Petilia Policastro, arrestati i mandanti dell’omicidio Vona

Valentino Vona venne ucciso nel 2012. Il vero bersaglio era il fratello Giuseppe, accusato dai suoi aguzzini di essere l'autore dell'omicidio di Vincenzo Manfreda

Petilia Policastro, arrestati i mandanti dell'omicidio Vona
In altro la scena del crimine, in basso da sinistra i presunti mandanti Mario Mauro, Pasquale Manfreda, Francesco Garofalo e Giovanni Castagnino

I carabinieri del Nucleo Operativo di Petilia Policastro, in collaborazione con la Polizia penitenziaria, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di Mario Mauro, classe ‘58, Giovanni Castagnino, classe ‘59, Francesco Garofalo, classe ‘76, tutti di Petilia Policastro e di Pasquale Manfreda, classe ‘66, di Mesoraca, tutti pregiudicati, gli ultimi tre già detenuti per altra causa, perché ritenuti i presunti mandanti dell’omicidio di Valentino Vona e del tentato omicidio del fratello Giuseppe Vona, reati aggravati dal metodo mafioso e con la finalità di favorire la cosca Manfreda di Petilia Policastro.

I provvedimenti sono stati richiesti dalla Dda di Catanzaro ed emessi dalla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro.

L’AGGUATO IN CAMPAGNA – Era l’aprile del 2012 quando i due fratelli – mentre si trovavano in località Marrate di Petilia intenti a tagliare della legna – furono raggiunti da tre sicari, col volto travisato ed armati di fucili e pistole, e vennero bersagliati dai colpi d’arma da fuoco. Valentino Vona è stato raggiunto alle gambe ed all’addome, e poi è stato finito con un colpo alla testa, mentre il fratello Giuseppe, vero obiettivo dei killer, riuscì a darsi alla fuga scampando così a morte certa.

L’INCHIESTA – In particolare, Giuseppe Vona, così come emerso dalle indagini, veniva accusato dai suoi aguzzini di essere il materiale esecutore dell’omicidio di Vincenzo Manfreda (fratello di Pasquale e cognato di Mario Mauro, destinatari della misura odierna), verificatosi circa un mese prima del delitto e del tentato omicidio di Valentino e Giuseppe Vona.

Le indagini, condotte dal Nucleo Operativo di Petilia, a partire da aprile e fino al successivo mese di agosto, culminarono con l’operazione “impluvium” che portò alla sbarra, perché destinarie di un fermo di indiziato di delitto emesso dalla Dda di Catanzaro, 6 persone, tutte, a vario titolo, accusati di essere i materiali esecutori del barbaro omicidio.

In particolare, spiegano gli inquirenti, i destinari della misura restrittiva, vennero indagati a piede libero e vennero assolti in I° grado (mentre gli altri vennero tutti condannati). Successivamente, però, proprio grazie alla collaborazione di uno degli esecutori materiali, furono riscontrate le indagini poste in essere dagli investigatori tanto che, lo scorso novembre, anche gli ultimi 4 furono condannati alla pena di 30 di reclusione, perché riconosciuti essere i mandanti di quell’omicidio, che s’inquadrava, di fatto, quale predominio territoriale della cosca petilina, capeggiata proprio da Vincenzo Manfreda (tutti i soggetti coinvolti nell’omicidio di Vona, a seguito dell’operazione “tabula rasa” condotta sempre dal Norm di Petilia, sono stati già condannati in I° grado per associazione mafiosa).

A distanza di tempo, in attesa che la condanna passasse in giudicato, posto che Mauro era detenuto per altra causa, tornava in libertà proprio la settimana scorsa, e tenuto conto delle esigenze cautelari ancora esistenti, relative soprattutto ad un concreto pericolo che Mauro potesse darsi alla latitanza, l’organo giudiziario, attivato dalla Dda catanzarese, provvedeva nell’immediatezza ad emettere una misura coercitiva nei suoi confronti.

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