Marò, Latorre torna, Girone rimane nell'inferno indiano

Mario Monti con Massimiliano Latorre AP/Carconi
Mario Monti con Massimiliano Latorre AP/Carconi

Massimiliano Latorre “guadagna” dalla Corte suprema indiana il permesso di rientrare in Italia già nelle prossime ore, dopo i gravi problemi di salute sofferti nelle scorse settimane. Quattro mesi. In cambio, il governo italiano, per il tramite dell’ambasciatore italiano a New Dheli sottoscrive una “garanzia” di ritorno forzato, come quello siglato nelle due precedenti occasioni al tempo del governicchio Monti.

A quel tempo – coi marò di fatto a casa – i super tecnici potevano inventarsi di tutto per non rispedirli indietro. Anche l’arresto, come suggerito alla Procura di Roma dall’ex ministro Terzi di Sant’Agata. Non se ne fece nulla. Rientrarono per volontà di Mario Monti che accettò i “consigli” di Corrado Passera intento a curare “interessi” poco conosciuti con l’India. Senza scordare gli errori grossolani commessi dal governo tecnico e la marcata responsabilità e ingenuità dell’allora ministro della Difesa, Di Paola, il quale si fece ingannare dalle autorità indiane con un escamotage simile alle trappole di guerra vietnamite.

i Marò Girone e Latorre
i Marò Girone e Latorre

In questo quadro, le cose non cambiano. Tutto resta gessato, immutato. Il sentiero dei nostri “Prigionieri di Pace” in India è reso più incerto e totruoso. Di “fortuna”, per usare un termine inappropriato al caso, c’è voluta una ischemia a Latorre affinché la diplomazia riuscisse a centrare un obiettivo in questa torbida storia le cui pagine narrano oscure trattative. Un obiettivo parziale. Positivo a metà. Un risultato che conforta i familiari di uno ma sequestra e soffoca implicitamente l’altra, resa ostaggio delle debolezze italiche. Già, perché il governo indiano è riuscito ancora una volta ad assestare un duro colpo alla credibilità della diplomazia italiana. A mantenere saldo il coltello dalla parte del manico.

Scacco matto nel “Girone” dell’inferno, potremmo dire. giacché l’unica vera garanzia degli indiani non è affatto l’atto firmato e protocollato presso corti, consolati e studi legali, ma avere ostaggio tra le grinfie l’altro marò Salvatore Girone. L’ennesima trappola è abbastanza semplice da intuire: gli indiani diranno: “Noi vi diamo il malato Latorre per le cure. Se fate i furbi e non rientra per processo e detenzione, sappiate che non avremo indulgenza per il suo compagno Girone”. Un ricatto ad arte cui possono cedere ingenui e sprovveduti, come i nostri diplomatici, politici e governanti.

Salvatore Girone
OSTAGGIO SU GARANZIA il prigioniero di Pace Salvatore Girone. Rimarrà solo per 4 mesi in India.

Latorre, tra quattro mesi, probabilmente gennaio, sarà costretto a rientrare in India. Perché in fondo, Girone oltre a essere un collega di Massimiliano, è un suo amico. Con lui ha condiviso le sofferenze della prigione. Una persecuzione spietata in uno stato ostile come l’India, che sarà forse amica di Passera e Monti, non dell’Italia. Latorre non accetterebbe mai di fare “il codardo” lasciando il compagno da solo nella merda. Sa di essere stretto tra l’intimo desiderio di “evadere” e la razionale realtà di rientrare per non nuocere al compagno. Dopotutto l’India li ha nuovamente incastrati, i nostri fucilieri.

La partita diplomatica, dunque, slitta e si gioca sulla salute dei fucilieri. Probabilmente per il loro rientro definitivo dobbiamo “sperare” ancora in un accidente o in qualche malaugurata malattia. Vista l’Italietta, considerata l’inconsistenza dell’Europetta meglio che intervenga Obama. Forse le cose andrebbero diversamente. In alternativa basterebbe una licenza a Natale per Girone (come l’anno scorso) mentre Latorre è in Italia a curarsi. A quel punto intervenga la Procura di Roma…

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