Intervista a Nino Galloni: “Per uscire dalla crisi non dar retta a Ue e Fmi”

Il professor Nino Galloni
Il professor Nino Galloni

Per Nino Galloni serve una nuova dimensione economica. Non più finanza e speculazione, quanto modelli economici inclusivi dove al centro ci sia sempre e comunque l’uomo e non gruppi di potere che determinano i destini di miliardi di uomini, mentre l’unica cosa che rimane ai governi è quella di tassare i cittadini.

Ma non di sole tasse deve vivere l’uomo. “L’alternativa” all’attuale sistema è stata spiegata in una conferenza promossa da Rosy Perrone del Forum Lavoro Calabria,  presso la Camera di Commercio di Cosenza. Un dibattito a più voci cui hanno fra gli altri partecipato, il presidente dell’ente camerale, Giuseppe Gaglioti, l’economista Nino Galloni, Gigi Sbarra della Cisl , Katia Stancato del Forum Terzo settore, e Francesco Saverio Sesti della Facoltà di Giurisprudenza di Roma 2, i quali hanno offerto spunti molto interessanti per riflettere sul contesto economico attuale.

Il pubblico alla Camera di Commercio di Cosenza.
Il pubblico alla Camera di Commercio di Cosenza.

Oggi l’alternativa potrebbe essere rappresentata da quel mondo associativo, quel “terzo settore” che opera senza clamore alla ricerca di un percorso a «dimensione d’uomo», lontani «dall’egoismo e dalle volgarità che questo sistema ci offre», afferma Sesti che propone strumenti diversi soprattutto nel mercato del lavoro. Se per il sindacalista Sbarra siamo davanti ad una «transizione senza fine che ci distrae dai problemi veri come occupazione e sviluppo», per Stancato «dobbiamo guardare verso l’economia sociale di mercato».

Molto atteso l’intervento del prof. Nino Galloni che ha rivolto critiche al sistema bancario e ai governi. «Da decenni ci hanno raccontano che se le Banche centrali emettono moneta per le esigenze del paese si crea inflazione. Questa è una grande fesseria – afferma Nino Galloni – perché poi Fed e Bce hanno dimostrato il contrario facendo massicce iniezioni di liquidità a favore delle Banche», nei periodi più acuti della crisi. Potrebbe essere rievocata la massima di Ezra Pound quando affermava che “Se uno Stato non può perseguire i suoi scopi per mancanza di denaro è come dire che un ingegnere non può costruire strade per mancanza di chilometri”. Una massima illuminante che sembra rispecchiare tutto il pensiero di Galloni. Lui, allievo di Federico Caffè (come Mario Draghi, ndr) e figlio dell’ex vicepresidente del Csm, Giovanni Galloni.

A margine Nino Galloni ci rilascia una intervista, dove articola meglio la sua analisi e parla dell’attuale crisi, del risanamento del governo Monti e del rating.

Le agenzie di rating – spiega l’economista – guardano allo sviluppo: vogliono vedere che il debito è sotto controllo perché si riduce in rapporto al reddito. In Italia, invece, si stanno colpendo i consumi e non si impegnano nuove risorse per gli investimenti pubblici; i privati non investono perché non c’è ripresa, anzi le prospettive stanno peggiorando».
Però gli esperti dicono che nel 2013 si recupererà il Pil del 2008?
«Già, però nel 2013 saremo 3 milioni di residenti in più, quindi, a parità di PIL ci sarà una riduzione pro-capite del 5%. E così i consumi si ridurranno e l’indebitamento delle famiglie aumenterà in valore assoluto, quello delle imprese rispetto al fatturato, quello dello Stato rispetto al PIL».
Siamo davanti ad una crisi del Capitalismo o cosa?
«Guardi, i saggi di profitto sono quasi a zero mentre i costi – proprio dove le tecnologie risultano più efficaci – si abbassano; ne consegue che, tra l’80 ed il 90% dei produttori non registra profitto».
Allora, perchè non disinvestono?
«Perchè così controllano risorse reali e contano all’interno della società. Questo è il nuovo modello».

Professore, possiamo finire come la Grecia?
«No. Finchè non  si riduce drasticamente l’offerta. La domanda effettiva si riduce per la crisi; se l’offerta si riduce di più, vengono riprotetti i margini di profitto, ma inizia una deriva che ci porta verso il baratro. Tuttavia, come ho accennato, gli obiettivi degli operatori sono cambiati, non sono più tanto di profitto bensì di controllo delle risorse fisiche. Ce la faremo quando un governo capirà che gli Italiani sono all’avanguardia più di quello che appare comunemente».
L’allarmismo è tanto rispetto al rischio paventato da molti osservatori. A chi dobbiamo dar retta?
«Non all’Unione Europea e al Fondo Monetario Internazionale; bisognerebbe accordarsi con la Russia o con la Cina e fare un progetto che vada dall’Africa alla Siberia; passando per il Mediterraneo e il Nord Africa. L’Italia, soprattutto meridionale, si salverebbe».
E l’Euro sopravviverà?
«Stanno facendo di tutto per farlo morire: da una parte gli Stati Uniti d’America che vogliono ripristinare il Dollaro come moneta unica degli scambi internazionali, dall’altra gli Europei che sono del tutto miopi. Ma, per ora, non ci sono riusciti».

Nota: Questa intervista è stata pubblicata a marzo 2012 sulla Gazzetta del Sud. La riproponiamo su queste colonne a richiesta dei lettori di Secondo Piano News nonché per la grande attualità. [d.g.]

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