"Avanti cretino, che ghe pensi mi". Il colpo di coda di Berlusconi. L'uomo che si crede l'Onnipotente

Silvio Berlusconi e Angelino Alfano
IL SEGNO DEL DOMINIO

Avanti adagio, poi accelera. Ora indietro. Poi di nuovo avanti. Un mezzo passo dritti, uno a lato, un quarto in cantina…Come a san Martino. Su e giù come nei vialotti dei giardinetti, con le mani dietro la schiena a pensare e ripensare ciò che il cervello 77enne gli fa dire: menti o smenti(sci). E’ vecchio, stanco e un po’ imbambolato Silvio Berlusconi.

La senilità gioca talvolta brutti scherzi e, a all’ex premier, gli pesa tanto quanto la ceretta che è costretto a spalmarsi per apparire pimpante e attraente alle sue “donnette”. Di lui, nel Paese che ha portato alla deriva con il contributo dei tanti lacché che non hanno mai avuto gli attributi (le palle!) per redargurilo quando errava, resterà ben poco, se non i danni vistosi a tutti i livelli e almeno il “dono” di un ventennio futuro ala sinistra, moderna o post comunista.

Quella “macedonia” guidata da Bersani, perché è lui che vincerà le primarie (salvo sorprese ad un eventuale ballottaggio), in cui le contraddizioni sono più forti delle condivisoni, ma, diranno: “Meglio l’insulsa macedonia che Berlusconi e i suoi yesman”. Cosa gli obietti, che il Pdl si ispira ai valori cattolici e al consumato motto Dio, Patria e Famiglia? Per favore!

Lo raccontassero al ceto medio, scivolato nel baratro della povertà grazie a lui, grazie a Silvio Berlusconi che oggi ha mortificato nuovamente il suo “angelo”, l’uomo che ha portato alle stelle per poi ributtarlo nella sua stalla a rivestire i panni del cucciolo buono. Lo usa e lo getta com’è solito fare con i suoi dipendenti e le sue femmine da quattro soldi. “Ti avevo avvertito”, ha detto al povero Alfano.

Ad ogni piccola provocazione lanciata da chi percepisce gli umori del paese (Angelino) e della base pidiellina (Alfano), eccolo che a B. spuntano le corna. Non digerisce il fatto che il segretario, pur essendo un suo “nominato”, stia facendo di tutto per smarcarsi. Angelino ha capito l’ondata (non antipolitica ma antipdl e antiB) che sta per travolgere lui e tutto il resto. Lo percepisce dagli umori generali, lo constata nella vita di tutti i giorni. Fuori e dentro il partito. Fuori e dentro il palazzo. Un Pdl con Berlusconi scenderebbe al 15 percento, senza Berlusconi potrebbe giocarsela, ma a patto che Alfano si affranchi davvero (se-ria-men-te) da Silvio.

D’altro canto lui, Berlusconi, primo, non si fida; secondo, non ci sta a essere rottamato. E glielo manda a dire. «Non mi fido di chi mi volta le spalle». Gli “infedeli” sarebbero tutti quelli che, insieme ad Alfano, hanno detto sì alle primarie e stanno “scalpitando” perché prima o poi bisogna pur costruirla una nuova leadership. Il Cavaliere è terrorizzato dalla vecchiaia. Impazzisce all’idea che lui non potrà essere più il protagonista di nulla in questa piccola, maledetta Italietta.

Non si sente più utile, né all’altezza delle situazioni. Ha così tanti soldi da permettersi tutto ma non potrà mai comprare i desideri e i sogni degli altri, però! Per questo detesta i giovani, se non gli inservienti e le squaldrine. Per questo in vent’anni non ha mai fatto nulla per costruire una leadership alternativa alla sua. Ci ha pensato dopo, sempre dopo. Perché lui non vede altri dopo di lui. E quando passerà a miglior vita valga il detto “muoia Sansone con tutti i Filistei”.

Era l’uomo del “Ghe pensi mi” ma poi ha pensato a se stesso…I suoi giornali e quelle del potere, gli danno filo. Dopotutto è sempre uno che ha fatto, nel male e nel bene, la storia d’Italia. Nel bene, quella di impedire ai postcomunisti di conquistare nel ’92 l’Italia con un colpo di stato giudiziario (D’Alema e Violante pernsiero, ndr). Nel male, di averla regalata nel 2011 (complice la sinistra di Bersani e l’Udc di Casini) ai banchieri per via dei suoi vizietti sessuali notturni che gli impedivano di ben governare di giorno. Quante volte è capitato che il capo del governo è stato ripreso mentre sonnecchiava negli incontri importanti e istituzionali? Tante volte. Ha chiesto scusa al Paese ma molto tardi. Sempre dopo. E ora vuol giocare (ancora!) facendo la parte del puparo.

Adesso con questo gioco dei passi avanti e indietro è diventato la barzelletta d’Italia a denti strettissimi che non fa ridere nemmeno le vecchiette sotto casa. Le comiche finali? E’ andato oltre. Siamo passati da Caf al Cav., ad un comico come Grillo che porterà schiere di ragazzini in Parlamento con al governo la macedonia cattocomunista. Alla beffa di B, il danno della non politica. Ma tant’è, e poco possiamo fare.
In mezzo al ventennio berlusconiano poche cose positive, molte cose da rifare, tante promesse e pochi fatti se non quelli consumati nei suoi palazzi dorati nella penombra di un paese in ginocchio per l’assenza di riforme e prospettive. Sotto le ceneri delle macerie che sta lasciando il governo Monti, covano le camarille pronte a cibarsi nei palazzi. Nell’orizzonte nebuloso del futuro incerto ecco spuntare i camerieri dei banchieri, come li definiva Ezra Pound.

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