L'immigrazione criminale

Magdi Cristiano Allam per Il Giornale

Di fronte alla sconvolgente inchiesta «Mafia Capitale» – il cui giro d’affari principale è legato alla gestione dei clandestini e dei rom e al persistere degli sbarchi e delle stragi di clandestini – se fossimo veramente uno Stato di diritto e una nazione dedita al bene comune, un governo preposto a salvaguardare l’interesse supremo degli italiani avrebbe dovuto procedere con decreti legge per rendere immediatamente esecutivi:

1) La fine degli ingressi illegali dei clandestini e, di conseguenza, delle operazioni Mare Nostrum o Frontex.

2) La fine del fiume di denaro pubblico destinato alle cooperative o associazioni per tutte le attività legate ai clandestini e agli immigrati irregolari.

3) Lo scioglimento di tutte le aziende pubbliche o parificate di proprietà dei Comuni, delle Province e delle Regioni con i bilanci in perdita, trasferendo le loro competenze a aziende private vincolate al rispetto della missione sociale.

4) Promuovere la gestione imprenditoriale delle istituzioni dello Stato, assicurando un corretto rapporto tra competenze, personale e bilancio, per garantire il miglior risultato al minor costo e nei tempi più rapidi.

5) Sanzionare nel modo più severo, alla stregua del tradimento della Patria, tutti coloro che risultano coinvolti nello sperpero e nell’appropriazione indebita del denaro pubblico.

Se fossimo un Paese che si rispetti, in cui tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, si sarebbe già dovuto non solo sciogliere la giunta e il consiglio comunale di Roma, ma inquisire tutta la filiera coinvolta nella criminale operazione di appropriazione indebita di denaro pubblico, che vede coinvolti la criminalità organizzata, quasi tutti i principali partiti politici, alti livelli della burocrazia dei ministeri e settori delle forze dell’ordine che si occupano di immigrazione, le cooperative catto-comuniste che hanno il monopolio della gestione dei centri di accoglienza, dei campi rom e delle mense per i poveri, in aggiunta agli imprenditori collusi.

È l’immigrazione il principale affare della Cupola di «Mafia Capitale»: «Noi quest’anno abbiamo chiuso con quaranta milioni di fatturato, ma tutti i soldi e gli utili li abbiamo fatti sugli zingari, sull’emergenza alloggiativa e sugli immigrati, tutti gli altri settori finiscono a zero».

Ed è sempre Salvatore Buzzi, braccio destro e sodale di Massimo Carminati, capo della Cupola affaristica che ha di fatto governato Roma, a sentenziare: «Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno».

Corrompere tutti per poter ricattare tutti. Così la criminalità organizzata ha messo le mani sull’amministrazione della capitale d’Italia. Ma la stessa cosa accade anche negli altri Comuni, Province, Regioni, ministeri e in tutte le istituzioni dello Stato dove scorre incontrollato un fiume di denaro pubblico. È lì la radice del male.

«Mafia Capitale» non è un fatto a sé stante, bensì la conferma che la vera Mafia è lo Stato stesso. Lo Stato che, dopo aver lucrato e sperperato, ci addebita il costo di una burocrazia-poltronificio elefantiaca, onerosa e per di più inefficiente, imponendoci il più alto livello di tassazione al mondo, ci perseguita addossandoci la colpa di questo sfacelo in quanto evasori fiscali o dissipatori del nostro denaro e, pertanto, nel nome dell’austerità, ci obbliga a fare sempre più sacrifici rassegnandoci a perdere le nostre case, le nostre aziende, la nostra dignità, fino a ridurci in uno stato di povertà materiale e prostrazione umana.

Mi auguro che, a fronte della reazione di un governo preoccupato di arginare il caso e di farlo passare nel dimenticatoio quasi si trattasse di un incidente di percorso, gli italiani insorgano per porre fine all’ingiustizia di essere ridotti in povertà perché viene anteposto l’interesse dei clandestini, degli immigrati e dei rom, e perché un fiume di denaro va a finire nelle tasche di criminali di professione, politici corrotti, cooperanti ipocriti, burocrati malavitosi e imprenditori spregiudicati. Ora basta!