. Dove si consumano altri “crimini” come lo sfruttamento del lavoro degli immigrati, della prostituzione e si realizzano traffici delle peggiori specie. Un vorticoso business che ruota sempre attorno al prosperoso e adorato mondo di Satana, il quale si alimenta dietro l’indifferenza generale, complice quel silenzio “connivente” di cui parlava il segretario della Cei, Nunzio Galantino.

Papa Francesco SibaritideLa scomunica dei mafiosi – pronunciata dal pontefice in maniera “soft” e indiretto, senza enfasi- è un buon segnale se accompagnato però dai fatti: bisognerebbe infatti cominciare a negare il loro ingresso in Chiesa, rifiutare loro la comunione, il perdono. “Dio mai condanna. Mai perdona soltanto, ma perdona e accompagna”, affermava il capo della Chiesa davanti ai detenuti del carcere di Castrovillari. Il papa polacco diceva invece ai mafiosi in Sicilia: “Convertitevi, un giorno verrà il Giudizio di Dio”. Pensieri opposti? Sembrerebbe di si. Comunque, al di là delle “interpretazioni”, sulla filosofia del Perdono occorre prestare molta attenzione. Il perdono concesso “a tutti” generosamente dalla Chiesa, non può essere in alcun modo appannaggio per chi vive e sguazza prepotentemente  nel Male.

Se passa questo messaggio sarebbe devastante per i fedeli e per la stessa credibilità della Chiesa. Perché significherebbe poter perdonare pure Satana. E perdonarlo equivale mettere sullo stesso piano Bene e Male, condannare il Buono e assolvere il Cattivo. Invece no! E’ sbagliata la spinta al perdono a tutti i costi solo perché Gesù (da figlio di Dio in Croce) perdonò i suoi aguzzini e mandanti degli aguzzini. Gli stessi che nei secoli non hanno mai chiesto scusa a nessuno per il Deicidio. Al contrario, ahinoi, è la Chiesa a chiedere sempre scusa (per cosa?). Andando di questo passo, un giorno ci toccherà chiedere scusa ai mafiosi e agli adoratori del Male per averli contrastati e perseguitati.

La Chiesa non può essere intransigente su alcuni temi e poi offrire “perdono” senza distinguere tra Bene e Male, tra chi ha scelto Dio e chi ha deciso di servire Satana. La ‘ndrangheta (come tutte le mafie) non si sconfigge porgendo l’altra guancia. Porgendola diciamo ai mafiosi: “Continuate pure coi vostri crimini, tanto la giustizia divina vi assolverà comunque dai vostri peccati”.

Bisogna che il Vaticano si interroghi seriamente su questo: Che senso avrebbe vivere una vita intera onestamente nel Bene, quando chi commette i crimini peggiori in servizio al Male, alla fine dei suoi giorni si pente e viene “perdonato”, raggiungendo in tal modo lo stesso “ambizioso traguardo” di chi ha subìto soprusi e violenze da questi malavitosi? La parabola del “Figliol Prodigo” non potrà mai “calzare” con la mafia…

Il perdono bisogna meritarselo! Tutti sbagliano, è vero. Errare è umano. Ma c’è una differenza abissale tra chi sbaglia nel “Bene” e chi, “godendo” nel “Male”, ha volontariamente, consapevolmente e in modo scientifico generato morte e sofferenze. Ai mafiosi ed ai loro gregari conniventi andrebbe vietato l’ingresso in Chiesa e in tutti i luoghi sacri. Se si accettano, significa accogliere l’Anti Cristo e gli adoratori del Male. Il pentimento? Lasciamolo alla giustizia terrena. Perché chi ha scelto di idolatrare Satana usa il pentimento per ingannare ancora gli uomini e Dio. La lotta contro la ‘ndrangheta è una Guerra tra il Bene e il Male che va “combattuta” senza tregua con le armi della giustizia, con coscienze attive e, soprattutto, con il pieno sostegno della Chiesa.