Protezione civile: 15 regioni su 20 non presentano i piani di emergenza obbligatori per legge. Manca quasi tutto il Sud

Protezione civileQuindici regioni su 20, nonostante il termine sia scaduto da quasi 2 mesi, non hanno presentato al Dipartimento della Protezione Civile l’elenco dei comuni che hanno i piani d’emergenza aggiornati, obbligatori per legge. Lo dicono i dati pubblicati dal Dipartimento della Protezione civile, secondo i quali solo Puglia ed Emilia hanno indicato il numero e l’elenco dei comuni mentre Calabria, Sardegna e Veneto hanno fornito i soli dati relativi al numero dei comuni.
L’ultima alluvione in Maremma, meno di un mese fa, ha lasciato dietro di se cinque morti. E ogni volta che piove o che c’è un terremoto anche di scarsa intensità, il rischio di dover contare danni e vittime è altissimo. Ma nonostante ciò, a due mesi dalla scadenza del termine previsto dalla legge, soltanto 5 regioni su 20 hanno presentato al Dipartimento della Protezione Civile l’elenco dei comuni che si sono dotati dei piani d’emergenza aggiornati, cioè il primo e principale strumento per evitare appunto che ogni calamità naturale o semplice nubifragio si trasformi in tragedia. Il dato è messo nero su bianco sul sito del Dipartimento della Protezione Civile, con tanto di elenco dei comuni virtuosi. E conferma, semmai ce ne fosse ancora bisogno, che l’Italia è lontanissima dall’avere una cultura di prevenzione e previsione. Ma in questo caso, c’è anche dell’altro: c’è una legge dello Stato che, ad oggi, è violata da quasi la totalità del paese. Lo sa bene il capo della Protezione Civile Franco Gabrielli che negli ultimi giorni ha avvertito più volte enti e amministratori locali di ogni colore, richiamandoli al rispetto della legge: o arrivano i piani o potrebbero essere bloccate le eventuali e future richieste di stato d’emergenza. “Sono passati oltre due mesi dalla scadenza del termine di legge – ha sottolineato – e soltanto pochissime Regioni hanno presentato i piani. Chiederò dunque al governo di non prendere in considerazione le richieste di stato d’emergenza di quei comuni che non hanno presentato e aggiornato i piani”. Significa, tanto per fare un esempio, che tra le regioni che non hanno comunicato al Dipartimento i piani, c’è la Toscana: i comuni della provincia di Grosseto e quelli della provincia di Massa colpiti dal maltempo, hanno i piani di evacuazione aggiornati? Perché se così non fosse, l’eventuale richiesta delle regione di stato d’emergenza potrebbe essere respinta al mittente. “C’è un deficit culturale evidente – ha ribadito Gabrielli – si fa pochissima pianificazione e spesso i meccanismi non sono conosciuti dagli amministratori. Preoccupiamoci prima, facciamo prevenzione e dotiamo i territori di strumenti che consentano alla protezione civile di intervenire efficacemente. Evitiamo di preoccuparci solo dopo quando si tratta di chiedere l’emergenza”. La situazione, però, è all’opposto di quello che chiede il capo della Protezione Civile: ad oggi hanno risposto soltanto cinque regioni. Nel dettaglio, la Puglia e l’Emilia Romagna hanno indicato il numero e l’elenco dei comuni che si sono dotati di un piano di emergenza (sui 258 comuni pugliesi, 202 hanno il piano, mentre sono 266 i comuni emiliani sui 348 totali che dispongono di questo strumento). Calabria, Sardegna e Veneto, invece, hanno fornito i soli dati relativi al numero dei comuni e dovranno integrare le informazioni trasmettendone anche l’elenco. In particolare, in Veneto risultano 488 comuni sui 581 totali, in Calabria 219 su 409 e in Sardegna 202 su 377. In totale, dunque, dei 1.973 comuni di Calabria, Emilia Romagna, Puglia, Sardegna e Veneto il 70%, (1.377) dispone di un piano di emergenza. E le altre 15 regioni? Silenzio assoluto. Eppure la legge 100, quella che ha riformato la Protezione Civile ed è stata approvata il 12 luglio di quest’anno, è chiarissima: entro 90 giorni dall’entrata in vigore i comuni devono procedere ad approvare il piano di emergenza comunale. Il 12 ottobre scorso Gabrielli ha inviato una nota alle Regioni e Province autonome, ricordando la scadenza ormai passata, ma ha ricevuto risposta solo da cinque regioni. Ma cos’è un piano d’emergenza? E l’insieme delle procedure operative di intervento per fronteggiare una qualsiasi calamità in un determinato territorio. In sostanza è lo strumento che consente alle autorità di predisporre e coordinare gli interventi di soccorso a tutela della popolazione e dei beni in un’area a rischio, ma è anche lo strumento che deve contenere tutte le informazioni sulle caratteristiche e sulla struttura del territorio: dunque è l’unico mezzo per conoscere le situazioni a rischio e prevenire i disastri.

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