Faida interna nel clan Greco di Calanna, fermati i presunti autori

arrestati CalannaREGGIO CALABRIA – La Polizia ha sottoposto a fermo, disposto dalla Dda di Reggio Calabria, i presunti mandanti ed esecutori di un omicidio e di due tentati omicidi compiuti nell’ambito di una faida interna alla famiglia di ‘ndrangheta dei Greco di Calanna per l’affermazione della leadership e il dominio criminale nel piccolo comune reggino.

I fermati sono accusati di omicidio, tentato omicidio, detenzione e porto abusivo di armi da fuoco e ricettazione, aggravati dall’aver agevolato le attività della ‘ndrangheta. Eseguite anche numerose perquisizioni. L’inchiesta ha accertato che i sicari hanno individuato accuratamente le abitudini delle vittime, i tempi ed i luoghi in cui colpirle con fucili e pistole.

Si tratta di Giuseppe Greco, nato a Calanna (RC) il 01.01.1960; Domenico Provenzano, nato a Genova il 13.10.1995; Antonio Falcone, nato a Reggio Calabria il 13.05.1971 e Giuseppe Falcone, nato a Reggio Calabria il 21.12.1967.

Un quinto soggetto, Antonino Princi, nato a Colmar (Francia) il 06.03.1971, accusato di omicidio e tentato omicidio premeditati – già irreperibile da alcuni mesi – è attivamente ricercato.

Il provvedimento di fermo ricostruisce le dinamiche di due distinti e gravi fatti di sangue verificatisi nel comune di Calanna e la frazione di Sambatello di Reggio Calabria, dove il 9 febbraio 2016 veniva posto in essere il tentato omicidio in danno di Antonino Princi classe 1971 e quasi due mesi dopo il 3 aprile 2016, l’omicidio di Domenico Polimeni classe 1968 ed il tentato omicidio di Giuseppe Greco classe 1960.

Ad esito delle risultanze investigative acquisite dalla Polizia di Stato nel corso delle indagini dirette dalla Dda di Reggio Calabria, è possibile ritenere che, nei suddetti territori, sia scaturito un conflitto interno alla famiglia Greco, con l’ascesa al potere criminale del suddetto Antonino Princi, il quale, approfittando dell’assenza dalla Calabria di Giuseppe Greco e del periodo di collaborazione con la Giustizia che quest’ultimo aveva avviato dopo il suo arresto nell’ambito dell’Operazione “Meta”, aveva accentrato su di sé il controllo delle attività illecite nella zona di Calanna e Sambatello, feudo storico ed incontrasto della famiglia Greco alla quale Princi è legato anche da rapporti di parentela.

In sostanza, si ritiene che l’ex collaboratore di giustizia Giuseppe Greco, avvertendo di essere stato esautorato dalle funzioni di vertice della consorteria criminale ricevute in eredità dal padre (don Ciccio, il vecchio boss di Calanna), nella prospettiva di riconquistare il potere, avesse deliberato ed eseguito l’omicidio di Antonino Princi, senza tuttavia riuscire nel suo intento.

Come rappresaglia all’azione delittuosa ordita da Greco, l’emergente Antonino Princi, inteso “Sceriffo”, avrebbe organizzato l’agguato di contrada Sotira di Sambatello, nel corso del quale – il 3 aprile scorso – perdeva la vita Domenico Polimeni e riportava lesioni, Giuseppe Greco, vero obiettivo dei sicari.

In entrambe le azioni di fuoco, venivano utilizzati fucili calibro 12 caricati a pallettoni e, nel caso del tentato omicidio di Princi, anche una pistola cal. 9.

Circa la dinamica delle azioni delittuose, va detto che, il 9 febbraio 2016, pochi minuti dopo mezzogiorno, Antonino Princi, riusciva a sottrarsi alla furia di killer armati di fucile e pistola che, dopo aver controllato le abitudini della vittima, si erano appostati, a bordo di una Mercedes classe A di colore nero, a distanza di qualche centinaia di metri dal cancello di ingresso dell’impianto di trattamento dei rifiuti di Sambatello, attendendo il passaggio dell’auto dell’uomo.

Dopo aver schivato i primi colpi che attingevano il parabrezza, il tetto e la fiancata della sua Mercedes, Princi, inseguito, per sfuggire all’agguato, sfondava, a forte velocità, il cancello dell’impianto di Sambatello, dove riusciva a trovare riparo, sfruttando la conoscenza dei luoghi, dopo che i sicari avevano esploso – dalla loro autovettura in movimento – numerosi colpi d’arma da fuoco che attingevano sia l’autovettura che un’altra macchina ivi parcheggiata.

Gli assalitori uscivano dall’impianto facendo perdere le loro tracce. Nella ricostruzione degli inquirenti è stato ritenuto che Giuseppe Greco abbia agito in prima persona – aiutato dal sodale Domenico Provenzano.

Successivamente, il 3 aprile in contrada Sotira di Sambatello di Reggio Calabria, presso l’abitazione sita sulla Strada Provinciale 184 Gallico/Gambarie, veniva attinto mortalmente da alcuni colpi di fucile caricato a pallettoni Domenico Plimeni, mentre Giuseppe Greco rimaneva ferito in maniera non grave.

Al momento dell’agguato, le vittime si trovavano all’interno di un’abitazione rurale condotta in locazione da Polimeni, ubicata di fronte al palazzo della famiglia mafiosa dei Greco di Calanna.

Gli indizi raccolti nel corso delle indagini consentono di ritenere che ad organizzare l’agguato – posto in essere contro Greco e Polimeni – sia stato Antonino Princi (vittima del primo tentato omicidio) e gli esecutori materiali i fratelli Antonio e Giuseppe Falcone di Pettogallico di Reggio Calabria.

A seguito del verificarsi dei fatti, i fratelli erano stati condotti in Questura e sottoposti al prelievo finalizzato a rilevare l’eventuale presenza di tracce di polvere da sparo (cd. “stub”) che, all’esito degli esami di laboratorio, è risultato positivo sulle mani di entrambi.

Alla base delle indagini che hanno portato alla individuazione dei mandanti ed esecutori materiali dei due gravissimi fatti di sangue, si pongono le risultanze di numerose intercettazioni telefoniche ed ambientali, nonché le immagini riprese – nel caso del tentato omicidio di Antonino Princi- dalle telecamere di video sorveglianza dell’impianto di trattamento dei rifiuti di Sambatello che ha filmato le fasi dell’inseguimento effettuato dai killers fino all’interno dell’opificio.