Clamorosi sviluppi nell’omicidio Scarfone. E’ stato ucciso per l’eredità

Vittoria Scarfone e Vincenzo Timpani arrestati il 12 gennaio 2017
Vittoria Scarfone e Vincenzo Timpani arrestati il 12 gennaio 2017

Ucciso per l’eredità dell’anziana madre. Sono questi gli sviluppi clamorosi nelle indagini sull’omicidio di Antonio Scarfone, avvenuto lo scorso agosto a Rosarno (Reggio Calabria). L’uomo è stato freddato dopo avere aperto la porta di casa della madre.

I Carabinieri di Gioia Tauro, supportati da i colleghi di Reggio Emilia, hanno arrestato a Rosarno il cognato e la sorella della vittima. Si tratta dei coniugi Vincenzo Timpani, di 61 anni, e Vittoria Scarfone, (54) ritenuti responsabili di omicidio in concorso commesso per via dell’eredità della madre della vittima.

Il provvedimento è stato emesso dal Gip presso il Tribunale di Palmi su conforme richiesta della locale Procura della Repubblica. Nel medesimo contesto, in Calabria ed in Emilia-Romagna, sono state eseguite anche alcune perquisizioni domiciliari volte alla ricerca di ulteriori elementi probatori al già grave quadro indiziario ricostruito sinora nel corso delle indagini.

L’INDAGINE – I provvedimenti restrittivi giungono all’esito di una complessa attività d’indagine che ha consentito di procedere già il 19 agosto 2016 al fermo di Angelo Scarfone, di anni 52, e Luigi Timpani, di anni 28, rispettivamente fratello e nipote della vittima nonché quest’ultimo figlio della coppia arrestata giovedì 12 gennaio 2017, ritenuti essere i principali autori dell’omicidio ed attualmente detenuti.

In particolare, l’attività d’indagine, avviata nell’immediatezza del grave fatto di sangue, avvenuto a colpi di pistola il 14 agosto 2016, in Via Giovanni Papa XXIII, a Rosarno, attraverso un puntuale sopralluogo nonché l’audizione di diverse persone, ha consentito di ricostruire l’esatta dinamica dell’evento delittuoso e successivamente, anche attraverso attività tecnica, esaltata dal contributo del Reparto Indagini Tecniche del ROS, di raccogliere elementi gravemente indizianti a carico anche dei due ulteriori indagati, per i quali il Gip presso Tribunale di Palmi, accogliendo in toto le richieste espresse dalla locale Procura, ha ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza e fondate le esigenze cautelari alla base del provvedimento cautelare in carcere emesso nei loro confronti.

MOVENTE – Inoltre, attraverso l’analisi dei rapporti familiari della vittima, è stato possibile, accertare, quale movente del delitto, l’esistenza all’interno della famiglia Scarfone di dissidi legati alla gestione del patrimonio immobiliare e quindi dell’eredità dell’anziana madre dei fratelli Scarfone, nel frattempo deceduta.

LA RICOSTRUZIONE  – Antonio Scarfone, commerciante di 49 anni, è stato freddato a tarda sera della vigilia di Ferragosto dopo aver aperto a chi aveva suonato al campanello di casa della madre. Aperta la porta, è stato freddato. Sin da subito gli investigatori hanno escluso che l’omicidio fosse legato a fatti di criminalità organizzata. Il fatto che la vittima ha aperto la porta ha subito fatto sospettare che Scarfone conosceva i suoi sicari.

I REATI – I reati contestati nello specifico sono quelli di concorso in omicidio, aggravato dalla premeditazione e dall’aver commesso il fatto approfittando di circostanze di tempo e di luogo, nonché il reato di detenzione illegale di arma da fuoco in concorso.

Gli arrestati, al termine delle formalità di rito, sono stati tradotti presso le case circondariali di Reggio Calabria “Panzera” ed “Arghillà” su disposizione dell’autorità giudiziaria competente, in attesa di essere sottoposti ad interrogatorio di garanzia.