Svolta nell’omicidio Franzè, arrestati i fratelli Matalone

Svolta nell'omicidio Franzè, arrestati i fratelli Matalone
Da sinistra i fratelli Giuseppe e Daniele Matalone

I carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro, hanno arrestato i fratelli Daniele e Giuseppe Matalone di 27 e 30 anni, poiché ritenuti responsabili dell’ omicidio premeditato in concorso di Michele Franzé, netturbino in pensione all’epoca 66enne, avvenuto a colpi d’arma da fuoco il 9 Gennaio 2014 presso la sua abitazione rurale di Contrada Salice nel Comune di Galatro (Reggio Calabria).

L’arresto dei fratelli, avvenuto stamani nella frazione Monsoreto, a Dinami (Vibo Valentia), è stato disposto dal Gip presso il Tribunale di Palmi (RC) su richiesta della locale Procura della Repubblica.

I provvedimenti cautelari giungono ad esito di una complessa attività d’indagine, condotta dai Carabinieri del Norm della Compagnia di Gioia Tauro, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Palmi, che, avviata nell’immediatezza del grave fatto di sangue attraverso un puntuale sopralluogo nonché mediante l’audizione di diverse persone, ha consentito di ricostruire la dinamica dell’evento delittuoso e quindi di raccogliere elementi gravemente indizianti a carico degli odierni indagati, i germani Daniele Matalone e Giuseppe Matalone, figli di Filomena Sirgiovanni di 51 anni (donna legata da una relazione sentimentale con la vittima) per i quali il Gip presso Tribunale di Palmi, accogliendo in toto le richieste espresse dalla locale Procura, ha ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza e fondate le esigenze cautelari alla base del provvedimento cautelare in carcere emesso nei loro confronti.

I reati contestati nello specifico sono quelli di concorso in omicidio, aggravato dalla premeditazione, nonché il reato di detenzione e porto illegale di arma da fuoco in concorso.

Le indagini, che si sono avvalse di una cospicua attività di intercettazione telefonica ed ambientale integrata dalle numerose testimonianze, hanno permesso pertanto di accertare, quale movente del delitto, l’esistenza di dissidi privati ed economici tra gli indagati e la vittima, dissidi acuitisi nel periodo antecedente all’omicidio e legati anche alla scelta di Franzé di non elargire più denaro in favore del nucleo familiare della donna.

Nel corso delle investigazioni sono state raccolte numerose fonti di prova che hanno consentito innanzitutto di collocare i due indagati nel luogo dell’omicidio in un arco temporale compatibile con l’ora di commissione del delitto; inoltre, l’attenta attività sulle dichiarazioni rese dai testimoni e l’analisi del contenuto delle intercettazioni captate hanno permesso di smascherare il piano elaborato dagli indagati e finalizzato a costruirsi falsi alibi che potessero di volta in volta giustificare gli indizi emersi nei loro confronti.

Ciò è accaduto, in un primo momento, allorquando i fratelli Matalone avevano tentato di giustificare le tracce di polvere da sparo, rinvenute sui loro indumenti poco dopo l’omicidio, con il fatto di essersi recati il giorno prima ad una battuta di caccia, circostanza, questa, non riscontrata dagli investigatori che invece sono riusciti a dimostrarne l’infondatezza.

Poi, in un secondo momento, quando Daniele Matalone, per confutare l’ipotesi investigativa secondo cui i colpi di arma da fuoco diretti verso il Franzè potevano aver investito anche il killer o i killer che avevano imbracciato l’arma del delitto, per giustificare una ferita rilevata sulla sua fronte nell’immediatezza dei fatti, riferiva di essersela procurata a seguito di un incidente sul lavoro occorsogli il giorno precedente all’omicidio.

Anche in questo caso le indagini consentivano di dimostrare che quanto dichiarato da Matalone non corrispondesse alla verità, questo a riprova del tentativo, ormai vano, di trovare alibi che potessero scagionarli. Gli arrestati, al termine delle formalità di rito, sono stati tradotti presso il carcere di Vibo Valentia su disposizione del gip in attesa di essere sottoposti ad interrogatorio di garanzia.