Una “cupola bianca” per la ‘ndringheta. Fermi e indagati eccellenti

Una "cupola bianca" al servizio della 'ndrine. Fermi e indagati eccellenti Reggio Calabria Romeo Tuccio StrangioL’ex procuratore della Repubblica di Palmi Giuseppe Tuccio, il presidente della Provincia di Reggio Calabria Giuseppe Raffa, di Forza Italia, ed il sacerdote Giuseppe “don Pino” Strangio, di San Luca in Aspromonte, canonico del Santuario Mariano della Madonna della Montagna di Polsi, figurano tra gli indagati in stato di liberà dell’inchiesta “Fata Morgana” condotta dalla Guardia di Finanza che ha portato al fermo di 7 persone emesso dalla Dda.

Coinvolti imprenditori e professionisti reggini. I reati contestati sono associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di beni, aggravati dalle modalità mafiose. Tra le persone sottoposte a fermo anche l’ex deputato Psdi Paolo Romeo, già condannato in passato per associazione mafiosa.

Oltre a Romeo, provvedimento di fermo per il commercialista Natale Saraceno, l’avvocato Antonio Marra e agli imprenditori Giuseppe Chirico, Antonio Idone, già consigliere di amministrazione di Fincalabra durante la consiliatura che ha visto presidente della Giunta Giuseppe Scopelliti, Domenico Marcianò ed Emilio Angelo Frascati.

Sono indagati, tra gli altri, anche il cancelliere capo della Corte d’Appello Aldo Inuso, l’ex presidente della Reggina Calcio Pino Benedetto, l’avvocato Rocco Zoccali, il consigliere provinciale di Reggio Demetrio Cara che sostiene la maggioranza di centrodestra ed un impiegato del Consiglio regionale, Giovanni Pontari.

Stamani i finanzieri del Comando provinciale di Reggio Calabria hanno perquisito le loro abitazioni ed i loro uffici. Secondo l’accusa, il cartello di “colletti bianchi” avrebbe “condizionato” molte attività economiche “manipolando” la gestione, soprattutto per quel che riguarda la grande distribuzione. Tutto ciò avveniva con la complicità di funzionari pubblici.

Le indagini avrebbero evidenziato l’esistenza di un presunto “cartello” in grado di condizionare lo svolgimento delle attività economico/imprenditoriali, in particolare nella grande distribuzione alimentare, sfruttando anche la compiacenza di pubblici amministratori.

Secondo l’accusa imprenditori e professionisti sarebbero stati partecipi, con ruoli organizzativi, della ‘ndrangheta. Inoltre sarebbero stati svelati i collegamenti tra cosche e una rete di professionisti, capaci di indirizzare le sorti di rilevanti settori economici. I reati contestati sono associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di beni, aggravati dalle modalità mafiose. Sequestrate 12 società ed altri beni per un valore complessivo di circa 34 milioni di euro ed eseguire più di 30 perquisizioni.

Con l’inchiesta “Fata Morgana”, che stamani ha portato a sette fermi, è stata colpita “quella parte della ‘ndrangheta che l’ha resa forte anche dal punto di vista economico, che ha rapporti con la politica, con le amministrazioni locali, con dirigenti e funzionari pubblici. E’ una parte esponenziale della ‘ndrangheta della provincia di Reggio Calabria”, ha detto il procuratore capo di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho.

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