‘Ndrangheta e colletti bianchi. Ecco l’inchiesta sulla cupola. VIDEO

La cupola segreta dei colletti bianchi. Ecco l'inchiesta I presunti vertici della ‘ndrangheta arrestati nel blitz del Ros a Reggio Calabria, avrebbero influenzato le attività economiche e produttive, fatto eleggere rappresentanti politici di loro gradimento e “condizionato” scelte politiche orientate agli interessi della cosiddetta cupola degli invisibili. Un apparato oscuro composto da politici, ‘ndranghetisti e notabili della Reggio bene.

Il provvedimento cautelare – spiegano gli inquirenti della Dda – costituisce esito di un articolato impegno investigativo condotto dal ROS Carabinieri e coordinato dalla Procura di Reggio Calabria che è stato finalizzato, in prosecuzione di pregresse acquisizioni investigative e giudiziarie, a completare la ricostruzione della struttura della ‘ndrangheta nelle sue componenti soggettive ed oggettive apicali nonché a definire le modalità di interazione dell’organizzazione sia con ambiti della società civile – con particolare riferimento alle infiltrazioni/condizionamenti di Pubblica Amministrazione, Economia e Politica – che con le altre similari strutture mafiose.

Base di partenza dell’indagine denominata Mamma Santissima è costituita dalle pregresse inchieste sviluppate sempre dal ROS Carabinieri: Meta, ‘Ndrangheta Banking, Reale e Crimine. Dette investigazioni, alcune già caratterizzate da irrevocabilità, hanno dimostrato l’unitarietà ed il tendenziale verticismo della ‘ndrangheta come organizzazione di tipo mafioso, nonché esistenza ed operatività di un organo collegiale di vertice, denominato Provincia, in seno al quale sono rappresentate le cosche dei tre Mandamenti (Centro, Jonico e Tirrenico) e delle altre articolazioni dell’organizzazione operanti in altre parti del territorio nazionale ed all’estero. Gli indicati procedimenti penali contenevano, però, alcuni elementi investigativi che facevano presupporre l’esistenza di una ulteriore Struttura direttiva occulta, sovraordinata rispetto alla Provincia, ed in generale di contesti occulti all’interno della ‘ndrangheta: questo è stato il tema dell’indagine Mamma Santissima.

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Le articolate e prolungate investigazioni condotte, a partire dal mese di Gennaio 2012, dal personale del ROS Carabinieri – caratterizzate dallo svolgimento di indagini dirette, dal riascolto e valorizzazione di emergenze captative di più procedimenti penali e da plurimi apporti dichiarativi verificati e riscontrati hanno confermato l’esistenza della «Mamma Santissima» o «Santa», prima struttura direttiva «segreta» della ‘ndrangheta, caratterizzata da regole speciali in grado di rimuovere e superare a favore dei suoi qualificati componenti i divieti fissati dalle regole tradizionali della ‘ndrangheta.

A tale struttura – notano gli inquirenti – avevano accesso anche «massoni» o «nobili», intendendosi per essi coloro che non avevano estrazione propriamente criminale. Con la «Santa» – la cui ideazione va ricondotta ai casati mafiosi De Stefano, Piromalli, Nirta, Araniti, Libri, Mammoliti, Cataldo e Mazzaferro – si assiste ad un sostanziale mutamento della ‘ndrangheta funzionale ad un processo di infiltrazione degli ambiti in cui è articolata la società civile attraverso i «Santisti» che, pertanto, hanno operato nelle vesti di appartenenti all’Organismo decisionale occulto;

L’indagine ha inoltre permesso di stabilire, superando le pregresse conoscenze, che la ‘ndrangheta ancora oggi è dotata di un apparato criminale caratterizzato dalla presenza di una struttura direttiva «segreta o riservata» da intendersi quale evoluzione di quella denominata «Mamma Santissima» o «Santa», di cui fanno parte gli avvocati Stefano De Giorgio e Paolo Romeo, il politico Alberto Sarra, l’ex funzionario pubblico Francesco Chirico, che si avvalgono, anche, del Senatore Antonio Stefano Caridi.

La presunta struttura occulta – che si sarebbe servita di soggetti indicati come «segreti» o «riservati» – avrebbe operato in sinergia con l’organo collegiale di vertice denominato “Provincia” che ha compiti di direzione organizzativa e di garanzia dell’unitarietà dell’organizzazione, risultando quindi, la “Provincia”, struttura a carattere eminentemente criminale sulla quale vengono riversate le indicazioni strategiche fornite dalla struttura riservata.

Numerosi sono gli elementi dai quali far derivare l’attuale esistenza ed operatività della componente riservata della ‘ndrangheta. Oltre a quelli di ordine dichiarativo e documentale, particolare valore dimostrativo assumono le intercettazioni: in alcune di esse si fa esplicito riferimento sia al livello «visibile» che a quello «invisibile», ponendo quest’ultimo in rapporto di necessaria interrelazione, in ordine agli affari di maggior rilievo, rispetto al primo, corrispondente al «provinciale», intendendo per esso la «Provincia» come organo di vertice mafioso. In altre emerge che «la ‘ndrangheta non esiste più», ora «fa parte della Massoneria» e si è ridotta a «delinquenza comune».

I COMPITI DELLA CUPOLA

Gli investigatori riassumono i compiti della struttura segreta che sono quelli di curare il coordinamento delle presunte operazioni criminali riferibili al complessivo sistema di tipo mafioso operante sul territorio nazionale ed all’estero, composto dalla ‘Ndrangheta e dalle altre mafie storiche (Cosa Nostra, Camorra e Sacra Corona Unita);
nonché di definire le strategie criminali di massimo livello col fine di estendere il programma criminoso negli ambiti di maggior interesse, con particolare riferimento a quelli, informativi, imprenditoriali, economici/finanziari/bancari, amministrativi/politici/istituzionali interferendo, in questo ultimo caso, con enti pubblici locali territoriali e singoli membri di organi politici di rilievo costituzionale. Sotto quest’ultimo profilo compito del «Santista» era quello di «impadronirsi o infiltrarsi in Enti Pubblici avvalendosi del consenso elettorale», evidentemente condizionato e viziato.

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