‘Ndrangheta, azzerato il clan Condello. L’inchiesta NOMI/FOTO/VIDEO

Alcuni degli arrestati nell'operazione Sansone contro il clan Condello
Alcuni degli arrestati nell’operazione Sansone contro il clan Condello

Martedì 15 novembre nella Provincia di Reggio Calabria, il personale del ROS e del locale Comando Provinciale Carabiniericon l’ausilio del personale dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria” e dell’8° Nucleo Elicotteri Carabinieri di Vibo Valentia ha dato esecuzione ad un Provvedimento di Fermo di indiziato di delitto emesso da questa Procura Distrettuale Antimafia, a carico di nr. 26 soggettigravemente indiziati, a vario titolo, dei delitti di partecipazione all’associazione mafiosa unitaria denominata ‘ndrangheta, estorsione, detenzione illegale di munizioni ed armi comuni da sparo e da guerra rese clandestine, procurata inosservanza di pena e favoreggiamento personale,minaccia e danneggiamento seguito da incendio, tutti aggravati dalla finalità di agevolare l’attività della predetta associazione mafiosa.

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L’odierno provvedimento precautelare costituisce esito di un articolato impegno investigativo coordinato da questa Procura e condotto, in contemporanea dal ROS incaricato sia delle ricerche di Domenico Condello classe ’56, detto “U Pacciu”, inserito nell’elenco dei latitanti di massima pericolosità facenti parte del Programma Speciale di ricerca del Ministero dell’Interno, che delle attività di contrasto all’assetto associativo della cosca Condello;

Dal Comando Provinciale Carabinieri Reggio Calabria interessato alle dinamiche criminali delle cosche Zito – Bertuca e Buda – Imerti, operanti nell’area di Villa San Giovanni (RC), Fiumara (RC) e dintorni, nonché dei Garonfalo operativi in Campo Calabro (RC).

Le predette investigazioni sono state condotte su contesti investigativi differenti ma complementari ed, attesi gli evidenti profili di interconnessione, in sinergia dai due Reparti dell’Arma dei Carabinieri. Punto di contatto delle due indagini è costituito dalla influenza della cosca Condello nell’area di Villa San Giovanni (RC) e zone limitrofe, talché, prima di illustrare le risultanze dell’indagine Sansone, è necessario fornire una prospettiva di ordine contestuale circa eventi ed aspetti organizzativo/strutturali dell’organizzazione a cavallo del 1991 – anno di conclusione della seconda guerra di ‘ndrangheta – cui riferire le più recenti emergenze investigative.

VIDEO CON LE INTERCETTAZIONI

In relazione a ciò si deve dire che le vicende criminali della cosca Condello sono strettamente collegate a quelle delle cosche De Stefano ed Imerti/Buda. Originariamente, strettissimi erano i legami esistenti tra i De Stefano, nella persona di Paolo De Stefano, ed i Condello, nella persona di Pasquale Condello cl. ’50, il “Supremo”, essendo il primo testimone di nozze, unitamente a Giovanni Fontana della omonima cosca, del secondo.

Pasquale Condello cl ’50, grazie alle sue capacità nell’ambito criminale ed ai legami di comparaggio indicati, aveva rapidamente assunto il ruolo di braccio destro del boss De Stefano Paolo. Gli equilibri tra i due casati mafiosi iniziarono però a modificarsi in prossimità della metà degli anni ’80:

In conseguenza del matrimonio, celebrato nel 1983, tra Antonino IMERTI detto “Nano feroce”, nato a Villa il 22/8/46, esponente apicale della cosca Imerti/Buda, e Giuseppina Condello, sorella di Domenico cl. ‘53 “U Pacciu” e cugina di Pasquale cl. ‘50 “il Supremo”, matrimonio questo che determinò la cementificazione dei rapporti tra i Condello e gli Imerti/Buda ed il rafforzamento della loro presenza nell’area di Villa San Giovanni (RC); Nel momento in cui si intravidero le enormi contribuzioni pubbliche legate al Decreto Reggio ed ai suoi appalti milionari, nonché alla possibile costruzione del Ponte sullo Stretto.

Le due indicate circostanze contribuirono a determinare i De Stefano a pianificare l’omicidio di Nino Imerti che avrebbe portato allo sgonfiamento del potere dell’aggregato criminale Condello/Imerti/Buda nell’area di Villa S. Giovanniove i DE STEFANO intendevano espandere la loro influenza. Così il 10 ottobre 1985, in quel centro, venne fatta esplodere un’autobomba che provocò la morte di tre persone – Spinelli Umberto, Vincenzo Palermo e Angelo Palermo – guardie del corpo di Antonino Imerti –  ed il ferimento di quest’ultimo e di Natale Buda, persona che notoriamente svolgeva la mansioni di autista del boss. Il successivo 13 ottobre, a soli tre giorni di distanza, nel rione Archi di Reggio Calabria, veniva consumato il duplice omicidio del boss Paolo De Stefano, capo dell’omonima famiglia, e Antonino Pellicanò, la cui ideazione ed esecuzione materiale va ricondotta proprio a Domenico Condello cl. ’56. Quest’ultimo episodio delittuoso ha di fatto inaugurato la seconda guerra di ‘ndrangheta e sancito definitivamente la scissione dell’allora nascente cosca Condello – Imerti – Buda dallo schieramento Destefaniano, di cui il citato Paolo De Stefano era leader indiscusso;

FOTO DEGLI FERMATI 

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Questi fatti, rappresentano l’inizio della carriera criminale di Domenico Condello cl. ’56 nelle file del nuovo «federamento» anti Destefaniano il cui potere si è progressivamente accresciuto in ragione degli arresti di Nino Imerti nel 1993 ed i Pasquale Condello cl. ‘50, da parte del ROS, nel 2008.

In tale contesto se la cosca Imerti/Buda va ricollegata allo schieramento Condelliano. La seconda guerradindrangheta si protrasse sino al 1991, anno in cui tra gli opposti schieramenti – (NDR: Nello scontro si fronteggiarono due schieramenti composti dalle cosche: DE STEFANO-LIBRI-TEGANO-LATELLA-BARRECA-PAVIGLIANITI-ZITO da un lato assieme ai MORABITO, ai MAZZAFERRO, ai PELLE, ai NIRTA, ai PESCE ed altri).

CONDELLO-IMERTI-FONTANA-SARACENO-SERRAINO-ROSMINI-LO GIUDICE dall’altro (assieme ai PIROMALLI, ai MAMMOLITI, agli URSINI, ai MACRÌ, ai CORDÌ, ai COMMISSO ed altri) – venne siglata una pace che, attribuendo aree di influenza alle varie famiglie mafiose interessate, ridisegnò la geografia criminale della provincia reggina ed i rapporti di forza tra le consorterie di ‘ndrangheta, decretando – per quanto attiene al territorio di Villa San Giovanni che qui interessa – l’operatività di entrambi gli schieramenti, tra loro in rapporto di reciproco riconoscimento.

Passando alla sintetica illustrazione dell’indagine Sansone si deve dire che essa ha portato il 10.10.2012 al rintraccio del latitante Domenico Condello cl. ’56 ed alla individuazione della rete di supporto logistico e dei più stretti collaboratori che oggi sono destinatari del provvedimento restrittivo.

Sotto il profilo associativo le indagini condotte dal ROS sul conto dello schieramento Condello – che, come indicato, ha influenza anche nella zona di Villa San Giovanni (RC) per via dei collegamenti con i Buda/Imerti – si sono intersecate con quelle svolte dal Comando Provinciale Carabinieri di Reggio Calabria, in corso in periodo coevo, ma a carico dello schieramento Zito – Bertuca, pure operante in Villa San Giovanni (RC) e Fiumara (RC). Ciò in ragione della accertata interazione tra i due schieramenti a causa delle criticità insorte, in ordine alla suddivisione delle attività estorsive.

Le indagini hanno così messo in luce la presenza, nell’area villese, di una forte pressione estorsiva e di un controllo criminale esercitato congiuntamente, da più cosche, in modo capillare. Situazione questa che può essere efficacemente riassunta nelle parole di Pasquale Bertuca che – nel corso di un colloquio in carcere intrattenuto con la sorella Felicia Bertuca e con il nipote Vincenzo Sottilaro il 23.08.2010 – invitava i familiari a riferire a Alfio Liotta, soggetto incaricato della riscossione dei proventi estorsivi, di «non lasciare scampo a nessuno» con la precisazione di un imprenditore cui doveva rivolgersi che doveva «… essere il primo che glieli deve portare!».

Il controllo esercitato sul territorio era così ampio e penetrante che gli esponenti delle consorterie mafiose – oltre a condizionare la vita economica del territorio villese posto che l’avvio di iniziative economico/imprenditoriali doveva ricevere il placet degli esponenti delle varie cosche – erano in grado di risalire agli autori dei furti in abitazione e di veicoli, dei danneggiamenti, e di attivarsi per la restituzione dei beni ai legittimi proprietari, anche dietro il pagamento di una somma di denaro. Entrando più nel dettaglio si deve dire che, nel settore delle estorsioni, i rapporti tra le cosche Zito – Bertuca e quelle Condello – Buda – Imerti sono caratterizzati da logiche spartitorie dei proventi estorsivi che si sono dipanate non senza momenti di criticità derivanti dalla duplicazione delle richieste estorsive tali da determinare, in alcuni casi, incontri diretti tra i referenti dei due schieramenti. Particolarmente eloquenti sono ancora le parole di BERTUCA Pasquale che, lamentandosi col fratello Vincenzo dell’eccessivo attivismo estorsivo del condelliano Andrea Carmelo Vazzana nell’area di Villa San Giovanni, specificava che Alfio Liotta gli avrebbe dovuto riferire «… che le indagini sopra di noi non le può fare nessuno! Altrimenti glielo mando a dire con Mico! Perché… tutte le volte che hanno portato… una brioche se la sono mangiata pure loro!» specificando che, quando entravano nell’area di loro pertinenza, «gli devi dire che prima di andare a Cannitello devono “bussare” però!».

Nel complesso le attività di indagine hanno permesso di documentare ben 20 episodi estorsivi – consistiti nella pretesa di ingenti somme di denaro – in danno di numerose imprese operanti nei settori della raccolta dei rifiuti solidi urbani e delle costruzioni in generale/movimento terra, impegnate nello svolgimento di servizi ed opere sia private che di interesse pubblico, i cui proventi, sono stati suddivisi tra le predette cosche.

Le relazioni tra le suddette cosche nel campo estorsivo hanno conseguentemente consentito di delineare gli assetti associativi non solo delle cosche Condello – Buda – Imerti E Zito – Bertuca ma anche della cosca Garonfalo, operante nel limitrofo comune di Campo Calabro (Reggio Calabria).