Tirocinanti Giustizia, timori per esclusione. Dieni: “Colpa della Regione”

Tirocinanti della Giustizia Calabria«A causa dell’incompetenza della Regione Calabria, buona parte dei tirocinanti della giustizia verranno esclusi dal percorso formativo biennale indetto dal ministero». Lo dichiara la deputata del M5S Federica Dieni.

«In risposta a una lettera di chiarimenti firmata da me e dal collega Paolo Parentela – prosegue la parlamentare –, il ministero della Giustizia ha riferito circa l’avvenuta autorizzazione dello schema di convenzione sottoscritto tra Regione Calabria e vertici degli uffici giudiziari di Catanzaro e Reggio Calabria, fornendo, al contempo, specifiche indicazioni volte ad armonizzare il testo alle normative di riferimento, alle varie circolari che disciplinano la materia e alle “Linee guida in materia di tirocini formativi della Presidenza del Consiglio dei ministri».

«La nota dolente – continua Dieni – è che la Regione non ha rispettato quelle prescrizioni. Il ministero, infatti, ha chiesto esplicitamente di ridurre il numero di tirocinanti, in misura proporzionale più congrua rispetto alle unità di personale già presenti negli uffici giudiziari».

La Regione Calabria, in seguito a una specifica intesa sottoscritta con gli uffici giudiziari calabresi, aveva pubblicato una manifestazione d’interesse per la selezione di mille posti negli uffici giudiziari, destinati a percettori in deroga o disoccupati con pregressa esperienza formativa presso gli uffici giudiziari. Un’iniziativa che risultava coperta da fondi europei.

«Si tratta, insomma – aggiunge la deputata 5 stelle –, dell’ennesima brutta figura della Regione Calabria, che avrebbe dovuto trovare un accordo con il governo prima di pubblicare il bando, evitando così di illudere circa mille precari, molti dei quali, alla luce delle direttive del ministero, dovranno ora rinunciare a un percorso formativo che avrebbe permesso loro di assumere la qualifica di ausiliario o di operatore giudiziario, retribuita con una borsa lavoro mensile di 500 euro».

Dieni conclude: «Sempre più paradossale, dunque, la situazione dei tirocinanti calabresi, finiti in un vicolo cieco per le colpe della politica e della burocrazia, che hanno dato prova, ancora una volta, dell’approssimazione e faciloneria con cui vengono affrontati i problemi dei precari».