Violenta rapina a tabaccaia di Bocale nel 2015, altri due arresti

Domenico Calluso
Nel riquadro Domenico Calluso

Militari della stazione di Pellaro e della compagnia di Reggio Calabria hanno eseguito stamane due ordinanze di applicazione di misura cautelare in carcere, emesse dal Gip del Tribunale di Reggio Calabria nei confronti di Domenico Calluso, di 42 anni e Gianluca Scaramozzino (40), quest’ultimo già recluso perché lo scorso 7 ottobre 2016 è stato trovato in possesso di un vero e proprio arsenale di armi. L’accusa per entrambi è di rapina a mano armata.

L’indagine trae origine da una complessa attività condotta dai militari di Pellaro, sotto la guida della procura della Repubblica di Reggio Calabria diretta dal Dottor Federico Cafiero De Raho, a seguito di una rapina a mano armata commessa il 29 agosto 2015 presso la rivendita tabacchi “De Fontes Antonella” di Bocale che fruttò, allora, un bottino di 12.000 euro.

All’epoca, le indagini avevano portato all’emissione di un provvedimento di fermo d’indiziato di delitto nei confronti di Gerolamo Latella (rimesso in libertà e riarrestato perché ritenuto il basista del gruppo) e di Paolo Antonio Monorchio, ritenuto dagli inquirenti colui che imbracciò materialmente il fucile ed il cui fermo avvenuto il 4 settembre 2015 venne in seguito convalidato dall’autorità giudiziaria.

I militari, consci della presenza sul luogo del delitto di altri complici, iniziavano un’attenta attività di analisi dei contatti e delle frequentazioni degli arrestati sino a giungere alla raccolta di gravi indizi di colpevolezza a carico di Calluso e Scaramozzino in ordine alla rapina perpetrata.

Le indagini svolte avrebbero accertato il ruolo di Calluso come quello del secondo rapinatore entrato all’interno dell’esercizio commerciale per perpetrare la rapina e di Scaramozzino come quello dell’autista della vettura utilizzata dai malviventi per la fuga.

Di fondamentale importanza, inoltre, si dimostrava l’arresto di Gianluca Scaramozzino il 7 ottobre 2016 allorquando fu trovato in possesso di un vero e proprio arsenale; tra le armi rinvenute e sequestrate vi era anche un fucile a canne mozze che, da subito, parve ai militari del tutto simile a quello utilizzato per la rapina alla tabaccheria.

Gli accertamenti tecnici posti in essere dal Ris di Messina avrebbero confermato diversi punti di comunanza tra il fucile sequestrato a Scaramozzino e quello utilizzato dai rapinatori e ripreso dalle telecamere del circuito di videosorveglianza dell’attività commerciale.