Duplice omicidio San Lorenzo del Vallo, Facciolla: “Chi ha visto parli”

Cimitero San Lorenzo del Vallo
I cadaveri al Cimitero San Lorenzo del Vallo

E’ inquitante il duplice omicidio avvenuto al cimitero di San Lorenzo del Vallo domenica mattina 30 ottobre. Gli inquirenti indagano per capire movente e autori. I due, madre e sorella di Francesco Attanasio, il killer reoconfesso che il 26 aprile scorso uccise Damiano Galizia a Rende, sono stati freddati con modalità proprie delle ‘ndrine.

LA DINAMICA DEL DUPLICE OMICIDIO – “Edda Costabile è stata raggiunta e uccisa immediatamente, la figlia, Ida Attanasio ha cercato di fuggire, un inseguimento per circa 40 metri, poi è caduta ed è stata colpita alle spalle. L’arma è una calibro nove e quasi certamente l’assassino era a volto scoperto. Una dinamica complessa che necessità di maggiori approfondimenti e speriamo di avere a breve tutti gli elementi per ricostruire nel dettaglio l’azione”. E’ quanto ha detto il procuratore capo della Procura di Castrovillari Eugenio Facciolla, a Cosenza parlando con i giornalisti in Prefettura a Cosenza a margine della riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica a seguito del duplice omicidio avvenuto ieri a San Lorenzo del Vallo.

Le due donne uccise si trovavano nel cimitero per pregare sulla tomba del fratello di Francesco Attanasio, morto per un incidente stradale. La cappella, inoltre, nei mesi scorsi era stata bruciata. “Una famiglia per bene – ha aggiunto Facciolla – lontana da contesti di tipo mafioso. Il legame è l’amicizia tra Attanasio e Galizia. Troppi rivoli di indagini aperte, bisogna rintracciare il filo che congiunge il ritrovamento delle armi (avvenuto in un box del complesso “Il Girasole” a Quattromiglia di Rende la notte dello scorso 27 aprile, ndr), che coinvolge la Dda di Catanzaro, l’omicidio di Galizia (avvenuto 26 aprile 2016 a Quattomiglia di Rende, ndr) sul quale indaga la Procura di Cosenza e il duplice omicidio di ieri”. “La perquisizione di qualche giorno prima – ha detto ancora il procuratore di Castrovillari – è stato il grilletto che si è alzato, che ha indotto a pensare che qualcosa nelle nostre stanze stava accadendo. Abbiamo lavorato tutta la notte, tre ore solo per farci dire da una persona: si c’ero”.

LEGGI LA RICOSTRUZIONE: TRE CADAVERI E UN ARSENALE DA GUERRA

IL PROCURATORE FACCIOLLA: “CHI HA VISTO PARLI”. Ma è finora l’unico. Tuttavia, è l’appello del dottor Facciolla, che coordina le indagini, “nel cimitero c’era tante gente stamani. Chi ha visto collabori, anche in forma anonima chiamando le forze dell’ordine”. Un appello che giunge dopo che tutti coloro che erano al cimitero sono scappati al momento della sparatoria senza farsi vivi con gli investigatori. “Non solo – ha aggiunto il procuratore capo di Castrovillari – c’era tante gente, ma addirittura la donna più giovane è stata inseguita e finita. Quello che è accaduto potrebbe succedere anche a chi era presente, perché ha visto gli assassini. Quindi potrebbe accadere anche a loro e nessuno li può proteggere”.

CHI SONO LE VITTIME – Edda Costabile, di 77 anni, e Ida Attanasio (52), sono la mamma e la sorella di Francesco Attanasio, arrestato nel maggio scorso per l’omicidio di Damiano Galizia, il cui cadavere era stato fatto trovare da Attanasio in un appartamento a Rende.

IL GIALLO DELL’ARSENALE – Attanasio era stato arrestato il 2 maggio scorso dalla squadra mobile di Cosenza per l’omicidio di Damiano Galizia. L’uomo aveva confessato riferendo che all’origine del gesto c’era un debito che aveva nei confronti di Galizia e di cui quest’ultimo chiedeva da tempo il saldo. Il delitto sarebbe avvenuto al termine di una lite. Giorni prima dell’omicidio, Attanasio avrebbe riferito agli investigatori di un “box sospetto” nel complesso Il Girasole che egli stesso avrebbe affittato per Galizia. Il 27 aprile, il giorno dopo l’omicidio da parte di Attanasio, la Squadra mobile fece irruzione nel box sospetto e ritrovò un vero e proprio arsenale da guerra. E qui le cose si complicano perché, come dice Facciolla, bisogna trovare il filo conduttore che lega i tre omicidi con un arsenale di armi che solo la ‘ndrangheta può entrare nella disponibilità.