Tutti i nomi nelle carte di Mafia Capitale

I nomi nell'ordinanza di mafia capitaleDalla A di Alemanno alla Z di Zingaretti. E, nel mezzo, un universo fatto di ministri, ex leader comunisti, sindaci di piccoli comuni, dirigenti. Sono gli esponenti politici che fanno capolino tra le pagine dell’inchiesta sulla «mafia capitale». In alcuni casi sono indagati, in altri semplicemente persone informate dei fatti, molte volte non c’entrano assolutamente nulla con l’inchiesta. Infine ci sono quelli che grazie alle telefonate vengono palesemente «scagionati» da ogni sospetto. Anche gli inquirenti ritengono che, talvolta quelle dei personaggi coinvolti possano essere solo conoscenza millantate senza altri riscontri.

C’è poi chi non è finito nelle carte delle inchieste, ma è stato «incastrato» da photo-opportunity con Salvatore Buzzi, insieme a Carminati l’uomo chiave dell’inchiesta. È il caso, ad esempio, del ministro del Lavoro Giuliano Poletti e del sindaco di Roma Ignazio Marino, che solo poche ore prima della «scoperta» dell’immagine aveva giurato di non aver mai parlato con il re delle cooperative rosse.

Di seguito, trovate la seconda (e ultima) parte dell’elenco inaugurato ieri. E tra gli esponenti citati alcuni degli esponenti ritenuti dagli inquirenti «centrali» nel sistema di potere di Buzzi e Carminati, tra cui Luca Odevaine. Si tratta di uno spaccato indicativo non solo sulla capacità del re delle coop rosse Buzzi di condizionare le logiche di potere, ma anche della facile permeabilità del sistema politico italiano per la stragrande maggioranza all’oscuro del pedigree di Buzzi associato a Carminati, così come viene fuori dalle carte dell’inchiesta «Mondo di mezzo».

Luzzi Tommaso (sindaco di Sacrofano)
Indagato per associazione di tipo mafioso. Di lui Carminati, a proposito di un appalto per la raccolta rifiuti per cui serve l’ok del sindaco, dice: «Luzzi non può fare altro. Lo abbiamo sostenuto noi. E se non fa come vogliamo noi Luca (Gramazio, ndr) gli blocca i fondi».

Marchini Alfio (consigliere comunale a Roma) Non è indagato.
Nelle carte si parla della mediazione di Carminati per organizzare un incontro tra Marchini, Luca Gramazio e altre persone. L’incontro avviene, ma Marchini sostiene di non aver mai avuto nessun tipo di contatto con Carminati.

Marino Ignazio (sindaco di Roma)
Il primo cittadino della Capitale non è indagato. Inizialmente aveva sostenuto di non aver mai parlato con Buzzi. Una foto risalente alla campagna elettorale lo ha smentito e dalle coop in questione ha ricevuto un contributo di 30mila euro. Marino, dal canto suo, promise che avrebbe devoluto alla cooperativa il suo primo stipendio da sindaco.

Marroni Umberto (deputato Pd) Non è indagato.
Quando il gruppo criminale ha il problema di confermare la nomina di Giovanni Fiscon a dg di Ama, Buzzi dice all’interessato: «Co’ Umberto ce parlo io, però ormai Umberto colle cose del Comune non c’entrerà più niente, eh! Comunque vada… cioè, se vince Marino, Umberto conterà un cavolo». «Se vince il centrosinistra siamo rovinati – dice Buzzi in un’altra intercettazione – solo se vince Marroni andiamo bene». Lo stesso Marroni si difende così: «In questi giorni sto assistendo a una campagna di strumentalizzazione di foto d’epoca o spezzoni di intercettazioni tesa a screditare la mia persona. Ho dato mandato ai miei avvocati di querelare i giornalisti di alcune note stampa e di alcuni articoli pubblicati in questi giorni, in sede penale e civile».

Menichelli Sergio (sindaco di Sant’Oreste)
È tra i trentasette arrestati. Riceve 30.000 euro per aver affidato illecitamente alla cooperativa 29 giugno la gestione della raccolta differenziata nel suo Comune.

Nieri Luigi (vicesindaco di Roma) Non è indagato.
Buzzi lo considera un buon interlocutore per arrivare a Marino: «E mo vedemo Marino, poi ce pigliamo e misure con Marino», spiega durante una conversazione con Emilio Gammuto: «Va bè mo’ Marino tramite Luigi Nieri con.. no..».

Odevaine Luca (Membro del coordinamento nazionale sull’accoglienza profughi. Ex vicecapo di gabinetto del sindaco Veltroni) Arrestato.
Si faceva versare le tangenti su conti segreti di moglie e figlio. È considerato il «moltiplicatore di profughi da destinare al centro di Buzzi» per fargli guadagnare di più. Per tutto questo avrebbe percepito dall’associazione criminale 5.000 euro al mese. Odevaine è stato anche consigliere del ministro dei Beni culturali Giovanna Melandri.

Ozzimo Daniele (ex assessore alla Casa del Comune di Roma)
Indagato per corruzione aggravata, ha ricevuto 20mila euro (legalmente) riconducibili a Buzzi per l’ultima campagna elettorale.

Paone Brigidina (Collaboratrice dell’assessorato alla Casa del Comune di Roma)
Non è indagata. Già candidata alle primarie Pd del 2007 nella lista «Sinistra e Sociale per Veltroni con Zingaretti», ex dipendente comunale andata in pensione, rientra in Campidoglio perché «assunta per chiamata diretta dalla Giunta Marino». Ed è proprio la Paone, scrivono gli investigatori, il «soggetto funzionale alla presentazione e alla successiva approvazione di emendamenti in seno al Consiglio Comunale, per ottenere una riduzione dell’80% sul valore di vendita di alcuni immobili pubblici in dismissione, tra cui la sede della cooperativa 29 Giugno di via Pomona nr. 63, e di via del Frantoio, in Roma». Buzzi farà un affare. L’operazione, però, «c’ha un prezzo», spiega Buzzi. «Il prezzo è la figlia della Paone che ce chiamerà». E che poi verrà assunta.

Patanè Eugenio (Consigliere regionale del Lazio)
Indagato per turbativa d’asta e illecito finanziamento. Ha ricevuto finanziamenti illeciti per diecimila euro. Secondo gli inquirenti avrebbe preso quei soldi per pilotare gli appalti regionali.

Pedetti Pierpaolo (consigliere comunale di Roma)
Il presidente della commissione Patrimonio del Campidoglio non è indagato. Nell’incartamento investigativo viene ritenuto il «punto di riferimento» del gruppo riconducibile a Buzzi e Carminati «per tutto ciò che concerne Patrimonio e politiche abitative e progetti speciali». Al politico sono date «utilità in cambio di favori elargiti».

Perina Marco (ex vicepresidente del XX Municipio)
Non è indagato. Gli inquirenti lo definiscono «persona in contatto con Carminati».

Picierno Pina (eurodeputata del Pd)
Non è indagata. Ricevette, per la sua campagna elettorale, mille euro da parte di una coop finita nei brogliacci dell’inchiesta (ma non riconducibile a Buzzi).

Poletti Giuliano (ministro del Lavoro e delle Politiche sociali) Non è indagato.
Il ministro è stato messo in imbarazzo dalla foto scattata durante una cena nel 2010, quando siede a tavola con molti dei protagonisti dello scandalo romano.

Quarzo Giovanni (presidente della commissione Trasparenza del Comune di Roma)
Indagato per associazione di tipo mafioso, secondo gli inquirenti chiede aiuti agli uomini di Carminati per ottenere la Commissione Trasparenza, organo che controlla la regolarità degli appalti e dei lavori dell’Assemblea capitolina.

Salvatori Emanuela (ex responsabile dell’ufficio Rom del Campidoglio) 
Arrestata. Nel 2012, per ottenere «l’allargamento dell’allargamento» del campo nomadi di Castel Romano (affare da 5 milioni di euro) Buzzi fa pressioni su di lei. Ed è lei che segue la pratica per i lavori al campo, e che richiederebbe a Buzzi «giustificazioni contabili, anche fittizie, da allegare alla documentazione», al fine di giustificare l’allargamento.

Sammarco Gianni (deputato e coordinatore romano di Ncd) Non è indagato.
Il gruppo di Buzzi e Carminati cerca un contatto con il leader di Ncd Angelino Alfano finalizzato evidentemente a una gara d’appalto che riguarda il Cara di Mineo. Claudio Caldarelli insiste con Buzzi nel tentare un approccio al ministro dell’Interno per il tramite di Sammarco: «Co’ Alfano ce parla tutti i giorni, come glie pare.. dovete solo arriva’ lì… qualcuno che… io non ce posso anda’… Sammarco lo chiama al telefono lo chiama… alza il telefono e chiama Alfano, te lo garantisco!».

Sassoli David (eurodeputato del Pd) Non è indagato.
Nell’informativa del Ros, compare l’elenco dei candidati preferiti da Buzzi e Carminati all’epoca della corsa al Campidoglio: sono Umberto Marroni, Alfio Marchini e David Sassoli.

Schina Mario (ex responsabile del Decoro Urbano per la giunta Veltroni)
È finito in carcere con l’accusa di essere l’«intermediario» dell’organizzazione. Ruolo per il quale avrebbe percepito 1.500 euro mensili.

Sciascia Emiliano (presidente del IV Municipio) Non è indagato.
Avrebbe ricevuto in campagna elettorale 4.200 euro (regolarmente registrati) dalle coop riconducibili a Buzzi.

Scozzafava Angelo (direttore del dipartimento Promozione dei Servizi Sociali del Campidoglio)
È indagato per associazione di tipo mafioso. Da lui passano le pratiche relative ai campi nomadi. Per i pm «le indagini hanno evidenziato l’ipotesi di una remunerazione della sua attività da parte del gruppo criminale con la promessa dell’assegnazione di un appartamento in una cooperativa».

Stefoni Fabio (sindaco di Castelnuovo di Porto)
Indagato per corruzione aggravata e illecito finanziamento.

Stella Mattia (caposegreteria del sindaco Marino) Non è indagato.
Per provare a condizionare la giunta Marino, Buzzi stringe i legami con Mattia Stella. In una conversazione tra Buzzi e Guarany, il primo sottolinea la necessità di «valorizzare Mattia e legarlo di più a noi».

Tassone Andrea (presidente del X Municipio)
Non è indagato. Il suo nome spunta in una conversazione tra Buzzi e Alessandra Garrone: «Gli ho detto a Tassone: fatti dare tutto il milione e facciamo l’operazione, invece di darli al Comune… la famo… la fai tu… e la intesti a noi… e l’ho quasi convinto…».

Turella Claudio (responsabile del servizio di Programmazione e Gestione Verde Pubblico del Comune di Roma con la Giunta Alemanno)
Arrestato. L’organizzazione che fa capo a Buzzi e Carminati va forte anche negli interventi sul verde pubblico grazie al funzionario Claudio Turella, secondo gli inquirenti «a disposizione del sodalizio» per favorire le coop nelle gare comunali. Il suo nome comparirebbe nel «libro nero» della contabilità parallela tenuto da Nadia Cerrito. Turella, stando all’informativa del Ros, vantava un credito nei confronti di Buzzi per averlo agevolato nell’assegnazione dei lavori relativi all’emergenza neve di qualche anno fa.

Varvazzo Paola (ex assessore regionale della Giunta Zingaretti)
Non è indagata. Secondo l’informativa dei Ros, la Varvazzo fornì documenti a Buzzi, riguardanti il giudice del Tar Sandulli che aveva sospeso un appalto vinto dalle coop di Buzzi. Dalla Giunta regionale è arrivata una precisazione: «L’ex assessore Varvazzo è rimasta nella giunta Zingaretti dal 22 marzo 2013 al 5 aprile 2013. Le intercettazioni risalgono al dicembre precedente».

Veltroni Walter (ex sindaco di Roma)
Non è indagato. Il suo nome ricorre in un’intercettazione ambientale del 28 marzo 2014 tra Buzzi, Caldarelli e altri. Parlando dei 5.000 euro mensili percepiti dal clan da tre anni da Luca Odevaine, già capo di gabinetto di Veltroni, Buzzi dichiara: «Ma se Odevaine c’ha tutta sta roba (riferendosi ad interessi in Venezuela, ndr) ma Veltroni quanta roba c’ha». Interviene un altro partecipante: «Che c’entra Veltroni?». Buzzi replica: «Ha preso i soldi di Odevaine, perché non li ha presi?». Secondo gli investigatori si tratterebbe di millanterie. L’ex sindaco di Roma ha invece replicato così: «Sono delle canagliate intollerabili. Querelerò chiunque darà spazio a queste follie delinquenziali».

Visconti Marco (ex assessore all’Ambiente del Comune di Roma)
Non è indagato. Il 9 maggio 2013 Buzzi chiama Caldarelli invitandolo a partecipare a una cena organizzata da Panzironi con Alemanno e Visconti: «Tu domenica sera che devi fa? – chiede Buzzi – Spero un cazzo eh, c’è… lui (Franco Panzironi ndr) organizza una cena co’ Visconti e Alemanno, al tea… al ristorante I Pescatori.. c’andamo, io mi porto pure mi moglie, la pupa eh… e suggelliamo, poi se vincono bene, se perdono s’a semo(…)e poi cerchiamo de parlacce… se vincono… si rimette mano alla questione».

Zingaretti Nicola (presidente della Regione Lazio)
Non è indagato. Il 20 aprile 2013 Buzzi stila l’elenco delle persone che tiene a libro paga per controllare o fare da tramite con questo o quel politico: «Lo sai a Luca (Odevaine, ndr) quanto gli do? Cinquemila euro al mese… ogni mese… (…) Schina millecinquecento euro al mese… (…) un altro che mi tiene i rapporti con Zingaretti (Nicola, presidente della Regione Lazio, ndr) duemilaecinque al mese». La replica di Zingaretti è stata la seguente: «Se avevano bisogno di qualcuno per avere contatti con me, è perché forse sapevano che con me non potevano averli. Ma non ho mai avuto una percezione di questo tipo e quindi ben venga l’indagine per chiarire se ci sono responsabilità».

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