Le estorsioni dei Paviglianiti fatte anche sotto processo

Da sinistra Natale Paviglianiti e Francesco Leone
Da sinistra Natale Paviglianiti e Francesco Leone

REGGIO CALABRIA – Erano sotto processo ma avrebbero continuato a estorcere denaro come se nulla fosse accaduto due delle cinque persone fermate giovedì mattina dai Carabinieri con l’operazione “Nexum” – condotta dai carabinieri di Melito Porto Salso su mandato della Dda reggina – che ha portato in carcere, in varie regioni, presunti affiliati alla cosca della ‘ndrangheta dei Paviglianiti, operante nei comuni di San Lorenzo, Bagaladi e Condofuri, centri del Reggino, e già duramente colpita nel dicembre 2014 dagli arresti dell’operazione “Ultima spiaggia”.

Neanche il processo attualmente in corso, che aveva decimato i ranghi della cosca, dunque, aveva indotto il clan a fermare le sue attività illecite. Gli indagati, Natale Paviglianiti, Natale David Paviglianiti, Francesco Leone, Salvatore Polimeni e Angelo Fortunato Chinnì, devono rispondere a vario titolo di associazione di tipo mafioso e di estorsione e tentata estorsione aggravate dalla modalità mafiose.

Il 46enne Natale Paviglianiti e Francesco Leone sono imputati nel processo “Ultima Spiaggia”, nell’ambito del quale erano stati arrestati nel mese di dicembre 2014 e successivamente scarcerati, rispettivamente a giugno 2016 e ad agosto 2015.

Le indagini avrebbero consentito di accertare diversi episodi di estorsione e tentativi di estorsione posti in essere dalla cosca in un arco temporale compreso tra il 2015 ed il 2016, ai danni di un’azienda attiva nel settore della grande distribuzione.

Punto di partenza dell’indagine, le riprese video effettuate all’interno di un supermercato riconducibile alla vittima ed estrapolate a sua insaputa, che avrebbero evidenziato come uno degli indagati si fosse recato dal titolare, chiedendogli un “contributo volontario” necessario per aiutare “la famiglia” a sostenere le spese legali per i congiunti detenuti.

Il titolare del supermercato, nella morsa delle estorsioni della cosca Paviglianiti da diversi anni senza aver mai avuto il coraggio di denunciare, è stato convocato in caserma per essere interrogato. L’uomo, terrorizzato, ha tentato di negare di essere mai stato vittima di richieste estorsive, fin quando i militari gli hanno fatto capire che non era stato convocato in caserma per caso.

Messo davanti al rischio di essere denunciato per il reato di favoreggiamento l’uomo ha raccontato le numerose vessazioni che era costretto a subire da diverso tempo. Fra gli episodi rivelati dalla vittima, quello relativo all’acquisto di un immobile oggetto di vendita giudiziaria, che aveva cercato di tenere riservato, ma che era ugualmente giunta alle orecchie del 46enne Natale Paviglianiti che aveva avvicinato l’imprenditore ed i suoi fratelli, chiedendo loro conto di quell’acquisto effettuato senza chiedere il permesso della cosca e facendo presente che la sua famiglia era interessata a quel terreno dal 1996.

All’imprenditore sono stati mostrati dagli inquirenti i fotogrammi estrapolati dal sistema di video sorveglianza del supermercato che lo ritraevano con un altro membro della cosca Paviglianiti, Angelo Fortunato Chinnì. Dinnanzi alla richiesta di spiegazioni, l’imprenditore non ha potuto fare a meno di ammettere le molteplici richieste di denaro subite negli ultimi anni, ad alcune delle quali aveva dovuto cedere. Uno stillicidio protrattosi dal dicembre 2014.

Lo stesso Chinnì, per conto del clan, aveva chiesto soldi al proprietario di un noto lido di San Lorenzo che si era opposto alla richiesta, subendo come ritorsione il danneggiamento di un mezzo impiegato nella preparazione del lido per la stagione balneare.