Cloe Grano, Gip non archivia caso. Troppi dubbi e incongruenze

Cloe Grano
Cloe Grano

Indagini incomplete e incongruenze tra i periti. L’inchiesta sul caso della piccola Cloe Grano, la bimba di quattro mesi morta ad aprile 2014, resterà aperta. A deciderlo, il Gip presso il tribunale di Cosenza, Francesco Luigi Branda che ha rigettato la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura bruzia.

Restano dunque indagati i sei medici cosentini coinvolti nell’inchiesta aperta due anni fa a seguito dell’esposto dei genitori della piccola, papà Dino Giuliano Grano e la mamma Edyta, che in questo tempo non hanno mai smesso di ricercare la verità vera di cosa accadde al Pronto soccorso cosentino.

Le consulenze tecniche depositate dalle parti, secondo il giudice, presentano “incongruenze che – allo stato – non permettono di chiudere il procedimento con un provvedimento di archiviazione che sgombri il campo da ogni dubbio risolvibile sugli accadimenti”.

Il riferimento è anche alla perizia effettuata dal professor Alberto Villani, (denunciato dai Grano) primario dell’ospedale pediatrico romano “Bambin Gesù” che avrebbe escluso la morte della piccola per “invaginazione intestinale” (attorcigiamento e conseguenziale occlusione dell’intestino), mentre in altre consulenze tecniche apparirebbe la conclusione opposta.

“L’individuazione della causa della morte, su cui gli esperti non concordano – per il gip Branda – appare essenziale, perché, in ipotesi di occlusione intestinale, la diagnosi con una semplice ecografia e l’intervento anticipati avrebbero potuto determinare un differente e fausto sviluppo causale”.

In soldoni, Cloe Grano sarebbe ancora viva se solo fossero stati effettuati esami preliminari, da considerare come basilari se non elementari per avere chiara la diagnosi.

I dubbi sulla morte di Cloe Grano, quindi, rimangono. Sarà fatta piena luce sulle responsabilità, se coincideranno tutti gli elementi di questa triste storia di malasanità all’italiana. Il fatto che la Procura non abbia ritenuto opportuno ascoltare i medici del nosocomio Santobono di Napoli – dove Cloe è stata trasferita d’urgenza dopo essere stata più volte rimandata a casa dall’Annunziata di Cosenza – appare anch’essa cruciale nell’inchiesta.

A scriverlo è lo stesso magistrato che ha rigettato l’archiviazione: “I medici che hanno eseguito l’intervento in Napoli, potranno fornire informazioni essenziali sulla esatta individuazione della causa della morte, ed indicazioni utili a precisare – ove possibile – la data di insorgenza della patologia che ha innescato lo sviluppo causale”.

La piccola, che piangeva per dolori addominali lancinanti, per ben quattro volte fu portata al Pronto soccorso di Cosenza dai genitori, ma fu sempre rimandata indietro. Il cuore dell’inchiesta è racchiuso in quei pochi giorni. Cosa sia successo con certezza, nessuno è in grado di spiegarlo. Ci sono solo molti dubbi e sospetti. Per accertare le cause della morte e se vi siano state negligenze, sono necessari “ulteriori approfondimenti”.

Si riapre un nuovo capitolo di una storia che vede protagonisti la sfortunata Cloe Grano e i genitori Dino e Edyta che non si sono mai rassegnati all’idea che la loro creatura sia morta perché Dio le aveva riservato quel destino, ma hanno maturato sospetti che qualcosa, in quei terribili giorni, non ha funzionato.

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