Usura e estorsione, sequestro di beni per 100 milioni a Piero Citrigno

piero citrignoAvrebbe “consolidato e allargato sistema di usura posto in essere già dagli anni Settanta, ma anche “la contiguità ad alcuni esponenti di spicco delle consorterie criminose operanti nel territorio cosentino”. Sono queste la basi su cui si poggia l’operazione della Dia di Catanzaro che ha portato al sequestro di beni per circa 100 milioni di euro nei confronti di Pietro Citrigno, alias Piero, noto imprenditore cosentino ed (ex) editore del quotidiano “L’Ora della Calabria”. Il gruppo editoriale – è stato precisato – non è stato colpito da alcun provvedimento. L’inchiesta è stata illustrata dal capo della Dia catanzarese, Antonio Turi, che ha ricordato come tutto sia scaturito dall’inchiesta “Twister”, per la quale Citrigno e’ stato condannato in via definitiva a quattro anni e otto mesi di reclusione per il reato di usura aggravata.

Secondo lo sviluppo delle indagini, Piero Citrigno e’ ritenuto “un soggetto equidistante da entrambi i clan di spicco operanti nel territorio cosentino, che aveva bisogno di protezione a livello delinquenziale, al fine di tutelare le proprie attivita’ imprenditoriali”. Il provvedimento di sequestro è stato disposto dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Cosenza sulla base di un’articolata proposta avanzata rispetto al codice antimafia dal direttore della Dia, e di capillari e complesse indagini patrimoniali svolte dagli uomini della Sezione operativa di Catanzaro. Tra i beni sequestrati risultano capitale sociale e intero compendio aziendale della “Edera srl” con sede a Cosenza e dedita alla costruzione e commercializzazione di immobili; il capitale sociale e intero compendio aziendale della “Meridiana srl”, con sede a Cosenza e dedita alla realizzazione e gestione di strutture ricettive alberghiere, ospedali e case di cura; il capitale sociale e intero compendio aziendale della “Riace srl” con sede in Cosenza e dedita alla costruzione di strutture ricettive, sanitarie e socio-assistenziali; il 23,33% del capitale sociale della “Monachelle srl” con sede a Rossano (CS) e dedita a realizzazione e gestione di case di cura, di laboratori, di centri diagnostici, di stabilimenti termali Rsa; il 25% del capitale sociale della “San Francesco srl” con sede a Cosenza e dedita gestione di strutture pubbliche e private per ogni forma di assistenza riabilitativa per anziani e di tipo socio-assistenziale.

Sotto sequestro sono finiti anche 37 fabbricati, tra i quali le cliniche “Villa Gioiosa” di Montalto Uffugo (CS) e “Villa Adelchi” di Longobardi (CS), entrambe strutture sanitarie accreditate dal Servizio sanitario calabrese, con circa 50 posti letto ciascuna, oltre a 5 terreni. Il capo della Dia di Catanzaro ha spiegato che “le inquietanti ombre rilevate sull’origine del cospicuo patrimonio ascrivibile a Pietro Citrigno, insieme alla pendenza presso il Tribunale di Paola di un procedimento penale per estorsione, hanno indotto gli investigatori della Direzione Investigativa Antimafia di Catanzaro a ritenere queste condizioni come seri indizi da cui desumere che l’imprenditore avesse condotto un tenore di vita superiore alle proprie possibilita’ economiche.

La Dia, ha evidenziato Turi, ha eseguito puntuali e rigorosi accertamenti che hanno riguardato, per un arco temporale compreso tra il 1988 e il 2011, tutti i cespiti in qualunque modo riconducibili a Citrigno, l’analisi dei bilanci aziendali, copiosa documentazione bancaria, allo scopo di documentare la sproporzione del loro valore rispetto al reddito dichiarato ai fini delle imposte dirette o alle attivita’ economiche esercitate o, in alternativa, di appurarne l’illecita provenienza”.

A rendere complicare il lavoro degli investigatori, ha spiegato ancora Turi, il fatto che “alcuni immobili, in precedenza di proprietà dei familiari del Citrigno, siano stati successivamente alienati a società pur sempre riconducibili al nucleo familiare dello stesso, e cio’ nell’ambito di una fitta trama di partecipazioni societarie chiaramente finalizzate ad evitare la riconducibilità di tali beni proprio al Citrigno”. I giudici hanno quindi spiegato che i familiari di Citrigno “hanno sempre dichiarato, almeno fino al 2005, redditi non elevati; tuttavia sono risultati possessori di beni immobili e aziende di valore oltremodo rilevante e cospicuo”. Il Tribunale della Prevenzione ha concluso che “mai dal 1981 al 2005 il nucleo familiare Citrigno ha prodotto lecitamente un reddito pari o prossimo al valore dei beni entrati nel suo patrimonio”.

Piero Citrigno, recentemente, è anche stato da poco rinviato a giudizio per il suicidio del giornalista Alessandro Bozzo avvenuto lo scorso anno alle porte del Cosentino. L’accusa è di “violenza privata” ai danni del cronista che da anni lavorava nel suo (ex) giornale, Calabria Ora prima e, poi, con il cambio del nome, l’Ora della Calabria, l’editore del quale oggi è il figlio dell’imprenditore.

Condividi