'Ndrangheta, finisce la latitanza di Ettore Lanzino

Si nascondeva all’interno di una mansarda di un condominio a Commenda di Rende (Cs), Ettore Lanzino, 57 anni, ritenuto “l’irriducibile boss” della ‘ndrangheta cosentina. Ricercato dal 2008, Lanzino è stato arrestato nel tardo pomeriggio di oggi dai militari del Reparto operativo del Comando provinciale di Cosenza e del Ros, con la collaborazione dei “Cacciatori”.

Con lui, in manette, il suo luogotenente Umberto Di Puppo, accusato di favoreggiamento e Renato Mazzulla, presunto fiancheggiatore. Lanzino si era reso latitante quattro anni fa quando scattò l’operazione “Terminator” contro le cosche cosentine. Gli investigatori hanno scovato l’uomo dopo molti mesi di pedinamenti e intercettazioni. Secondo il gip di Catanzaro Tiziana Macrì, sarebbe stato Lanzino uno dei responsabili degli omicidi del cosentino Vittorio Marchio e del boss di San Lucido, Marcello Calvano.

L’operazione di oggi segue quella di ieri dove nel filone “politico” dell’inchiesta “Terminator 4″ sono finiti in manette per corruzione elettorale l’ex sindaco di Rende Umberto Bernaudo, l’ex assessore al Bilancio Pietro Ruffolo e Michele Di Puppo, presunto boss di Rende. Ettore Lanzino era dipendente della società Rende 2000, fondata proprio da Di Puppo, confluita poi nella Rende Servizi, partecipata interamente del Comune di Rende e su cui si è concentrata l’attenzione degli investigatori della Dia.

Intanto, il Presidente della Commissone regionale Antindrangheta, Salvatore Magarò, ha espresso compiacimento per i 150 anni della Fondazione della Corte dei Conti. ”A 150 anni dalla sua fondazione, spiega il presidente dell’Antindragheta, la Corte dei Conti continua a svolgere un servizio importante nel controllo contabile degli Enti, dando un contributo irrinunciabile per il ripristino della trasparenza, della verifica della spesa e della legittimità dei provvedimenti amministrativi”.