I rampolli dei clan che terrorizzavano Reggio. [DETTAGLI-FOTO-NOMI]

I fermati nell'operazione Eracle a Reggio Calabria
I fermati nell’operazione Eracle a Reggio Calabria

Esponenti di primo piano della cosca Condello di Reggio Calabria agendo in sintonia con alcuni “rampolli” della cosca Tegano, avevano assunto la gestione monopolistica dei servizi di “buttafuori” dei principali locali d’intrattenimento serale e notturno di Reggio Calabria. E’ quanto è emerso da un’inchiesta coordinata dalla Dda reggina che ha portato a 15 fermi eseguiti in un operazione congiunta dai carabinieri del Comando provinciale e dalla Squadra mobile reggina su una inchiesta coordinata dal procuratore della Repubblica di Reggio da Federico Cafiero De Raho e dai sostituti procuratori della Dda Stefano Musolino, Walter Ignazzitto, Sara Amerio, Giovanni Gullo.

Protagonisti al centro dell’inchiesta le giovani leve della ndrangheta reggina che, evocando la loro appartenenza a storici casati della ‘Ndrangheta originaria del quartiere di Archi, hanno inteso proporsi quale gruppo dominante della scena serale e notturna della città, intimidendo o aggredendo chiunque non riconoscesse loro siffatto ruolo.

L’indagine, convenzionalmente denominata “Eracle” e sviluppatasi dal maggio 2015 al dicembre 2016, trae origine dalla necessità, avvertita dalla Procura diretta da De Raho, di contrastare la serie di reiterate aggressioni, risse ed intimidazioni che hanno funestato le recenti estati reggine, turbando la serena e la libera frequentazione serale dei locali d’intrattenimento (specie quelli stagionali avviati sul lungomare cittadino).

I fermati sono Luciano Baione, classe 1990; Francesco Barbaro, classe 1994; Enrico Giovanni Barcella, classe 1970; Fabio Caccamo, classe 1979; Basilio Cutrupi, classe 1986; Salvatore Falduto, classe 1964; Francesco Ferrante, classe 1973; Fabio Vittorio Minutolo, classe 1978; Andrea Morelli, classe 1982; Fabio Morelli, classe 1988; Cosimo Morelli, classe 1980; Domenico Nucera, classe 1981; Michele Panetta, classe 1986; Giuseppe Emanuele Pecora, classe 1985 e Antonino Saladino, classe 1987.

L’INCHIESTA ERACLE – L’attività d’indagine ha consentito di accertare come esponenti di primo piano della “Cosca Condello” avessero assunto la gestione monopolistica dei servizi di “Buttafuori” presso i principali locali d’intrattenimento serale e notturno della città di Reggio Calabria.

Gli indagati, attraverso la gestione di tale servizio,non solo traevano il profitto conseguente al suo esercizio monopolistico ma lo sfruttavano anche quale volano del metodo intimidatorio, caratterizzante l’operato della ‘Ndrangheta, sino al punto da ferire a colpi d’arma da fuoco, a distanza di alcune ore e dopo averlo ricercato per la città, un avventore di un locale che aveva messo in discussione la loro autorità criminale (vicenda ferimento  Andrea Facciolo, occorso alle prime luci dell’alba del 29 agosto 2015 nei pressi del Bar denominato “Snoopy”).

(Per tale specifica vicenda l’attività d’indagine veniva svolta da personale della Squadra Mobile della Questura di Reggio Calabria).

FOTO DEGLI ARRESTATI 

Con lo sviluppo delle investigazioni, è stato accertato come, sfruttando la gestione capillare del servizio di buttafuori, alcuni sodali avessero avviato un fiorente traffico di sostanze stupefacenti (cocaina e marijuana) strutturando una stabile organizzazione criminale, caratterizzata da una ramificata vendita al dettaglio, operante sia nei locali notturni, in cui si erano infiltrati grazie alla predetta gestione del servizio di buttafuori che in alcuni punti della città. E’ stato, poi, accertato come taluni protagonisti di tali dinamiche criminali, fossero anche autori di inquietanti, specifici episodi di estorsione, rapina ed altri reati che hanno minato la serenità ed il tranquillo vivere civile della popolazione cittadina.

L’indagine, infatti, ha consentito di disarticolare la dirigenza di un numeroso e pericoloso sottogruppo criminale, inserito nella “Cosca Rugolino” ed avente come base operativa il quartiere di Arghillà, con a capo i fratelli Cosimo, Fabio  ed Andrea Morelli. Il sottogruppo operava nel settore dei furti di autovetture, nelle abitazioni ed altri reati predatori (scippi),nel traffico di stupefacenti; lo stessoera dotato di una ingente disponibilità di armi da fuoco che lo aveva reso punto di riferimento anche per altre compagini criminali della zona.

VIDEO DELL’OPERAZIONE ERACLE

Lo stringente monitoraggio degli indagati e la volontà di approfondire la preoccupante diffusione di armi da fuoco tra i soggetti intercettati, ha consentito sia di individuare ulteriori esponenti della “Cosca Stillitano” (i cui vertici erano stati tratti in arresto nell’ambito dell’indagine cd. “Sistema Reggio”)che di identificare individui alcuni fornitori di armi e munizionamentoin favore di esponenti delle cosche cittadine.

Il ruolo del Domenico Nucera

L’indagine muoveva i primi passi dal monitoraggio di Nucera Domenico, presenza assidua della pizzeria “Mirablù”, ubicata nel centro città.

L’intuizione investigativa di questa Procura della Repubblica si dimostrava, da subito, premiante poiché permetteva di riscontrare in primo luogo un’effettiva intestazione fittizia della citata pizzeria “Mirablù”, luogo di ritrovo per numerosi esponenti dello schieramento Condelliano, formalmente intestata a Canale Natale Antonio e di fatto gestita da Nucera Domenico, compagno della figliastra del Canale. Il Nucera intratteneva buoni rapporti di amicizia con Tegano Domenico, figlio del Boss Tegano Pasquale, che sovente veniva notato presso i locali della pizzeria nonché sull’autovettura in uso al Nucera stesso, palesando un indubbia commistione tra i membri di cosche storicamente contrapposte.

Rapina al “Center Stock”

Le attività tecnicheposte in essere permettevano di rilevare come gli associati avessero una reale e concreta disponibilità di armi come acclarato il 19.12.2016 in occasione di una rapina perpetrata da Bruno Magazzù presso il “Center Stock” sito su Viale Calabria. Nell’immediatezza dei fatti veniva tratto in arresto il Magazzù e recuperata la somma di 31.940,00 euro mentre il suo complice riusciva a darsi alla fuga con parte della refurtiva. Nel corso dell’indagine si si comprendeva che il Nucera ed il Ferrante avessero piena consapevolezza di quanto occorso. Gli stessi, inoltre, provvedevano al sostentamento della famiglia del Magazzù ristretto in carcere.

Procacciamento di armi da fuoco

L’addetto al reperimento e al procacciamento delle armi per l’associazione era Vincenzo Ferrante che, tramite Francesco Barbaro o Cosimo Morelli alias “Cocò”, si adoperava alla sostituzione o all’acquisto delle armi in possesso agli associati sotto la supervisione del Domenico Nucera .

In diverse conversazioni intercettate il Nucera invitava il Ferrante a prodigarsi per il procacciamento di nuove armi per “lavorare” ed il Ferrante riferiva al Barbaroqualsiasi cosa capita, pure mitragliette..”.

Il Ferrante rassicurava il Barbaro asserendo che aveva la disponibilità di denaro contante in quanto gli sarebbe bastato recarsi ad Archi a prendere il denaro necessario definendo pertanto una materiale assistenza economica delle famiglie “Arcote” al contesto associativo in essere.

L’attività di guardiania ai locali mediante “buttafuori”

Il controllo del territorio da parte del Nucera e dei suoi consociati si traduceva anche nell’impiego di alcuni individui nell’attività di “buttafuori” presso alcuni locali della città di Reggio Calabria.

Il contesto “Buttafuori” deve intendersi come propria espressione della ‘ndrangheta sul territorio; il Nucera, con l’ausilio di alcuni dei ragazzi che, per suo conto, effettuavano il predetto irregolare servizio, a seguito di un litigio iniziato presso il lido “Ni’u”, si rendeva responsabile del ferimento a colpi d’arma da fuoco di un incensurato di Reggio Calabria, occorso alle prime luci dell’alba del 29 agosto 2015 nei pressi del Bar denominato “Snoopy”.

(Per tale ferimento l’attività d’indagine veniva svolta da personale della Squadra Mobile della Questura di Reggio Calabria)

Corse clandestine di cavalli

Il Nucera, inoltre, si mostrava un assiduo frequentatore di un ricovero per equini, attribuibile alla famiglia Condello, per il conto della quale “scuderia” effettuava ripetutamente corse clandestine sullo scorrimento veloce Gallico-Gambarie. Lo stesso impartiva anche disposizioni sui farmaci da somministrare ai cavalli per migliorarne le prestazioni.

GliStillittano

Il proseguo dell’attività investigativa consentiva di far luce sulla figura di Vincenzo Ferrante che, in un primo momento, operava alle dipendenze del Nucera e successivamente, ritrovata la sintonia criminale con lo zio Domenico Stillittano, iniziava ad operare per conto del congiunto.

L’avvicinamento allo “Zio Mico” e quindi l’interessamento del Ferrante per il sostentamento economico della famiglia del predetto, provocava degli inasprimenti nel rapporto che lo stesso aveva con i germani Cosimo e Andrea Morelli, operanti nel territorio di Arghillà.

A seguito degli insoddisfacenti rapporti tra Vincenzo e i predetti germani, in particolare “Cocò”, il Ferrante chiedeva ausilio a Salvatore Falduto, storico affiliato della famiglia Stillittano dimorante proprio ad Arghillà, il quale si intrometteva per distendere la situazione indottrinando Ferrante sul forte legame tra lo “Zio Mico” e i fratelli, in particolare Andrea, con il quale aveva condiviso un periodo di detenzione nonché sul placet mafioso delle cosche di riferimento.

I malumori del Ferrante si inasprivano il 29.08.2016 in occasione del furto di un’autovettura di proprietà di Vazzana Andrea Gianpaolo, cugino di Vazzana Andrea, storicamente affiliato alla famiglia di Pasquale Condello alias “il Supremo”.

A seguito del predetto furto il Nucera, tramite Salvatore Falduto, interpellava Cosimo Morelli alias “Cocò” per riottenere l’autovettura; il Ferrante, autonomamente, si inseriva nella vicenda e, recandosi presso l’abitazione del Morelli, innescava con lo stesso un’accesa discussione tanto da esternare propositi omicidiari nei suoi confronti.

Nella medesima giornata Ferrante si rivolge anche a Barcella Enrico Giovanni, dipendente della ditta edile intestata alla moglie di Ferrante Francesco, per avere le armi della “famiglia” custodite, millantando con lo stesso l’avallo del fratello Francesco, senza ottenere però risultato.

Il Nucera, temendo che la situazione potesse degenerare, interloquiva prima con il Morelli e successivamente con il Ferrante Francesco, fratello di Vincenzo, riuscendo a ricomporre il dissidio creatosi.

I Morelli

L’attività d’indagine consentiva, inoltre, di acclarare il ruolo di interlocutore privilegiato che i fratelli Morelli (Cosimo, Andrea e Fabio) avevano assunto nel contesto delinquenziale reggino. Gli stessi, oltre all’approvvigionamento di armi per conto dei loro referenti, potevano contare su un corposo numero di loro fiancheggiatori che si sono resi protagonisti, di reati predatori in diverse zone della città. Un esempio di tale loro capacità criminale si aveva con l’episodio del furto dell’autovettura di Andrea Gianpaolo Vazzana del 29.08.2016.

Il traffico e la detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti

L’indagine permetteva di individuare un’attività di spaccio posta in essere nella zona di Viale Manfroce – Ponte della libertà e gestita principalmente da Vincenzo Ferrante che si avvaleva della collaborazione di fidati collaboratori quali Antonino Saladino e Giovanni Magazzù.

Le intercettazioni poste in essere portavano alla luce il canale del Ferrante per l’acquisto ed il taglio della sostanza stupefacente da smerciare, individuato per l’appunto in Fabio Puglisi, addetto tra l’altro alla custodia della “bianca” da consegnare a Vincenzo.

Il 18.05.2016 il Antonino Saladino veniva trovato in possesso di 9 grammi di sostanza stupefacente del tipo marijuana.

Il 18.06.2016, invece, a seguito di perquisizione domiciliare presso l’abitazione di Puglisi Fabio, venivano rinvenuti  18,133 grammi di cocaina e 282,238 grammi di marijuana, Nel corso della perquisizione venivano altresì rinvenute compresse di “Mylicon” utilizzate per il taglio della sostanza stupefacente.