Caso Bergamini, 28 anni di bugie. Facciolla: “Pista passionale e altri fattori”

Eugenio Facciolla intervista Bergamini
Eugenio Facciolla durante l’intervista sul caso Bergamini

Sarà riesumata il prossimo 2 maggio in provincia di Ferrara la salma di Denis Bergamini, il calciatore del Cosenza Calcio 1914 trovato cadavere sulla statale 106 nel 1989 in circostanze ancora tutte da chiarire, dopo la riapertura dell’inchiesta da parte del procuratore della Repubblica di Castrovillari, Eugenio Facciolla.

Il magistrato, nell’intervista a Rai Sport escluderebbe il suicidio. Le tecniche odierne, come il Dna e altre moderne strumentazioni potrebbero dire molto di più sulla morte di Bergamini, e svelare cosa accadde realmente quella notte del 18 novembre 1989, quando il beniamino dei tifosi rossoblù fu trovato morto sotto il camion.

Nuovamente indagati per omicidio (in concorso), l’ex fidanzata Isabella Internò e il conducente del mezzo pesante Raffaele Pisano. Molte cose non tornano nella ricostruzione “suicidaria” del calciatore, una su tutte è impressa sulla perizia autoptica eseguita dal prof. Francesco Maria Avato, lo stesso del caso Pantani.

Si è più volte detto che il calciatore, dopo essersi gettato “all’improvviso” sotto il camion era stato trascinato per oltre cinquanta metri sull’asfalto. Se così fosse stato, sul corpo erano inevitabili ferite (sbucciate) da trascinamento, e invece non si evidenziano.

Il professore, a conclusione delle 25 pagine dell’esame autoptico, scrisse infatti che vi è “l’assoluta assenza di lesioni riferibili a trauma diretto da pneumatico” e di “assenza di lesioni da trascinamento” sulle superfici del corpo. Per fare un esempio pratico, si può tradurre che se è una persona muore annegata può anche essere bagnata esternamente ma nei polmoni non gli viene trovata neanche una goccia d’acqua…

Quindi, Bergamini potrebbe essere stato ucciso altrove e portato già cadavere sulla 106 dove sarebbe stato gettato sulla strada e fatto sventrare dal camion Iveco? Ruota tutta quì la nuova inchiesta. Chi lo abbia condotto lì per simulare un (improbabile) suicidio, resta avvolto nel mistero. Soprattutto chi aveva interesse a volerlo morto? Interrogativi che attendono risposte.

L’unica testimone oculare sulla scena, quasi 30 anni fa, è l’ex fidanzata Isabella Internò, indagata per omicidio, che si è sempre difesa sostenendo che il calciatore si è suicidato. I due, è risaputo, a quei tempi attraversavano un momento di crisi. Lui pare avesse deciso di lasciarla.

Al proposito, il procuratore Facciolla, nell’intervista parla di pista “sentimentale” senza escludere la “mafia” (a quei tempi molto potente a Cosenza, ndr) e nemmeno il mondo della “droga”. O un “mix” di tutte queste ipotesi. A supporto ci sono nuove perizie dei legali della famiglia Bergamini e nuove indagini disposte dalla procura.

Il gip del tribunale di Castrovillari, a fine 2015 nell’archiviare il caso (richiesto dalla procura) scrisse dalla carte emerge “l’infondatezza della notizia di reato, da intendersi come assoluta mancanza di elementi di prova efficacemente rappresentativi della sussistenza del delitto”.