Case a luci rosse a Gioia Tauro: 5 arresti, 2 ricercati e 15 indagati

Da sinistra Fabio Lacapria, classe 1978, e Francesca Rosa Seminara classe 1964
Da sinistra Fabio Lacapria, classe 1978, e Francesca Rosa Seminara classe 1964

Cinque persone sono state arrestate dai carabinieri del di Gioia Tauro e di San Luca (Reggio Calabria) con l’accusa di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione e di gestione di case di lenocinio.

Altre due persone sono sfuggite al blitz dei militari e sono attivamente ricercate all’estero. Si tratta di Fabio Lacapria, di 38 anni, già noto alle forze dell’ordine; Francesca Rosa Seminara, 52enne , già nota alle forze dell’ordine e L. L. A., (80), questi primi tre di Gioia Tauro. Poi G. S., 64enne, di Palmi, e M. V. E. A., cittadina dell’Ecuador, 35 anni, di Bari.

L’operazione è scattata all’alba a seguito di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip presso il Tribunale di Palmi, Alberto Indellicati, su richiesta della locale Procura della Repubblica, rappresentata dal pm Anna Pensabene, a carico di 7 persone originarie del comune di Gioia Tauro, dell’Ecuador e della Colombia.
Nel corso dell’attività sono state denunciate ulteriori quindici persone per analoghe condotte delittuose. Sugli stessi sono ancora in corso accertamenti essendo state interessate anche altre procure Calabresi.

L’attività d’indagine, scaturita nell’ambito di una più ampia strategia di contrasto intrapresa dagli investigatori, ha avuto inizio nell’agosto del 2014 da parte della reparto Norm Aliquota Operativa di Gioia Tauro ed ha trovato riscontro nelle attività tecniche di intercettazioni telefoniche fatte dai militari di San Luca, a seguito delle risultanze emerse nel corso di pregresse attività investigative svolte nell’ambito dell’indagine denominata “Colombiani d’Aspromonte”, conclusasi nel mese di aprile 2016 con l’esecuzione di una misura cautelare emessa nei confronti di 30 soggetti ritenuti responsabili di traffico di armi e di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti.

Nel prosieguo delle indagini sono state raccolte diverse testimonianze da parte dei numerosi avventori delle “case di prostituzione” nonché da parte delle prostitute identificate all’interno di esse. Tali dichiarazioni sono state successivamente corroborate da numerosi riscontri ottenuti grazie all’ausilio di attività tecnica di intercettazione dalla quale sono emersi ulteriori elementi che hanno permesso di delineare in maniera più eloquente l’esistenza di un sodalizio criminale finalizzato allo sfruttamento e al favoreggiamento della prostituzione nonché ad accertare le singole responsabilità di ciascuno degli indagati.

A conclusione delle indagini è emersa l’esistenza a Gioia Tauro di diversi appartamenti adibiti a case di prostituzione dove veniva registrato un continuo via vai di numerosi clienti provenienti da diverse parti della provincia reggina. Il gip ha disposto anche il sequestro delle case a luci rosse site in Gioia Tauro alle vie Salerno 2, via Cosenza 10 e 12 e via Bixio 10.

Nello specifico, spiegano gli inquirenti, sono stati individuati due soggetti che gestivano le “case di prostituzione” di via Salerno e via Cosenza, in concorso con i rispettivi proprietari, prendendo contatti diretti con le prostitute da fare affluire all’interno di esse e facendole prostituire garantendo ciclicamente la loro permanenza nelle varie abitazioni.

A tale attività concorreva anche un altro soggetto, tuttofare, al quale era stato affidato il precipuo compito di sopperire alle più svariate esigenze di vita delle varie prostitute durante la loro permanenza all’interno di dette “case a luci rosse”.

Un ultimo soggetto, inoltre, è risultato che abbia trasformato un’abitazione di sua proprietà sita in via Bixio nr. 10 di Gioia Tauro, in una vera e propria casa di lenocinio nella quale faceva alternare numerosissime prostitute, anche con cadenza settimanale, la maggior parte delle quali di origini dominicane.

L’attività d’indagine in questione costituisce un importante risultato dell’Arma della Provincia di Reggio Calabria nel contrasto allo sfruttamento ed al favoreggiamento della prostituzione, fenomeno criminale che comporta l’assoggettamento delle prostitute avviate a tale attività, con conseguente degrado sociale che genera spesso il biasimo della popolazione locale avvilita da questo andirivieni vorticoso nelle vie del centro cittadino della popolosa città portuale.