Edward Luttwak: "Israele troverà il tesoro di Alarico a Cosenza". L'esperto della Casa Bianca in Calabria sulle tracce del re dei Visigoti

Il sindaco di Cosenza Occhiuto con Edware Luttwak
Il sindaco di Cosenza Occhiuto con Edward Luttwak

Da Israele a Cosenza per scovare, non i tunnel della temuta Hamas a Gaza ma, attraverso sofisticati congegni militari, il tesoro del re dei Visigoti Alarico, morto nella città dei Bruzi 1600 anni fa. E’ quanto ha annunciato a Cosenza il politologo americano ed esperto di strategie militari Edward Luttwak, in visita nella città calabrese dove nell’anno 410 la leggenda narra fu sepolto il barbaro che saccheggiò Roma.

“Sono riuscito a contattare – sono le parole di Luttwak – un giovane ingegnere militare che si occupa dei combattimenti di Gaza e lui mi ha garantito che può venire a Cosenza a presentare il “menù” militare per costi e metodologie da avviare sulle tracce di Alarico. Tutti gli storici del mondo – ha detto Luttwak – potrebbero venire a Cosenza a vedere non dico la Menorah (il candelabro ebraico), ma almeno le monete, i monili e ciò che si potrà trovare”.

Accolto dal sindaco di Cosenza Mario Occhiuto e altri esperti, il consulente del Pentagono, di origine ebraica, in una conferenza stampa ha mostrato estremo interesse per la storia di Cosenza e in particolare per il tesoro di re Alarico. All’incontro, probabilmente impossibilitato, era assente lo storico cosentino, Coriolano Martirano, che ha dedicato parte della sua vita al mistero del tesoro del re gotico.

Solo otto giorni fa, si legge in una nota del portavoce del sindaco Occhiuto, Luttwak ha ospitato “nella sua villa a Washington il sinologo Francesco Sisci, calabrese di origine e amico personale di Mario Occhiuto. “L’ho portato a incontrare il capo dell’intelligence al Pentagono”, ha spiegato Luttwak . Poi ci siamo seduti attorno alla piscina di casa mia e così siamo finiti a parlare di Cosenza e di Alarico. A quel punto l’ho condotto nella mia biblioteca e gli ho mostrato il testo di Jordanes…”.

Una ricostruzione della sepoltura di Alarico
Una ricostruzione della sepoltura di Alarico

Lo storico gotico Jordanes narra della scomparsa improvvisa di Alarico, sepolto nell’alveo del Busento insieme a tutti i suoi tesori. Un racconto dal quale nei secoli a venire è stato coltivato il mito del re dei Goti. “Sisci – ha proseguito Luttwak – ha comunicato della nostra chiacchierata al vostro sindaco, che non è esattamente una figura provinciale, e nel giro di poche ore Mario Occhiuto mi ha fatto modificare i miei piani, organizzando nei dettagli il mio viaggio qui”.

La circostanza era stata già accennata poco prima dal Sindaco quando, introducendo il prestigioso ospite, aveva tenuto ad esporre brevemente i progetti dell’Amministrazione comunale attorno alla figura di re Alarico: “Il mio Esecutivo ha pensato da subito di farne un’attività di interesse tant’è che abbiamo ottenuto un finanziamento di 7 milioni di euro per abbattere l’ex hotel Jolly e farvi sorgere il museo di Alarico. Cosenza – ha rimarcato Occhiuto – è sede dell’Accademia cosentina, del centro studi telesiano e poi attrae numerose presenze proprio per il famoso barbaro che con il tesoro trafugato forse nel sacco di Roma sarebbe sepolto nell’alveo del fiume”.

“In sintesi – ha continuato Occhiuto – realizzeremo nel centro storico il museo di Alarico e le botteghe di Alarico, riqualificheremo i fiumi, ovvero tutte attività che portiamo avanti perché convinti di poter puntare concretamente sulla promozione turistico-culturale del nome del re dei Goti. Naturalmente abbiamo preso al balzo l’opportunità di avere questo scambio importante con il professor Luttwak, che ringrazio. Con il suo aiuto vorremmo aumentare l’interesse attorno a questo tema”.

Edward Luttwak ha ricordato che “l’unico testo che menziona questa storia della morte di Alarico a Cosenza dopo che aveva saccheggiato Roma è quello di Jordanes. Il saccheggio di Roma non era la devastazione che ci fu dopo, era il saccheggio di gente affamata.

A Roma non hanno distrutto molto, hanno distrutto pochissimo, hanno lasciato i dipinti, prendendo oro e argento, qualcosa di bronzo, cose leggere. Nelle case senatoriali trovavano infatti ori e argenti. C’è pochissima documentazione su questo. I goti usavano i letti dei fiumi, è comprovato. Seconda cosa: questi Goti erano dei capobanda, degli imprenditori del saccheggio”.

[flagallery gid=8]Luttwak ha quindi spaziato sulle tecniche militari, nonché su altre nuove metodologie che consentirebbero di poter perlustrare il terreno dove potrebbe essere stato sepolto Alarico. Infine il consulente della Casa Bianca ha concluso. “Sono riuscito a contattare un giovane ingegnere militare che si occupa dei combattimenti di Gaza e lui mi ha garantito che può venire a Cosenza a presentare il “menù” militare per costi e metodologie da avviare sulle tracce di Alarico. Tutti gli storici del mondo – ha concluso Luttwak – potrebbero venire a Cosenza a vedere non dico la Menorah (il candelabro ebraico), oggetto di culto multireligioso, ma almeno le monete, i monili e ciò che si potrà trovare”.

Il tesoro di Alarico negli anni ha interessato storici e archeologi di tutto il mondo nonché alimentato anche qualche polemica. Si narra che alla morte del re, giunta per la malaria, il condottiero fu sepolto nel Busento al punto di incrocio con il fiume Crati. Negli ultimi decenni sono stati avviati scavi ma senza esito. Contestualmente le ricerche sono state estese alle porte di Cosenza, fino a Mendicino, dove è stata rinvenuta una grotta in cui sono stati ritrovati reperti di origine gotica.

Re Alarico
Re Alarico

L’unico testo disponibile, come diceva Luttwak, è quello di Jordanes (o anche Giordane), che nel V secolo d.C. scrisse il “De origine actibusque Getarum”; la storia dei Goti in dodici libri in cui si racconta anche la morte del barbaro: «Raccolta, pertanto, una schiera di prigionieri in catene, scavano in mezzo all’alveo (del Busento presso la città di Cosenza, ndr) il luogo della sepoltura, tumulano Alarico nel centro della fossa con molte ricchezze, riportano il fiume nel suo alveo e, affinché il luogo non sia riconosciuto da alcuno, uccidono tutti gli scavatori».

Il monaco longobardo Paolo Diacono nel ‘700 confermava il testo:«I Goti, deviando il fiume Busento dal suo alveo con il lavoro dei prigionieri, seppelliscono Alarico con molte ricchezze nel mezzo dell’alveo e restituendo il fiume al proprio corso, uccidono i prigionieri che avevano partecipato, affinché nessuno potesse rilevare il luogo».

Nell’estate 2013, all’annuncio del sindaco Occhiuto di ricordare con un museo il re dei Goti, lo storico Battista Sangineto, aveva polemizzato: «Perché festeggiare un invasore, saccheggiatore, violentatore, assassino, ma, soprattutto, perché celebrare, intitolando loro una piazza, persino quei Visigoti che trucidarono, 1600 anni or sono, centinaia di nostri progenitori?».

Interrogativi che hanno generato un dibattito nazionale sull’opportunità o meno di dedicare tanta attenzione al “condottiero assassino”. Quesiti analoghi, tuttavia, ai tanti carnefici che affollano i libri di storia eretti a “eroi” da molti “cultori” contemporanei…

Riproponiamo la poesia di August von Platen tradotta da Giosuè Carducci sulla morte di Alarico: [quote]«Cupi a notte canti suonano / Da Cosenza su ‘l Busento, / Cupo il fiume gli rimormora / Dal suo gorgo sonnolento. // Su e giù pe ‘l fiume passano / E ripassano ombre lente: / Alarico i Goti piangono / Il gran morto di lor gente».[/quote]