'Ndrangheta, arrestato il "Principe" Giovanni De Stefano. FOTO

'Ndrangheta, arrestato il "Principe" Giovanni Maria De Stefano
Gli arrestati dell’operazione “Il Principe”

All’alba di stamane, la Squadra Mobile della Questura ed il Nucleo Investigativo del Reparto operativo dei Carabinieri di Reggio Calabria hanno dato esecuzione ad un decreto di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria guidata da Federico Cafiero de Raho, nei confronti di cinque persone accusate, a vario titolo, di presunta associazione mafiosa, estorsione ed intestazione fittizia di beni, aggravati dalle finalità mafiose.

Si tratta di Giovanni Maria De Stefano, alias “Il Principe“, 39 anni; Fabio Salvatore Arecchi, 38 anni: Francesco Votano, detto “Ciccia”, di 27 anni; Vincenzo Morabito, detto “Dino”, 47 anni; Arturo Assomma, di 30 anni.

L’operazione, spiegano gli inquirenti, è il frutto di due distinte ed originariamente autonome attività investigative condotte dalla Squadra Mobile e dal R.O.N.I. dei Carabinieri di Reggio Calabria: le prime incentrate sulla figura e sulle attività criminali di Giovanni Maria De Stefano, rampollo della famiglia rimasto in libertà, che esercitava il governo territoriale della cosca; le seconde sulle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Enrico De Rosa con riferimento alle attività estorsive poste in essere ai danni della CO. BAR S.p.a., esecutrice dei lavori di ristrutturazione del Museo archeologico della Magna Grecia di Reggio Calabria.

Il coordinamento delle attività investigative e la fusione degli esiti autonomamente raggiunti in ciascun procedimento, ha consentito all’Autorità Giudiziaria di fotografare, con straordinaria chiarezza, i contorni della struttura dirigenziale territoriale della cosca De Stefano, da anni egemone nel territorio di Reggio Calabria, le modalità operative funzionali alla fluida gestione dell’organizzazione di ‘ndrangheta, nonché di accertare dettagliatamente l’esecuzione di un’estorsione protratta nel tempo ed esercitata con svariate modalità esecutive ai danni dei rappresentanti della suddetta società CO.BAR.

Le indagini hanno consentito di dimostrare come la cosca De Stefano agisca con speciale autorevolezza criminale nella zona di centro della città di Reggio Calabria, attraverso l’esercizio dell’intimidazione. Peraltro, recentemente sono stati scarcerati Orazio De Stefano classe 1959 (scarcerato in data 19 settembre 2014) e Paolo Rosario De Stefano, classe 1976, (scarcerato in data 19 agosto 2015).

Entrambi erano stati arrestati dopo lunghi periodi di latitanza, al pari del più grande dei figli del defunto “don Paolo”, ossia Carmine De Stefano, classe ‘68, che aveva pienamente condiviso col più noto fratello Giuseppe, classe ’69, gran parte delle vicende giudiziarie afferenti il clan mafioso, ereditando unitamente a quest’ultimo, la reggenza e la gestione criminale della cosca.

Nel periodo antecedente a dette scarcerazioni, un ruolo speciale era ricoperto da Giovanni Maria De Stefano, figlio del defunto Giorgio De Stefano, quale unico rampollo della storica famiglia che – all’indomani della sua liberazione, avvenuta nel mese di settembre 2009 – l’aveva rappresentata sul territorio, assumendone la reggenza.

A Giovanni De Stefano (unitamente a Vincenzino Zappia, già detenuto poiché arrestato dalla Polizia di Stato, nell’ambito dell’Operazione “Il Padrino”, nel mese di dicembre dello scorso anno), viene contestato il ruolo di capo e promotore con compiti di direzione, decisione, pianificazione e individuazione delle azioni e delle strategie del sodalizio criminoso. Nello specifico, egli assumeva le scelte più rilevanti in ordine alle concrete modalità di controllo e gestione delle molteplici attività economiche e degli esercizi commerciali esistenti e/o di nuova apertura nel territorio di Reggio Calabria. Coordinava e pianificava le attività delittuose, anche di natura estorsiva, ai danni di ditte o imprese operanti nel territorio, reinvestendo i proventi illecitamente ottenuti e destinando una parte degli stessi a garanzia di un adeguato sostegno economico dei sodali detenuti e dei loro familiari. Dirimeva le varie problematiche ed i contrasti, interni ed esterni al sodalizio, anche in ordine alla suddivisione tra gli associati degli ingenti ricavi illecitamente prodotti ed accumulati. Cooperava costantemente anche con gli altri soggetti al vertice della medesima articolazione territoriale della ‘ndrangheta ai fini della realizzazione del programma criminoso.

Un ruolo di primo piano è attribuito a Demetrio Sonsogno (già detenuto, poiché tratto in arresto nell’ambito dell’operazione Tatoo condotta dalla Squadra Mobile nel mese di novembre 2013), quale dirigente organizzatore, con compiti di diretto controllo e gestione delle attività estorsive – poste in essere direttamente e per il tramite di altri sodali – e d’infiltrazione degli interessi patrimoniali della cosca nell’economica lecita, nonché di controllo delle attività economiche avviate e da avviare, anche al fine di garantire il necessario sostegno ai massimi dirigenti della cosca detenuti ed ai loro familiari.

Nell’ambito della cosca De Stefano, Fabio Salvatore Arecchi e Francesco Votano (unitamente, anche con compiti e condotte diverse, ad Enrico De Rosa) hanno il ruolo di partecipi, con lo stabile compito di fungere da continuativi intermediari tra i sodali e, in particolare, tra DE STEFANO Giovanni e gli altri associati, ricevendo e riportando svariati messaggi funzionali alla migliore operatività della cosca e collaborando fattivamente alle attività economiche intestate
fittiziamente all’ARECCHI, le cui sedi operative divenivano anche punto logistico per lo scambio di messaggi tra i sadali e strumento di riciclaggio delle attività delittuose perpetrate dalla cosca.

Giovanni Maria De Stefano, Vincenzino Zappia, Demetrio Sonsogno, Vincenzo Morabito, Arturo Assumma (e Enrico De Rosa, per cui si procede separatamente) rispondono anche dell’accusa di estorsione aggravata posta in essere ai danni CO.BAR. Spa, la società che ha eseguito i lavori di ristrutturazione del Museo della Magna Grecia di Reggio Calabria.

Invero, costoro, in tempi diversi e con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso , con minacce e violente intimidazioni, costringevano Vito Matteo Barozzi e la società CO.BAR Spa (di cui lo stesso Barozzi è il titolare del 95% delle quote sociali ed amministratore) a
Corrispondere – tramite il geometra Domenico Trezza ed in quattro distinte occasioni – somme di

denaro di differente importo ed in particolare, notano gli investigatori: in una prima occasione, a consegnare a Vincenzo Morabito, detto Dino, una somma di denaro pari a 15/20mila euro circa (somma successivamente prelevata da Enrico De Rosa e da Sonsogno). In una seconda occasione, a consegnare al Sonsogno ed a De Rosa nei pressi di un ingresso laterale del Museo della Magna Grecia di Reggio Calabria una somma di denaro pari a 45/50.000 euro circa; in una terza occasione, a consegnare a Enrico De Rosa una somma di denaro pari a 50.000 euro circa (somma successivamente da quest’ultimo corrisposta al Sonsogno); Nella quarta occasione, a consegnare ad Arturo Assumma una somma di denaro pari a 50/60.000 euro circa (somma successivamente prelevata da De Rosa e corrisposta a Sonsogno).

Giovanni Maria De Stefano e Fabio Salvatore Arecchi sono anche indagati per il d elitto di intestazione fittizia di beni, perché, in concorso fra loro, al fine di eludere le disposizioni in materia di misure di prevenzione patrimoniale, Giovanni De Stefano avrebbe attribuito fittiziamente ad Fabio Arecchi Salvatore la formale titolarità dell’impresa individuale G.D.C. Distribuzione di Fabio Arecchi, avente ad oggetto il “commercio all’ingrosso di caffè, zucchero, bevande ed
alimenti vari”, con unità locale dislocata dapprima a Reggio Calabria in via del Salvatore, civico 28/30 ed infine, dal maggio 2013, soltanto in via Vecchia Provinciale, numero 101 (luogo dove la predetta impresa ha anche la sede legale).

Contestuahnente verrà data esecuzione al sequestro preventivo dei beni costituenti il patrimonio aziendale dell’impresa individuale “G.D.C. Distribuzione di Fabio Arecchi “, avente ad oggetto il “commercio all’ingrosso di caffè, zucchero, bevande ed alime nti vari”, con unità locale dislocata dapprima a Reggio Calabria in via del Salvatore, 28/30) ed infine dal maggio 2013 in via
Vecchia Provinciale 101.

Il quadro complessivo delle risultanze investigative ha consentito di ritenere sussistente il pericolo di fuga in capo a Giovarmi Maria De Stefano, Vincenzo Morabito , Arturo Assumma, Francesco Votano e Fabio Salvatore Arecchi, sicché, nei confronti degli stessi, è stato emesso dalla Dda di Reggio Calabria il provvedimento di fermo di indiziato di delitto eseguito dai Carabinieri e dalla Polizia di Stato nella mattinata odierna.

L’operazione “Il Principe” prende il nome dall’appellativo con cui i sodali erano soliti chiamare Giovanni Maria De Stefano, il quale, da diversi anni, svolge funzioni di reggente della omonima cosca di ‘ndrangheta, segnatamente nel settore delle estorsioni.