Strage al cimitero compiuta per vendetta. Luigi Galizia aveva complici

Il procuratore capo di Castrovillari Eugenio Facciolla
Il primo piano il procuratore capo di Castrovillari Eugenio Facciolla

Il duplice omicidio di San Lorenzo del Vallo non s’inquadra in un contesto di faida, “ma in un contesto di vendetta pura che è frutto di una subcultura di chi, non potendo colpire il responsabile della morte del fratello perché detenuto, ha deciso di vendicarsi colpendo le donne che non avevano nulla a che vedere con il delitto” di Damiano Galiza.

Lo ha spiegato il procuratore della Repubblica di Castrovillari, Eugenio Facciolla, in conferenza stampa per rendere noti i dettagli del fermo di Luigi Galizia, ritenuto l’autore della strage al cimitero del 30 ottobre scorso, e fratello di Damiano, ucciso il 27 aprile 2016 da Francesco Attanasio, figlio e fratello di Edda Costabile e Ida Attanasio freddate al camposanto.

“I due fatti sono collegati – ha aggiunto il dottor Facciolla – così come sono certamente collegati al rinvenimento di armi effettuato dalla squadra mobile di Cosenza qualche giorno prima del ritrovamento del cadavere”.

Il magistrato ha riferito che le indagini sono ancora in corso. Massimo riserbo su eventuali sviluppi che potrebbero esserci. Per dire, che il fermo è solo un primissimo passo “per assicurare alla giustizia Luigi Galizia che nell’immediatezza del fatto si è reso irreperibile” dal giorno della strage.

Indagini serrate, svolte con intercettazioni e altre attività tecniche. L’alibi che il presunto autore ha fornito, ha spiegato ancora Facciolla, “è crollato perché totalmente falso”, ossia, non riscontrabile nelle indagini.

Il 37enne avrebbe avuto dei complici – Galizia, secondo quanto accertato, “si muoveva in un contesto di piena consapevolezza di ciò che aveva fatto con soggetti che lo hanno certamente affiancato durante o nella fase immediatamente successiva al delitto“. Complici su cui, per ora, vige la massima segretezza per non compromettere indagini delicate e molto complesse.

“Siamo certi che Galizia ha agito con premeditazione e con ferocia inaudita”. “Il dato triste – ha concluso Facciolla – è che si tratta di una terra che ha un problema culturale, non c’è altro posto in Italia dove un fatto del genere non ha visto una scossa qualsiasi, anche apparente da parte della comunità. Non c’è stata una fiaccolata, una dichiarazione pubblica da parte di un amministratore, non c’è stata una presa di posizione. L’unico problema che avevano gli amministratori pubblici era quello se il cimitero fosse sotto sequestro oppure no. Con questo penso di aver detto tutto”.