Le carceri scoppiano mentre gli addetti alla sicurezza e gli educatori languono.

Nel sistema carcerario italiano i detenuti superano di molto la capienza effettiva, mentre gli educatori sono troppo pochi. Siamo davanti ad un depotenziamento del sistema sicurezza in tutto il paese. “L’ultima immissione in ruolo di direttori di istituto risale al 1997 e di direttori di Uepe”, ossia gli Uffici per l’Esecuzione Penale Esterna, “risale al 1998”, mentre, “di contro, dal 2005 al 2012, sono stati immessi in ruolo 516 commissari di polizia penitenziaria cui è stato attribuito il compito di assicurare ordine e sicurezza all’interno degli istituti, avvalendosi del corpo di polizia”. La spending review produrrà, quindi, “un effetto devastante” in questo quadro caratterizzato da scelte che “testimoniano in modo evidente un’attenzione prevalente dell’Amministrazione penitenziaria alla garanzia dell’ordine e della sicurezza”.
E’ quanto rilevano i funzionari giuridico-pedagogici delle carceri in una lettera inviata al ministro della Giustizia, Paola Severino, e al capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, Giovanni Tamburino. Le cifre riportate nella lettera parlano di 415 dirigenti, 1007 funzionari giuridico-pedagogici (educatori), 1062 funzionari di servizio sociale a fronte di 516 commissari e 37.127 poliziotti penitenziari. E questo indica una sproporzioni – sostengono i firmatari – rispetto alle finalità di
“rieducazione del condannato” che gli istituti carcerari dovrebbero avere. Negli ultimi anni “si è assistito ad un nuovo trend ascendente di episodi gravemente conflittuali, sempre drammatici e talvolta sanguinosi, fra i detenuti e fra detenuti e operatori. Il caso Cucchi è diventato emblematico”, si legge nella lettera.
E ancora: rispetto “alla carenza di personale di polizia, l’esperienza di altri paesi europei ci dimostra che il rapporto numerico agente/detenuto in Italia è fra i più alti e che forse il problema è piuttosto di tipo culturale ed organizzativo. Ad ulteriore riprova di ciò, si segnala che in l’Italia, di contro, il rapporto numerico personale addetto al trattamento/detenuto è fra i più bassi: ed è proprio quel personale che viene considerato da questo Governo in esubero”.