Laurena di Borrello in mano ai clan. Ecco i ruoli degli indagati

Da sinistra in alto: Alberto Chindamo, Marco Ferrentino, Vincenzo Lamari. Da sinistra in basso: Vincenzo Lainà, Antonino Digiglio, Tiziana Pettè e Alla Bielova
Da sinistra in alto: Alberto Chindamo, Marco Ferrentino, Vincenzo Lamari.
Da sinistra in basso: Vincenzo Lainà, Antonino Digiglio, Tiziana Pettè e Alla Bielova

Le cosche Chindamo-Ferrentino e Lamari di Laureana di Borrello avevano il pieno controllo del territorio e di quelli limitrofi attraverso una presenza capillare e pervasiva finalizzata ad arricchire i clan di ‘ndrangheta anche attraverso imprenditori e referenti esterni che di fatto contribuivano al consolidamento delle ‘ndrine. Poi c’è il ruolo “cruciale” del comune, che mediante l’assessore Vincenzo Lainà, arrestato nel blitz del 3 novembre, avrebbe spalleggiato “consapevolmente e volontariamente” l’azione delle cosche.

Secondo gli inquirenti, infatti, il comune di Laureana “si presenta oggi come un ente completamente prostrato alle cosche di ‘ndrangheta locali che ivi la fanno da padrone assolute, attraverso i loro rappresentanti di spicco che, potendo contare sui servigi dei politici, utilizzano il Municipio come “cosa loro” e fonte di guadagno, attraverso l’aggiudicazione degli appalti comunali, anche finanziati con erogazione di fondi comunitari.

L’attività d’indagine ha infatti permesso di appurare l’esistenza di rapporti, continuativi e stretti, tra gli affiliati alle cosche di ‘ndrangheta e alcuni esponenti della politica locale di Laureana di Borrello nonché la circostanza che, con riferimento agli appalti pubblici, vi era una sorta di spartizione tra le aziende riconducibili alle due cosche ivi imperanti, secondo una “regola non scritta” per cui i lavori “inferiori” dovevano essere assegnati alla ditta Digiglio “u liraru” quindi ai Ferrentino, mentre i lavori “grossi” ai Lamari ovvero all’azienda NP.

Si è realizzato, quindi, un asservimento totale della Pubblica Amministrazione alla volontà delle ‘ndrine e lo svolgimento delle gare pubbliche si limitava ad un mero pro forma poiché l’aggiudicazione delle gare riguardava sempre le medesime ditte. In tale contesto si inserisce  l’arresto, emblematico, di Vincenzo Lainà, assessore al “verde pubblico, agricoltura, manutenzione, tradizione, servizio idrico, servizi demografici, viabilità, fiera ed artigianato” del Comune di Laureana di Borrello, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, perché – pur non facendo parte stabilmente della Locale in argomento – forniva un concreto, specifico, consapevole e volontario contributo alla ‘ndrina Chindamo-Ferrentino, come referente politico del sodalizio.

Ecco i ruoli di tutte le persone coinvolte nel blitz

COSCA CHINDAMO-FERRENTINO

1)      FERRENTINO MARCO, classe ’80 , col ruolo “reggente” della associazione, con dote non inferiore a “padrino”, quale rappresentante sul territorio del fratello detenuto Alessandro, capo dell’omonima consorteria;

2)      PETTÉ TIZIANA, classe ’81, moglie del “reggente” Ferrentino Marco, organicamente inserita all’interno della ‘ndrina Chindamo- Ferrentino, con il compito di gestire le attività illecite, in rappresentanza del coniuge durante i periodi di lontananza dello stesso dal territorio laureanese attraverso un controllo diretto sull’opera dei picciotti di giornata”;

3)      CHINDAMO ALBERTO, classe ’88, col ruolo di capo, promotore ed organizzatore della associazione, con compiti di decisione, pianificazione e di individuazione delle azioni delittuose da compiere e con compiti operativi nel settore delle armi e danneggiamenti, deputato tra l’altro a tenere i rapporti con le figure apicali delle altre articolazioni territoriali della ‘ndrangheta;

4)      BIELOVA ALLA, classe ’89, compagna e “consigliore” del reggente durante la sua permanenza in Voghera, partecipe alla cosca Chindamo-Ferrentino, con il compito di mantenere rapporti con tutti gli affiliati alla cosca domiciliati a Voghera, per supportare l’attività economica avviata dal capo cosca;

5)      FERRENTINO ALESSIO, alias “u stuccaru”, classe ‘78, partecipe alla cosca Chindamo-Ferrentino,  diretto esecutore degli ordini impartiti dal capo cosca Ferrentino Marco, compiendo atti ritorsivi nei confronti di chiunque non si atteneva al rispetto delle direttive impartite e con compiti operativi nel settore dei danneggiamenti e delle estorsioni;

6)      FERRENTINO FRANCESCO alias “u zassu”, classe ‘90, partecipe alla cosca Chindamo-Ferrentino, con compiti operativi nel settore delle sostanze stupefacenti e delle armi e quale esecutore degli ordini impartiti dal capo, partecipando attivamente ad atti ritorsivi e ad azioni di sangue;

7)      DI GIGLIO ANTONINO alias “u liraru”, classe ‘75, organico alla cosca Chindamo, col compito di mantenere rapporti con i politici locali, soprattutto Lainà Vincenzo (Assessore ai lavori pubblici del Comune di Laureana di Borrello) e Digiglio Antonino detto “Topazio” (ex vice sindaco con delega all’assessorato all’urbanistica, territorio e viabilità rurale e, dal febbraio 2016, assessore al bilancio del Comune di Laureana) al fine di ottenere “corsie preferenziali” nell’aggiudicazione di appalti pubblici; infatti in qualità di intestatario fittizio della ditta edile DG Lavori e Costruzioni, di fatto riconducibile anche al capo cosca Ferrentino Marco,  socio occulto, riusciva ad aggiudicarsi, nell’ultimo semestre dell’anno 2015, dei lavori di manutenzione della struttura sportiva di Laureana e dei lavori di riparazione delle buche lungo la strada Candidoni-Laureana di Borrello;

8)      FERRENTINO ALESSIO , classe ‘84, appartenente al sodalizio Chindamo-Ferrentino, alle dirette dipendenze del cugino e reggente Marco Ferrentino, del quale eseguiva ogni ordine e con compiti operativi nel settore degli stupefacenti (in particolare della coltivazione di marjuana);

9)      DI MASI GIUSEPPE , classe ‘88, partecipe alla cosca Chindamo-Ferrentino, con il ruolo di gestore, nell’interesse del clan, dell’impresa denominata “Dimasi Costruzioni di Lamanna Francesco”, con sede in Voghera, intestata fittiziamente a Lamanna Francesco, nonché della ditta “Dimafer di Ferrentino Francesco”, sempre con sede a Voghera, utilizzata dalla cosca principalmente quale copertura per giustificare le entrate illecite della stessa ‘ndrina. Gestore altresì della ditta di import-export di riso “United Seed’s Keepers S.r.L.”, riconducibile alla cosca, utilizzata, anche e soprattutto, per agevolare lo spaccio di droga anche a livello internazionale;

10)  PITITTO GIUSEPPE, classe ’75, partecipe alla cosca Chindamo-Ferrentino,  rappresenta il “volto imprenditoriale” della cosca con il compito di gestire nell’interesse della stessa una edicola a Vibo Valentia; occupandosi altresì dell’alterazione del normale risultato delle dispute calcistiche interessanti la squadra di calcio del Polisportivo Laureanese nonché dell’esecuzione di danneggiamenti anche a mezzo incendio, accertati nel corso dell’indagine in questione;

11)    SIGNORELLO JOSE’, classe ’87, anch’egli organico alla famiglia di ‘ndrangheta, con il compito di dare immediata esecuzione agli ordini impartiti dal boss Ferrentino Marco e suo “consigliore” nelle operazioni di avvio di nuove attività imprenditoriali, oltre che referente della ‘ndrina in Svizzera. Inoltre titolare del potere di mantenere rapporti e relazioni criminali con esponenti di altre articolazioni territoriali della ndrangheta, quali i Molè di Gioia Tauro, Bellocco e Pesce di Rosarno;

12)  SIBIO GIOVANNI, classe ’89, membro effettivo della cosca Chindamo-Ferrentino,  con compiti operativi nel settore delle armi essendo l’armiere della consorteria, prendeva  parte a riunioni di ‘ndrangheta anche fuori provincia con esponenti di altre articolazioni territoriali della medesima associazione. Era altresì referente della coltivazione e vendita delle sostanze stupefacenti,  e quindi a completa disposizione degli interessi della cosca (già arrestato per detenzione di armi nel marzo 2015);

13)  MONEA SALVATORE, classe ’74, con la carica di “picciotto di giornata”ed il compito di mantenere rapporti stabili di frequentazione con la figura apicale Ferrentino Marco,  eseguendo e fungendo da “portavoce” con altri affiliati e da esecutore materiale di gravi episodi delittuosi di matrice intimidatoria;

14)  LAMANNA ANTONELLO,  classe ’75, intestatario fittizio delle attività commerciali della ‘ndrina, organicamente inserito nel sodalizio, con il ruolo ulteriore di veicolare messaggi afferenti l’organizzazione della cosca;

15)  PIROMALLI VINCENZO, classe ’69, partecipe alla cosca Chindamo-Ferrentino imperante in Laureana di Borrello e zone limitrofe, con il compito di mantenere rapporti stabili di frequentazione con la figura apicale Ferrentino Marco e altri subordinate quali quella di Lamanna Antonello e Pititto Giuseppe; con compiti operativi nel settore degli stupefacenti e dei danneggiamenti, avendo concorso nel danneggiamento a colpi d’arma da fuoco in data 24 maggio 2014 ai danni dell’attività commerciale di Muratore Alberto;

16)  BEVILACQUA MARIO, classe ’72, organicamente inserito nella cosca Chindamo-Ferrentino con compiti operativi nel settore delle armi e della droga, nonché in qualità di unico soggetto deputato alla gestione degli animali del reggente della cosca Marco Ferrentino;

17)  ASCHEI FABIO,  classe ’61, con compiti operativi nel settore degli stupefacenti e partecipazione attiva al disbrigo di tutte le pratiche burocratiche per la costituzione della ditta mafiosa denominata United Seed’s Keepers (nelle mani interamente del capo cosca Ferrentino Marco), fondata con la sola finalità (e comunque con la principale) di consentire all’organizzazione di stampo mafioso di importare, occultata nel riso, droga;

18)  PETTÈ PASQUALE,  classe ’67, cugino della moglie del reggente, diretto esecutore degli ordini impartiti dal capo cosca, compiva atti ritorsivi nei confronti di chiunque non si atteneva al rispetto delle direttive impartite e con compiti operativi nel settore dei danneggiamenti e delle estorsioni;

19)  DI MASI PASQUALE, classe ’86, quale partecipe alla cosca Chindamo-Ferrentino con compiti operativi prevalenti nel settore degli stupefacenti e con quello di mantenere rapporti stabili di frequentazione con la figura apicale Ferrentino Marco e altri subordinate quali quella del fratello Giuseppe e di Ferrentino Francesco classe ’80;

20)  PANIGO MARINA, classe ’59, inserita nella cosca Chindamo-Ferrentino, con compiti operativi, in particolare nell’area Lombarda, nel settore degli stupefacenti e col ruolo di intestaria fittizia di aziende riconducibili alla cosca ed in particolare della ditta denominata United Seed’s Keepers costituita peraltro al solo scopo (e comunque con il principale) di consentire all’organizzazione di stampo mafioso di importare, occultata nel riso;

21)  MEZZASALMA FABIO, classe ’63, operante, in area Milanese, principalmente nel settore degli stupefacenti, partecipava attivamente al disbrigo di tutte le pratiche burocratiche per la costituzione della ditta mafiosa denominata United Seed’s Keepers al fine di consentire all’organizzazione mafioso di importare, occultata nel riso, droga;

22)  MARAFIOTI ALBINO, classe ’85, sodale dei Ferrentino con compiti operativi nel settore degli stupefacenti, deputato nell’interesse dell’organizzazione criminale di appartenenza, alla vendita al dettaglio di cocaina, marijuana e haschish nel territorio di Galatro e alla movimentazione di armi, fornendo altresì appoggio con la messa a disposizione di tutti gli affiliati di un capannone sito in Voghera, formalmente intestato alla coniuge Panigo Marina, di fatto adibito a sede, sociale delle ditte mafiose Dimasi Costruzioni di Giuseppe Dimasi, Dima Costruzioni s.r.l. di Lamanna Francesco, Dimafer di Ferrentino Francesco;

23)  FREITAS DE SIQUEIRA DIEGO,  classe ’86, quale partecipe alla cosca Chindamo-Ferrentino,  manteneva i contatti dalla Lombardia con la cosca per il tramite di Ferrentino Francesco, operando altresì nel settore degli stupefacenti quale custode della droga e garante della distribuzione nel territorio Pavese.

COSCA LAMARI

1)   LAMARI VINCENZO alias Enzo, classe ’68, con la dote di “santista”, nel ruolo di capo, promotore ed organizzatore della associazione, con compiti di decisione,  pianificazione e di individuazione delle azioni delittuose da compiere. In particolare, qualificabile come capo carismatico dell’omonima cosca, principale punto di riferimento degli altri sodali, coordinava le attività illecite distribuendone i relativi proventi ai sodali e gestendo “la cassa comune”;

2)   LAMARI ANGELO, classe ’67, nel ruolo di capo, promotore ed organizzatore della associazione, con compiti di decisione e gestione, per il tramite del genero Mastroianni Fabio, di immobili di ingente valore in provincia di Varese, nonché di attività imprenditoriali in Calabria e in Lombardia, fittiziamente intestate a terzi prestanomi. Egli è peraltro reale proprietario della squadra di calcio denominata Polisportiva Laureanese, atteso l’intervento riscontrato dalle indagini sulle dirigenze delle squadre rivali per “truccare” gli esiti delle competizioni calcistiche;

3)   MASTROIANNI FABIO, classe ’87, partecipe alla cosca Lamari e deputato a curare gli interessi economici del suocero Lamari Angelo, con il compito di gestire il complesso immobiliare di cui era proprietario “occulto; operativo anche nel settore degli stupefacenti, alcune partite dei quali venivano occultate nelle slot machines di esercizi commerciali ubicati in Laureana quale componente di gruppi armati per compiere spedizioni punitive; nonché con il ruolo di intestatario fittizio della società agricola denominata Demetra s.r.l. con sede Laureana di Borrello;

4)   LAMANNA FRANCESCO, classe ’86, soggetto inizialmente vicino ai Chindamo Ferrentino, di cui era intestatario fittizio della ditta edile Dima Costruzioni, è poi passato con la cosca Lamari svolgendo compiti operativi anche nel settore delle armi oltre, peraltro, essere addetto al controllo del territorio, nella veste di “picciotto di giornata”, delegato a riferire al capo Lamari Enzo gli spostamenti sul territorio anche dei componenti della cosca contrapposta;

5)   LAMARI MATTIA, classe ’97, figlio di Angelo, deputato a curare gli interessi economici del padre, cogestendo il supermercato “il Quadrifoglio”, con sede a Laureana e di cui Lamari Angelo era proprietario “occulto”;

6)   NAPOLI CLAUDIO, classe ’76,  ritenuto “volto imprenditoriale” della cosca Lamari quale intestatario fittizio dell’azienda edile denominata “NP Costruzioni di Napoli Claudio e Prossomariti Andrea”, società mafiosa di cui è proprietario di fatto Lamari Rocco ed aggiudicataria diretta e/o indiretta di numerose commesse pubbliche da parte del Comune di Laureana di Borrello. Il Napoli è risultato essere altresì trait d’union tra la cosca e la politica, curando i rapporti con amministratori locali, tra cui il vice Sindaco Trapasso Giuseppe;

7)   PROSSOMARITI ANDREA, classe ’73, anch’egli altro “volto imprenditoriale” della cosca nel ruol di intestatario fittizio dell’azienda edile denominata “NP Costruzioni di Napoli Claudio e Prossomariti Andrea”, oltre che in qualità di Presidente della società calcistica denominata Polisportiva laureanese, di fatto di proprietà di Lamari Angelo;

CONCORRENTI ESTERNI DELLA LOCALE DI LAUREANA DI BORRELLO

1)   LAINÀ VINCENZO, classe ’63, perché pur non facendo parte dell’associazione criminale, forniva un concreto, specifico, consapevole e volontario contributo alla cosca Chindamo-Ferrentino, come referente politico del sodalizio;

2)   PRESTIA FRANCESCO,  classe ’76, quale referente diretto di Marco Ferrentino delegato a reperire un “aggancio” all’interno dell’area portuale di Gioia Tauro per sdoganare merce contenente sostanza stupefacente;

3)   TARANTINO FRANCESCO, classe ’76, responsabile della società Saimare – filiale di Gioia Tauro, operante nell’area portuale, impegnatosi a favorire la cosca nell’attività di smercio da e per il porto di Gioia Tauro ed in altre zone portuali italiane; unitamente al Prestia contribuiva al perseguimento degli interessi della ‘ndrina nell’investimento e nell’importazione di sostanze stupefacenti, recependo le direttive del capo cosca, e impegnandosi ad agevolare gli accessi e gli scarichi della merce importata in cui era occultata cocaina grazie alla costituzione della ditta denominata United Seed’s Keepers s.r.l intestata formalmente a Panigo Marina (34%) e Tencaioli Claudia Maria (66%).

SOGGETTI VICINI ALLE COSCHE LAMARI E CHINDAMO-FERRENTINO

1)      PAPANDREA NATALE, classe ’91, con la finalità di agevolare la cosca di appartenenza e con metodo mafioso, deteneva e portava in luogo pubblico, in concorso con terze persone affiliate, armi comuni da sparo al fine di commettere il reato di danneggiamento della saracinesca della macelleria di Muratore Alberto, sita in  Laureana di Borrello;

2)      CIANCIO FRANCESCO ANTONIO, classe ’95, con la finalità di agevolare la cosca di appartenenza e con metodo mafioso, deteneva e portava in luogo pubblico, in concorso con terze persone affiliate, armi comuni da sparo al fine di commettere il reato di danneggiamento della saracinesca della macelleria di Muratore Alberto, sita in  Laureana di Borrello;

3)      OPPEDISANO MAURIZIO, classe ’81, con metodo mafioso, deteneva e portava in luogo pubblico, un’arma comune da sparo al fine di commettere il reato di danneggiamento a colpi da fuoco dell’autovettura in uso a Ganino Alfonso “reo” di non avergli consentito di avere un rapporto sessuale con la convivente;

4)      FERRARI GIORGIA, classe ’95, perché, in concorso con Salvo Isabella,   riceveva da Ferrentino Francesco e Freitas De Siqueira Diego, un quantitativo ingente di sostanza stupefacente di tipo cocaina al fine di realizzare successive cessioni al dettaglio a terzi acquirenti nella zona di Gallarate, nell’interesse della cosca mafiosa;

5)      SALVO ISABELLA, classe ’69, in concorso con Ferrari Giorgia,  riceveva da Ferrentino Francesco e Freitas De Siqueira Diego, un quantitativo ingente di sostanza stupefacente di tipo cocaina, al fine di realizzare successive cessioni al dettaglio a terzi acquirenti nella zona di Gallarate, nell’interesse della cosca mafiosa;

6)      ZITO FELICE,  classe ’91, soggetto vicino alla cosca Lamari, deteneva e portava in luogo pubblico, mostrandola prima ad un soggetto non identificato e successivamente all’amico Mandaglio Andrea, un’arma comune da sparo,Con l’aggravante dell’agevolazione della cosca Lamari;

7)      MANDAGLIO GIOVANNI, classe ’93, soggetto vicino alla cosca Lamari deteneva una canna di fucile calibro 16 e, in concorso con Mandaglio Andrea, presso l’abitazione del nonno Larocca  Giovanni classe 1929, ma nella loro disponibilità e luogo di abituale dimora, deteneva n un armadio 2  pistole lanciarazzi, munizioni e materiale esplodente (circa 2kg di polvere da sparo);

8)   MANDAGLIO ANDREA,  classe ’95, soggetto vicino alla cosca Lamari in concorso con Mandaglio Giovanni, presso l’abitazione del nonno Larocca  Giovanni classe 1929, ma nella loro disponibilità e luogo di abituale dimora, deteneva n un armadio 2  pistole lanciarazzi, munizioni e materiale esplodente (circa 2kg di polvere da sparo).