Il New York Times nota la Calabria. E’ i politici? Si scannano sulla Sanità

La Calabria orgoglio nazionale sul New York Time
La Calabria orgoglio nazionale sul New York Time

Anche il New York Times si accorge delle potenzialità turistiche della Calabria e va alla riscoperta di gusti, paesaggi, mare e montagna. Un patrimonio inestimabile intriso di cultura millenaria e tradizioni enogastronomiche da sogno. Purtroppo solo chi governa questa regione e il nostro paese non si sono mai accorti delle enormi chance di questa regione, altrimenti la Calabria sarebbe prospera e a disoccupazione zero.

Ma così non è, purtroppo. E’ l’ultima regione d’Europa, classe politica indecente, corrotta e collusa con la ‘ndrangheta che è la vera e assoluta padrona di un territorio che se solo (magari, aggiungerei…) fosse amministrato e gestito da altri paesi che di certo farebbero quattrini a palate.

Il più prestigioso giornale del mondo (o almeno tra i primi), nella sua sezione online, “Travel”, stila una lista delle 52 località nel mondo da non perdere per il 2017, parliamo di viaggi e relax, e in questo elenco inserisce la Calabria con una bella foto della Fortezza Aragonese a Isola Capo di Rizzuto, incastonata al 37° posto tra le recensioni di Maldive e Spagna. Niente male!

Fortezza Aragonese at Isola Capo di Rizzuto, Calabria, Italy NYTCREDIT: Susan Wright for The New York Times
Fortezza Aragonese at Isola Capo di Rizzuto, Calabria, Italy NYTCREDIT: Susan Wright for The New York Times

La giornalista Danielle Pergament comprende che una delle vere ricchezze della Calabria è la grande tradizione enogastronomica calabra e racconta, in sostanza, che per mangiare bene non bisogna trovarsi a Roma o in Toscana, ma andare più a sud, in Calabria.

La punta dello stivale d’Italia che tenta di farsi un nome nel turismo che conta a livello planetario, tra prelibatezze locali e ottimi vini. Ad esempio – cita – si può provare al Ristorante Dattilo (di Strongoli), al Ristorante Ruris di Isola Capo Rizzuto, nonché quello di Antonio Abbruzzino, a Catanzaro (la giornalista cita solo questi tre, ma vi sono decine di altri ottimi ristoranti e agriturismi di eccellenza, nda).

Poi c’è il bergamotto, autentico fiore all’occhiello calabrese insieme a tutto ciò che gravita attorno all’Agroalimentare, all’Agricoltura Biologica e al settore vitivinicolo con i suoi vitigni autoctoni.

Appena lo scorso dicembre, un altro articolo del New York Times venne dedicato al successo di alcune imprese di Soveria Mannelli. Il titolo era “Internet rappresenta l’ancora di salvezza per le imprese familiari in una piccola città del Sud Italia”.

Nel corpo dell’articolo si ripercorrono le “tappe” dell’ex sindaco Mario Caligiuri, ex assessore regionale alla Cultura e docente universitario di comunicazione all’Unical, che a cavallo del terzo millennio riuscì a rendere un piccolo centro di appena tremila anime il paese più informatizzato d’Europa. Un reportage in cui la giornalista, Gaia Pianigiani, cita anche i successi del Lanificio Leo e della casa editrice Rubettino.

Mario Caligiuri in una foto apparsa sul New York Times l'8 dicembre 2016
Mario Caligiuri in una foto apparsa sul New York Times l’8 dicembre 2016

Tutto bene fin quanto parlano bene di noi e dei nostri successi. A queste latitudini non esistono industrie, ma solo piccoli imprenditori diventati Grandi per capacità propria e tenacia a produrre prodotti di qualità. Anche in questo caso, vi sono tantissime altre piccole realtà che si sono affermate nelle nicchie di mercato.

Ma il problema, gira e rigira, è sempre quello: sorvolando sullo scontro velenoso e vergognoso sulla Sanità, da cui emerge il vero interesse della politica nostrana, come si fa a spiegare ai governatori che si susseguono da decenni in questa terra che devono puntare sui veri traini della nostra economia (turismo, cultura, agroalimentare ed enogastronomia), anziché, ad esempio finanziare (com’è avvenuto) “Call center” a Locri che insieme a Sibari e Crotone rappresentano la culla della Magna Graecia e quindi della nostra civiltà ultra millenaria?

A Cosenza, ad esempio, parti di una politica pezzente dentro, unita a pezzi di ex e post sessantottini e a zelanti sovrintendenti dei miei stivali sono stati capaci di distruggere il mito del re dei Goti Alarico che secondo la leggenda ultra secolare venne sepolto a Cosenza con il tesoro saccheggiato a Roma. Dicono che la storia è falsata e che il tesoro non esiste, quindi è inutile sprecare energie e risorse per la “caccia”, che appassionerebbe milioni di turisti da tutto il mondo. Poi, magari, i loro figli fanno a gara, sotto il loro sguardo compiaciuto, per dare la caccia ai “Pokemon” con gli smartphone di terza generazione…