Furti e rapina a Cosenza, in carcere i fratelli De Grandis. VIDEO FOTO

La sequenza della rapina a Stroili Oro a Cosenza. In basso gli arresti fratelli dei fratelli De Grandis
La sequenza della rapina a Stroili Oro a Cosenza. In basso gli arresti fratelli dei fratelli De Grandis

Sarebbero stati loro, i fratelli De Grandis, Senibaldo Vincenzo e Francesco, a compiere la rapina lo scorso 3 gennaio alla gioielleria “Stroili Oro” di Cosenza. Gli investigatori dell’Arma bruzia dopo indagini serrate li hanno incastrati grazie al Dna e alle impronte digitali. 

A distanza di due mesi, i militari di Cosenza sono tornati a riammanettarli e, questa volta, a tradurli in carcere su ordine del gip di Cosenza, Giusy Ferrucci che ha accolto le richieste della procura della Repubblica di Cosenza guidata da Mario Spagnuolo.

Prove ritenute “inconfutabili” contro i due fratelli che quella mattina, alle 9.46, secondo l’orario del circuito di videosorveglianza, si sarebbero introdotti nella gioielleria Stroili Oro su corso Mazzini per compiere una rapina che avrebbe fruttato qualche migliaio di euro in preziosi.

LA RAPINA E GLI ERRORI – Il colpo è durato due minuti, forse meno. Nelle riprese si vedono due banditi con il volto travisato entrare uno alla volta in gioielleria. Sotto la minaccia di un coltello, uno di loro (identificato in Senibaldo Vincenzo De Grandis) immobilizza la titolare e le strappa il mazzo di chiavi dal collo che cede al fratello Francesco per andare ad aprire la teca. Mentre il primo tiene a “bada” la signora terrorizzata (che viene anche ferita), l’altro si avvia ad aprire la vetrina, ma non ci riesce. Arriva in soccorso il fratello maggiore che molla la signora e va a scardinare la teca a mani nude e nel farlo si ferisce. I due sono senza guanti e lasciano impronte digitali sui vetri a sufficienza. E’ il primo errore.

Nel video si vedono i rapinatori che arraffato ciò che possono ma nella concitazione quello che si ritiene sia il fratello maggiore, perde del sangue e lascia tracce sia sulla vetrina sia sui gioielli, che in parte perderà per strada. E’ come se avesse perso il documento di identità. Secondo errore. 

LA FUGA – I due si sono volatilizzati in una delle traversine del corso. Scatta l’allarme e sul posto giungono gli uomini della Compagnia carabinieri di Cosenza diretti dal capitano Jacopo Passaquieti, che insieme al comandante del Nucleo operativo, il tenente Felice Bucalo, avviano le indagini per risalire agli autori della violenta rapina.

LA SOLUZIONE LAMPO DEL CASO – Dopo circa tre ore, attorno alle 13 di quel giorno, il pool di investigatori riesce a chiudere il caso. I militari individuano i due fratelli in via Popilia e, dopo un breve inseguimento, li bloccano nei pressi del Conad. Gli uomini dell’Arma notano la ferita ad una mano del fratello maggiore. Nella perquisizione in auto vengono trovati anche dei vestiti macchiati di sangue, ma niente coltello e niente refurtiva. Gli indizi appaiono comunque sufficienti per provvedere a un fermo di iniziativa. I fratelli De Grandis vengono tenuti in custodia presso le camere di sicurezza della caserma, mentre viene informata la procura dell’operazione.

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IL RILASCIO E LA RICERCA DEL DNA – Il giorno dopo il sostituto procuratore Antonio Bruno Tridico, in autonomia, ha valutato che a carico dei due non vi fossero indizi, per cosi dire robusti e che tuttavia non sussisteva il pericolo di fuga. Quindi non convalida l’arresto e rilascia i giovani, in attesa, però, di avere i risultati di quella che sarà la prova regina: il DNA. Esami, insieme alle impronte digitali, che risulteranno “schiaccianti” contro i fratelli.

LE INDAGINI E LA SCOPERTA DI ALTRI FURTI – Le indagini dei militari comunque proseguono, serrate e meticolose fino a giungere a presunte responsabilità dei fratelli De Grandis in un giro di altri reati. A loro vengono addebitati alcuni furti commessi ai danni di distributori automatici di sigarette con l’utilizzo di esplosivo, usato per scardinare la cassa con i soldi. In soldoni, dopo il rilascio i due avrebbero continuato nelle loro azioni criminali.

Gli uomini del comandante provinciale, colonnello Fabio Ottaviani, hanno infatti fatto luce anche su un furto ai danni di un negozio di telefonia di Rende, commesso il 15 gennaio scorso (11 giorni dopo rilascio), dove furono rubati numerosi smartphone e materiale informatico di vario genere. Non solo. Gli investigatori scopriranno anche un furto di un’audi A4 commesso a Cosenza il 20 gennaio scorso. Nell’ambito dell’operazione odierna, la sorella 27enne dei due De Grandis, insieme ad un cosentino 24enne di origini magrebine sono stati raggiunti da un obbligo di dimora. I due fratelli sono stati invece portati in carcere. Nelle prossime ore l’interrogatorio di garanzia.