Ong-migranti, ricercato consulente Onu in collegamento coi trafficanti

sbarchi migranti OngNello scandalo Ong-migranti di cui si stanno occupando alcune procure prima e dopo il caso Zuccaro, vi sarebbe un protagonista oscuro che le forze di polizia stanno ora ricercando per essere elemento di collegamento tra le Ong e i trafficanti. Si tratta di un italiano accreditato all’Onu, che si presentava come interprete di arabo in una università del Molise, ha collaborato per diverse Organizzazioni non governative e che sarebbe stato anche consulente dell’Aeronautica militare italiana.

A scriverlo è l’agenzia di stampa “Il Velino”, con un articolo del suo direttore Paolo Pollichieni. Il soggetto “per lungo tempo ha fatto il doppio gioco favorendo i vertici dell’organizzazione libica che sfrutta l’immigrazione clandestina nel nostro Paese.

A inchiodarlo, sono le “testimonianze di alcuni clandestini e di uno scafista che, arrestato, ha scelto di collaborare con gli investigatori italiani. Fino al 12 ottobre scorso risultava operativa una pagina Facebook con tanto di fotografia, poi, evidentemente avvertito delle attenzioni degli inquirenti nei suoi confronti, ha scelto la via della clandestinità”.

I suoi ruoli, secondo quanto scrive il Velino, sarebbero stati una “copertura talmente ben congegnata da permettergli di salire a bordo delle navi della Marina Militare San Giorgio e San Giusto e con loro lavorare come interprete nell’ambito dell’Operazione “Mare Nostrum”.

Da alcune indagini sarebbe emerso che l’uomo misterioso sarebbe salito a bordo dei mezzi navali della Marina militare “in quanto lo stesso – spiega Pollichieni – è stato accreditato ufficialmente come traduttore per conto dell’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR).

“A lui si arriva proprio seguendo la pista investigativa che parte dalla Calabria e che racconta di contatti equivoci tra trafficanti e il “mondo grigio” del volontariato, delle Ong, dell’Unhcr. E’ la polizia di frontiera di Crotone, infatti, a segnalare il riconoscimento dell’infiltrato sulla scorta di segnalazioni ricevute da uno scafista bloccato dopo uno sbarco di immigrati avvenuto a Schiavonea” a maggio 2016. Il migrante lo indica come amico di uno dei boss del traffico di clandestini avente base a Sabratha, in Libia.

Le indicazioni fornite – si legge sempre su “Il Velino” – “consentivano anche di rintracciare su Internet veri e propri bandi di reclutamento dalla definizione fin troppo esplicita: “Dalla Libia all’Italia con l’aiuto e la protezione di Allah”; “Viaggio dalla Libia all’Italia. Viaggio sicuro. Noi siamo specializzati in questo”.

In effetti, grazie al ruolo svolto dai fiancheggiatori degli scafisti, le navi prese a nolo dalle ONG erano divenute una sorta di “piattaforma” in attesa al limite delle acque territoriali (se non addirittura al loro interno) dei gommoni provenienti dalla Libia. E sono gli stessi inquirenti a spiegare il successo avuto dalle organizzazioni libiche; “la certezza che il “viaggio” a bordo dei gommoni sarà limitato ad 8/12 miglia induce i trafficanti a sovraccaricare sempre più le imbarcazioni, consapevoli del salvataggio già al limite delle acque territoriali”.

Questo spiegherebbe “anche l’aumento, in poco più di un anno, del numero di clandestini per gommone, da 95/98 a picchi di ben 170 persone presenti a bordo. Adesso la caccia è aperta, acciuffare il “professore” che ha lavorato per gli scafisti pur stando all’interno di organizzazioni umanitarie, significa poter imprimere una svolta importante alle indagini auspicate dal procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro. E significa anche riparare lo smacco subito dalla nostra marina militare che il “professore” ha ospitato a bordo delle sue navi perché accreditato dall’Onu”.