Armi chimiche a Gioia Tauro, tra menzogne e business miliardari

armi chimiche gioia tauro arrivo nave daneseApprodano in Calabria le navi dei veleni siriani. L’arsenale del “pericoloso” dittatore Assad, lo stesso che era stato visto a cena con il segretario di Stato Usa John Kerry, sta per essere trasbordato da una nave all’altra a Gioia Tauro. Un’operazione voluta dall’America di Obama attraverso l’Opac, Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, con il supporto delle super potenze planetarie e il via libera dell’allora governo Letta.

Tutto dovrebbe avvenire in “sicurezza” poiché – avevano spiegato in un primo momento – l’arsenale “non è pericoloso”. Poi ci dissero che si trattava di “sostanze non nocive”, poi ancora che solo alcuni fusti contenevano “agenti nocivi”. Infine i massimi “esperti” internazionali di questi veleni, hanno più volte garantito gli italiani e i calabresi “la non pericolosità” del trasbordo. Il trasbordo, non il contenuto dei container! Anche il ministro dell’Ambiente del governo Renzi, Galletti, ha rassicurato circa l’assenza di rischi. Intanto hanno blindato mezza regione, interdetto i voli aerei sull’aera portuale e oltre. Emerge molta contraddizione dal “trattamento” di questi gas mortali. Perché di gas letali si tratta.

armi chimiche gioia tauroE’ molto probabile – conoscendo l’epilogo della storia sulle navi dei veleni calabresi affondate dalla ‘ndrangheta e affossate dal segreto di stato – che anche quì ci troviamo davanti ad un cumulo di menzogne. Al di là delle assicurazioni, i dubbi restano tutti e hanno fatto bene gli amministratori della piana di Gioia Tauro a manifestare tutta la loro preoccupazione. Sia sui rischi che tutta l’operazione comporta, che per l”insensata decisione di far compiere il giro del mondo a queste scorie chimiche come se fosse acqua minerale.

Ci chiediamo: non era meglio distruggerle in territorio siriano sotto la supervisione dell’Onu? Un’operazione così delicata e pericolosa doveva condurla l’Onu, non gli Stati Uniti e pochi altri paesi. Un carico prelevato in Siria che dopo giorni di navigazione nel “mare nostrum” attracca a Gioia Tauro da cui saranno trasferite su un cargo Usa che a sua volta riparte per “neutralizzarle” in acque internazionali via idrolisi (che non è  l’idrolitina); ossia un sofisticato sistema di trasformazione e smaltimento di gas tossici che “verrebbe” svolto in alto mare. Questo, almeno, riferiscono le cosiddette “fonti governative”. Le quali hanno alimentato oltre le preoccupazioni, i sospetti sul luogo di distruzione (lontani da occhi indiscreti), e pure sulla “destinazione finale” dell’arsenale…

E qui ricaviamo forse la risposta alla domanda precedente, sul perché non le abbiano distrutte sulla terra ferma, in Siria. Occorre
ricordare, che questo è un arsenale che vale miliardi di dollari. E chi è disposto a buttare alle ortiche questa montagna di soldi? Non certo quelle superpotenze che per decenni hanno proliferato armi di distruzione di massa (chimiche e nucleari),  per poi smantellarli, ma pronti di nuovo a esibirle al mondo in caso di minaccia…Del resto, chi finanzia le campagne presidenziali Usa? I grandi mercenari di armi. Cioè le multinazionali della morte che pianificano guerre a tavolino per poi costringere Usa e alleati a combatterle con i “loro prodotti”. Perciò, bando all’ipocrisia. Non c’è solo Assad ad avere arsenali mortali, ma tutte le superpotenze.

Ecco l'assurdo tragitto della "Cape Ray". Dalla Siria in Calabria poi giù tra Malta e Bengasi
Ecco l’assurdo tragitto dei gas letali. Dalla Siria in Calabria, poi giù tra Malta e Bengasi…

Non vorremmo nemmeno che parte di questo arsenale venga “dirottato” altrove, (tramite trasferimento in qualche sommergibile?) in altri paesi, sempre nel Medio Oriente per rafforzare la qualche nazione troppo predisposta all’uso della forza col pretesto della sicurezza nazionale…
Non avremo mai prove sull’effettiva distruzione dei gas. Magari ci faranno vedere qualche immagine già montata da mesi per dire al mondo: “Ecco il video!”. Come quelle della morte di Bin Laden oppure delle armi chimiche fantasma di Saddam. E l’Onu? Latitante!

Infine, una nota per il governo italiano. Il ministro Galletti ha detto oggi che il porto di Gioia Tauro è “stata la scelta ideale” per il trasbordo. Infatti è il porto “dedicato” dal governo e dalla ‘ndrangheta a questo tipo di traffici.
Cosa ci guadagna la Calabria “pattumiera del mondo”? Niente. Zero. Nemmeno la Zes (Zona economica speciale) invocata dall’allora presidente Scopelliti. Mentre è di ieri la notizia che il porto di Genova ha incassato lo smantellamento della Costa Concordia, che significa anni di lavoro e tanti soldi in termini di indotto occupazionale con la certezza di qualche contributo dello Stato e della Ue.

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