Juncker chi?

Jean Claude Juncker
Jean Claude Juncker

Dal Foglio di Giuliano Ferrara

Nell’Unione europea “questo non è il tempo dei diktat” da parte dell’Europarlamento, perché “nessun candidato ha ottenuto la maggioranza” alle ultime elezioni europee. Con due frasi il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ieri ha sgonfiato la bolla che si era creata attorno alla candidatura di Jean-Claude Juncker per la presidenza della Commissione.

Dopo essersi consultato con Angela Merkel e David Cameron, in un G3 europeo informale a margine del vertice del G7, Renzi ha spiegato che i leader devono “dare una risposta alle esigenze dei cittadini, non all’ambizione di singoli candidati”, altrimenti sarebbe un “gigantesco autogol” dopo il successo degli anti europei il 25 maggio. Certo, il giochetto che si era inventato l’Europarlamento dei candidati dei partiti politici europei è un “percorso di democratizzazione”.

Ma le regole sono chiare e lasciano al Consiglio europeo – cioè ai capi di stato e di governo – “il compito” di proporre il presidente della Commissione. Juncker, dopo oltre un decennio come primo ministro del Lussemburgo e otto anni alla presidenza dell’Eurogruppo, non corrisponde alla “pagina nuova” descritta da Renzi. Come del resto non lo è il secondo presidente incaricato che l’Europarlamento sogna: il tedesco Martin Schulz, diventato star dell’eurosocialismo nel 2003 per il solo fatto di essersi fatto dare dal kapò dal Cav.

[su_youtube url=”https://www.youtube.com/watch?v=1Cid8ZYPyhc” width=”480″ height=”320″]Schierando l’Italia sul fronte del realismo progressista, invece di perseguire un europeismo stantio, il presidente del Consiglio compie una scelta coraggiosa. L’Europarlamento urlerà e protesterà, magari ritardando il processo di nomina della prossima Commissione. Ma se crisi istituzionale deve esserci, meglio subito. In nome delle regole – come predica da tempo Merkel sottolineando che l’elezione indiretta del presidente della Commissione non è contemplata dai Trattati – ma soprattutto della politica come chiede Cameron quando minaccia il veto su un “volto vecchio” dell’Ue.

Uccisa la candidatura Juncker, ora il G3 deve concentrarsi sulla ricerca di un “dream team” che possa trasformare l’Ue per affrontare le sfide riempiendo di contenuti gli slogan vuoti sulla ne cessità di rilanciare la crescita e riconquistare legittimità. I francesi Christine Lagarde e Pascal Lamy sono due personalità di punta per prendere il posto di José Manuel Barroso. L’irlandese Enda Kenny e la danese Helle Thorning-Schmidt faranno sicuramente meglio del belga Herman Van Rompuy come presidente del Consiglio europeo, L’Ue degli scartini deve finire. Ci vogliono “idee”, ha detto Renzi, assumendosi la “responsabilità di fare dell’Europa un luogo di progetti coraggiosi e non di asfissiante burocrazia”