‘Ndrangheta, sequestrati beni per due milioni a Gregorio Cacciola

blitz carabinieri rosBeni per un valore di due milioni di euro sono stati sequestrati dal Ros dei carabinieri e dai colleghi di Gioia Tauro a Gregorio Cacciola, ritenuto esponente di spicco della ‘ndrangheta rosarnese.

Il provvedimento è stato emesso dal tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Dda presso la Procura della Repubblica reggina guidata da Federico Cafiero de Raho.

L’operazione di sequestro ha interessato principalmente i comuni di Rosarno e di Laureana di Borrello ed ha riguardato un’azienda agricola attiva nel settore della agrumicoltura, 15 immobili (tra cui 1 lussuosa villa di 11 vani e 13 terreni con contributi comunitari), un autoveicolo e diversi rapporti bancari.

L’indagine patrimoniale svolta dal Ros ha permesso di ricondurre a Cacciola la disponibilità della predetta azienda e dell’intero patrimonio aziendale formalmente intestata alla moglie Tiziana Consiglio comprensivo di svariati beni strumentali.

In particolare, attraverso lo sviluppo di approfondite analisi bancarie e reddituali, è stato possibile accertare la derivazione illecita dei capitali impiegati per l’avvio dell’impresa, da cui è stata desunta inoltre l’illiceità di tutti gli investimenti successivi, immobiliari e mobiliari, effettuati dal nucleo familiare.

Cacciola, già indagato per associazione mafiosa nel 2009, era stato tratto in arresto nel 2014 con altri esponenti di spicco delle cosche operanti nella provincia reggina, nell’ambito dell’operazione “Mauser-Scacco Matto” per associazione finalizzata al narcotraffico, sequestro di persona e riduzione in schiavitù nei confronti della testimone di giustizia Giuseppina Multari.

Secondo quanto accertato, la donna, tra il 2005 e il 2006, era stata sottoposta da Cacciola a maltrattamenti e minacce di morte, poiché ritenuta responsabile del suicidio di Antonio Cacciola (fratello di Gregorio e marito della Multari) e per la sua dichiarata volontà di collaborare con la giustizia.

Dalle attività di indagine è stato accertato l’illecito accumulo di ricchezze da parte di Gregorio Cacciola ed i tentativi di occultare le disponibilità economiche, per eludere la normativa antimafia in materia di misure di prevenzione patrimoniali.