Renzi a Cosenza come Gesù: Calabria alzati e cammina. Scontri

Scontri a Cosenza per Renzi e Alfano
Un momento degli scontri a Cosenza tra polizia e centri sociali (foto Ansa)

Scontri a Cosenza tra forze dell’ordine e manifestanti che protestavano contro Matteo Renzi in città per la chiusura della campagna elettorale del candidato Pd alla presidenza della Regione, Mario Oliverio. I manifestanti hanno lanciato bottiglie e fumogeni contro gli agenti. Tre poliziotti sono rimasti contusi. Ferito alla testa anche uno dei dimostranti.

Il corteo era composto da oltre un centinaio di persone che volevano sfondare il cordone di sicurezza nel centro storico di Cosenza, dove, al liceo Telesio, stava parlando il premier. Contestualmente in città era presente il numero due del governo delle larghe intese: Il ministro dell’Interno Angelino Alfano, leader di Ncd.

I manifestanti sono stati bloccati dalle forze dell’ordine a pochi metri dall’Auditorium dove era Renzi. Poi gli scontri con lanci di lacrimogeni, fumogeni e contatti fisici che hanno fatto temere il peggio. Si tratta di esponenti dei centri sociali e del comitato “Prendo casa”, lavoratori in mobilità in deroga e precari degli uffici giudiziari, alcuni dei quali provenienti dalla Basilicata.

Oliverio con il premier Renzi
Oliverio con il premier Renzi alla chiusura della campagna elettorale del centrosinistra in Calabria

Molti di loro indossano maschere con foto di Renzi e nasi di Pinocchio. I manifestanti reclamavano “reddito, casa e lavoro”. Alcuni reggevano uno striscione con la scritta “Sblocca Renzi”. Il corteo è proseguito in centro città con slogan contro la venuta di Renzi e di Angelino Alfano sceso in città per sostenere Nico D’Ascola, candidato di Ncd e Udc alla presidenza della regione.

“La sfida di cambiare l’Italia – ha detto Renzi – si può fare se si prende coscienza della frattura nel nostro Paese, diviso in due con un nord-est che va meglio della Germania e un sud in grande difficoltà. Tocca a noi togliere la Calabria dal pantano e consentire alle due Italie di riavvicinarsi. Non si può dire al nord di rallentare”.

“E’ inutile che aspiranti statisti in camicia verde – ha detto riferendosi a Matteo Salvini della Lega – ci dicano che il Sud è nelle condizioni di adesso perché è un fatto storico. Chi conosce la storia sa che il sud è stato mortificato dall’unificazione”.

“Non accettiamo che la Calabria sia considerata terra di ‘ndrangheta”, ha poi aggiunto Renzi. “La criminalità organizzata va combattuta giorno per giorno, casa per casa, strada per strada”.

Poi rivolgendosi “ai responsabili dello sfascio” calabrese dice: “Questa è la terra della Magna Grecia, prima del magna magna”. L’ex sindaco di Firenze ricorda che “è una cosa schifosa che i politici nazionali si ricordino della Calabria solo in campagna elettorale”.

Ma il primo aiuto – è il monito di Renzi alla platea dell’auditorium – lo devono dare proprio i calabresi”. “Vi chiedo di alzarvi voi per primi in piedi. Non c’è un demiurgo che vi può aiutare”. Ed ai ragazzi dice: «Non cedete alla cultura dei cervelli in fuga. Non consegnate a rosiconi e professionisti del pessimismo la fiducia del potercela fare”.

Quasi in contemporanea il leader del Nuovo centrodestra, Angelino Alfano, diceva che “la sfida elettorale regionale è un simbolo. Vogliamo che l’alleanza in Calabria tra noi e l’Udc a sostegno della candidatura di Nico D’Ascola alla presidenza della Regione – ha aggiunto – rappresenti il primo seme per un’area moderata popolare alternativa alla sinistra».

Infine gli strali contro Forza Italia: “Provo dispiacere nei confronti del partito di Berlusconi – ha detto Alfano – che ha scelto di fare compiere un sacrificio umano a Wanda Ferro, candidata alla Presidenza della Regione, condannandola ad una sconfitta preventiva. Se fossimo stati uniti saremmo stati competitivi con il candidato del centrosinistra”. Il suo partito punta a superare la soglia di sbarramento dell’8%.

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