Terrorismo, allerta del Dis: “Rischio attentati in Italia”

Il premier Paolo Gentiloni e il direttore del DIS Alessandro Pansa durante la presentazione del rapporto
Il premier Paolo Gentiloni e il direttore del DIS Alessandro Pansa durante la presentazione del rapporto.

In Italia c’è il rischio che alcune cellule jihadiste stanziate nel nostro paese decidano di  pianificare attentati in territorio nazionale. E’ quanto emerge dalla relazione annuale dell’intelligence inviata oggi in Parlamento dal Dis, che parla di “pronunciata esposizione dell’Italia alle sfide rappresentate dal terrorismo jihadista”.

Per Alessandro Pansa, direttore del DIS (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza della Repubblica),  “viene confermato come i principali profili di criticità continuino a provenire dalla possibile attivazione di lone wolves (lupi solitari) e self-starters, ovvero da elementi auto-radicalizzati”.

Alle minacce alla sicurezza “non si risponde chiudendosi ma accettando la sfida. Più sicurezza non vuol dire meno libertà”, ha detto il premier Paolo Gentiloni raccisurando che “i cittadini italiani possono essere certi, non della mancanza di minacce perché sarebbe un’illusione ma della qualità molto alta di chi lavora per contrastarle”.

La relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza “racconta pur tra mille contraddizioni la capacità che c’è stata di conoscere, prevenire e contrastare sfide e minacce di vario tipo anche relativamente nuove per noi. E’ motivo di soddisfazione”, ha detto ancora Gentiloni.

“L’Italia deve difendersi e difendere la propria sovranità. Non è nessuna concessione a strane idee di voler riportare in Ue dinamiche conflittuali nei singoli paesi, noi crediamo nell’Europa ma difendiamo tuttavia i nostri interessi tecnologici e strategici”, ha detto il premier.

“L’Italia – ha detto il direttore Pansa – si è ritrovata in prima linea, specie a fronte della perdurante instabilità che ha interessato il quadrante del cosiddetto “Mediterraneo allargato”, di immediato e primario rilievo – anche se, certamente, non unico – per la proiezione, promozione e tutela dei nostri interessi nazionali”.

“In un orizzonte per forza di cose complesso, ed in coerenza con le indicazioni del Vertice politico, le interrelazioni fra sviluppi d’area e fenomeni di minaccia hanno dunque costituito un principio cardine dell’attività intelligence, con un significativo impegno proprio a supporto dell’azione politico-diplomatica dell’Italia in direzione della sponda Sud del Mediterraneo: per la stabilizzazione della Libia e per il contenimento di ingenti flussi migratori illegali che anche nel 2016 hanno trovato la via di transito principale in quel territorio; per la sicurezza della regione, che è anche area strategica di approvvigionamento energetico; per il sostegno, pure in ambito comunitario, ai Governi delle popolose realtà sub-sahariane”.

“In un panorama così articolato, – sottolinea Pansa – minacce come il terrorismo, l’estremismo violento, il traffico di esseri umani, hanno frattanto assunto una dimensione globale che esige una risposta globale, e che per ciò stesso conferisce al contributo informativo ed analitico dell’intelligence una importanza fondamentale”.