Caso Occhiuto. Il destino di Cosenza, tra inciuci e gruppi di potere

Il destino di Cosenza, tra inciuci e gruppi di potere
PROTAGONISTI Da sinistra Mario Oliverio, Pino Gentile, Nicola Adamo e Ennio Morrone

COSENZA – Torna a casa anzitempo Mario Occhiuto, sindaco di Cosenza dimissionato dai suoi alleati e da una minoranza, in gran parte Pd, che tenta una mossa azzardata in vista delle prossime consultazioni.

Il “patto” o “inciucio” tra Pd e Ncd in Calabria può dirsi realizzato almeno a metà. Occorre attendere ora l’esito delle urne per poter dire in toto “missione compiuta”. Del patto per conquistare Cosenza e l’area urbana scrivevamo giusto un anno fa, ma fummo tacciati di “fantapolitica”.

Dietro il defenestramento del sindaco di ieri ci sono 17 esecutori (i consiglieri) e quattro mandanti. Sono gli stessi nomi dell’inciucio consumato in consiglio regionale il 7 gennaio 2015, quando si votò per la presidenza del Consiglio regionale: Nicola Adamo (rientrato da poco in città dopo un provvedimento di divieto di dimora, poi annullato dalla Cassazione, per la vicenda rimborsopoli), i fratelli Pino e Tonino Gentile, il  governatore “stratega” Mario Oliverio e Ennio Morrone, padre di Luca, l’ex presidente dell’assise cosentina che ha posto fine alla consiliatura.

Il patto tra loro regge. Del resto sono 40 anni che governano ininterrottamente la città, eccetto gli anni in cui ha amministrato Giacomo Mancini senior che li aveva relegati a semplici comparse del teatrino politico cittadino.

La sindacatura Occhiuto poteva finire già prima della scorsa estate, se non fosse stato per la rimbosopoli calabrese i cui esiti giudiziari spedirono a Roma per 7 mesi Nicola Adamo, il “big” riconosciuto dallo stesso Mario Occhiuto mente e regista assoluto dell’operazione.

E ha subìto una brusca accelerazione proprio per impedire a Mario Occhiuto -già ricandidato (e favorito) alle prossime amministrative – di tirare la volata con le strutture in mano. Parliamo sia del comune che della provincia di Cosenza. Levare dalle mani dell’ex sindaco gli strumenti di gestione politico amministrativo (e potenzialmente clientelari) in vista della campagna elettorale, era il primo passo per portare a compimento il loro disegno politico.

Occhiuto, a detta dei sondaggi e degli umori di molti cosentini avrebbe “governato bene”, quindi “prima che sia troppo tardi”, è stato il ragionamento dei Nostri, “facciamolo cadere subito e abbiamo qualche chance di governare Cosenza”. Ad alcuni dei consiglieri sarebbero state promesse alcune cose non meglio trapelate. Resta il dato che, soprattutto dalle nostre parti, un consigliere comunale non rinuncerebbe mai a 4/5 mesi di consiliatura ben remunerata senza avere politicamente nulla in cambio. Se poi ci sia stato dell’altro – quella sorta di “corruzione politica” paventata dalla segretaria regionale di Forza Italia, Jole Santelli – sarà la procura di Cosenza eventualmente ad accertarlo.

I guai per Occhiuto iniziano con il disarcionamento del vicesindaco Katia Gentile, figlia di Pino, ex sindaco di Cosenza agli inizia degli anni ’80 e attuale vicepresidente di palazzo Campanella grazie al famoso “inciucio” Pd-Ncd di cui il fratello Tonino, oggi sottosegretario, è coordinatore regionale.

Da allora è cominciata una guerra intestina, più carsica che in superficie, dove si sono inseriti gruppi di potere col preciso scopo di mettere le mani su Cosenza, che negli assi del Por 2014-2020 vede confluire sulla città centinaia e centinaia di milioni di euro, di cui gran parte assorbiti da lavori pubblici e sanità (molti indizi li troviamo nell’infinita querelle sul nuovo ospedale in città e sull’auspicio della fine del commissariamento Scura), che sono poi i settori non di maggiore sviluppo e beneficio per i cosentini, ma appannaggio di pochi apparati di potere, in cui sono a loro volta inseriti alcuni dei protagonisti del defenestramento di Occhiuto. Fantapolitica? Si vedrà.

Dicevamo prima della mossa “azzardata” dei dem. Bisognerà capire se con questa mossa, riusciranno a recuperare terreno e conquistare la città. Con un Pd spaesato dall’inconsistenza politica del suo segretario regionale, Ernesto Magorno, e che resta prigioniero delle “trame” politiche tessute dai soliti noti, riavvolgeremo grigie pellicole del passato. Del resto, in un contesto come quello cosentino e calabrese, per Matteo Renzi e Lorenzo Guerini evidentemente è meglio tenersi rappresentanti di questa “stazza” che non politici all’altezza delle aspirazioni innovative del premier e del futuro partito della Nazione. Valli a trovare a queste latitudini…Molti capiranno perché è Roma a calare sempre politici dall’alto, sia a destra che a sinistra.