La Calabria crocevia dei traffici tra Tomas Yarrington e la ‘ndrangheta

Tomas Yarrington
Tomas Yarrington

Ne parlano i siti di tutto il mondo, dal New York Times al Wall Street Journal fino a tutti i media messicani e sudamericani per finire ai maggiori media del globo. E’ un pezzo grosso Tomas Jesus Yarrington Ruvalcaba, l’ex governatore del Tamaulipas, in Messico arrestato ieri sera a Firenze dalla Squadra mobile di Cosenza che lo aveva intercettato a Paola, grosso centro sulla costa tirrenica cosentina.

Ed è nella città di San Francesco, il santo patrono della Calabria, che l’uomo che per oltre vent’anni è stato uno dei politici più influenti del suo paese, si nascondeva nel corso di una latitanza durata circa cinque anni. Sulla sua permanenza (di pochi mesi?) nella cittadina paolana sono in corso approfondimenti, ma non si può escludere che il potente ricercato avesse avuto contatti con i clan di ‘ndrangheta della costa (i Muto) o anche di Cosenza o le altre cosche calabresi.

Una figura in chiaroscuro che ha condotto, secondo l’Fbi, una vita parallela politico-criminale che organizzava imponenti traffici di cocaina tra il suo stato e gli Usa, attraverso i narcos  del Golfo del Messico. Potenti cartelli che fanno traffici miliardari con la polvere bianca; spesso a scatoloni gettata in mare alla vista della “Policia Federal” del Messico, facendo la fortuna di provetti e pescatori che raccattano la roba in acqua per piazzarla poi al dettaglio in quel confine colabrodo che Donald Trump vorrebbe sigillare con un muro.

E’ nel Tamaulipas – uno dei 31 stati messicani (3,2 milioni di abitanti) confinante appunto con il Texas, che lui, Tomas Yarrington, ha iniziato la sua lunga carriera politica. Nel 1995 è stato eletto sindaco di Matamoros, città quasi al confine americano con mezzo milione di residenti.

Una sindacatura fatta di luci e ombre ma che ha dato a Tomas la possibilità di farsi conoscere in tutto il paese per la “qualità” della sua amministrazione. Dal ’93 al ’99 forte di una laurea in Economia e Giurisprudenza con master, entra come responsabile alle Finanze nell’esecutivo  di Manuel Cavazos Lerma, governatore del suo stato con cui ha in comune l’appartenenza al Partito Rivoluzionario Istituzionale, oltre che essere suo concittadino.

L’uomo è ambizioso e, nel 1999, compie il gran salto. Si tuffa nelle “presidenziali” del suo stato per prendere il posto di Lerma. E ci riesce con l’apporto, secondo gli 007 statunitensi, dei cartelli del Golfo che avevano il controllo della politica allo stesso modo di quanto avviene in Calabria.

Yarrington, in sostanza, per avere i voti necessari per la campagna elettorale si sarebbe accordato coi narcotrafficanti (come fece il suo predecessore Manuel Cavazos Lerma) che gli hanno portato scatoloni di voti. Il suo maggiore sponsor sarà Eugenio Hernández Flores (sempre del Pri), successore incriminato nel 2015 per riciclaggio di quattrini provenienti dal traffico di coca.

La procura generale del Messico nel 2012, soprattutto grazie alle “cantate” di un collaboratore di giustizia, mise all’indice Lerma, Flores e Tomás Yarrington, gli ultimi tre governatori dello stato sospettati di trafficare coi narcos del Golfo. La DEA, l’agenzia federale antidroga Usa aveva già accusato Yarrington di riciclaggio di denaro per conto del potentissimi cartelli dei Los Zetas e quelli del golfo. Un legame forte che lo avrebbe portato a ideare, secondo le contestazioni, di uccidere anche Rodolfo Torre Cantú, candidato alla sua successione.

Un uomo che dal 2013 avrebbe ricevuto ospitalità in Italia e in Calabria aveva “solidi” rapporti. Con chi, è ancora presto saperlo, ma che Tomas venisse nella patria della più potente organizzazione mafiosa del pianeta (dove si importano tonnellate di cocaina l’anno) solo per gustare i cibi e ammirare il paesaggio è davvero difficile da credere. Chi lo proteggeva?