Mose, lo spartiacque delle tangenti a Venezia. Arresti eccellenti. Dentro il sindaco Orsoni e altri. Richiesta per Galan

Il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni
Il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni

L’avevano chiamato Mose per difendere Venezia dall’alta marea e invece avrebbe finito per difendere – vista la crisi – il conto in banca di molti che stamattina sono stati arrestati in esecuzione di una ordinanza disposta dalla Procura di Venezia.

In manette 35 persone tra politici, imprenditori, manager ed ex militari tra cui il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni del Pd (ai domiciliari), l’assessore regionale veneto alla Mobilità, Renato Chisso, il generale in pensione della Gdf, Emilio Spaziante e per l’ad di Palladio Finanziaria, Roberto Meneguzzo, alcuni dei nomi più eccellenti.

Le ipotesi di reato a vario titolo sono corruzione, concussione e riciclaggio. Nell’inchiesta su presunti fondi neri accumulati dagli allora vertici di una azienda operante nella costruzione del sistema Mose per la difesa di Venezia dalle acque alte anche una richiesta di arresto per Giarcarlo Galan, ex governatore del Veneto ed ex ministro con Berlusconi e ora parlamentare di Forza Italia.  Ai domiciliari è stata posta Lia Sartori, europarlamentare uscente azzurra non rieletta nella tornata del 25 maggio scorso.

L’inchiesta sul Mose parte da lontano e ha preso avvio da un filone dell’indagine per presunte mazzette relative ad opere autostradali lungo la A4 riguardanti una società presieduta da Lino Brentan. Patteggiata la pena per quella vicenda, Brentan oggi risulta tra gli arrestati per la nuova indagine della Procura di Venezia. Da quel filone la Guardia di Finanza, coordinata dalla Procura di Venezia, è giunta ai presunti fondi neri creati da Piergiorgio Baita, all’epoca dei fatti ai vertici della Mantovani, la società leader nella realizzazione del Mose e all’interno del concessionario unico Consorzio ‘Venezia Nuova’ (Cav).

Gli inquirenti sono riusciti poi a risalire agli allora vertici della Cav, con l’arresto del presidente Giovanni Mazzacurati e di altre persone. Nei giorni scorsi, nel quadro del filone riguardante l’ex presidente della Mantovani l’invio di uno stralcio del fascicolo al tribunale dei ministri relativo all’ex ministro Altero Matteoli. Con un’alleanza che spaziava dal Pd all’Udc, Giorgio Orsoni nel 2010 fu eletto sindaco al primo turno contro Renato Brunetta, “tradito” dalla Lega che fece il pieno nel nord-est ma i voti non si trovarono nelle urne veneziane.

Con l’inchiesta di stamani arriva la conferma che dietro una grande opera c’è sempre (o quasi) un vorticoso giro di tangenti. L’inchiesta sul giro di mazzette sul Mose era già nell’aria da tempo e cammina parallela ai grandi appalti dell’Expò di Milano 2015 e ad altre grandi opere pubbliche al Nord. A testimonianza che l’era di Tangentopoli non è affatto finita vent’anni fa, ma prosegue costante con strategie più affinate.

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