Audizione Pignatone in Antimafia: "A Roma tante cupole". Ecco la nuova tangentopoli

Audizione di Pignatone all'Antimafia
L’Audizione in Commissione Antimafia del procuratore di Roma Giuseppe Pignatone con il suo aggiunto, Michele Prestipino (Foto Monaldo/LaPresse)

«NESSUN RISCONTRO CHE ALEMANNO PORTO’ DENARO IN ARGENTINA»
«Al momento non esistono riscontri sul fatto che l’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno abbia portato del denaro frutto di corruzione in Argentina, come affermano alcuni indagati nelle intercettazioni». Lo ha detto il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone in audizione davanti la Commissione parlamentare Antimafia in merito all’imponente inchiesta denominata “Mafia Capitale” che ha svelato intrecci tra organizzazioni criminali e politica. «L’organizzazione che faceva capo a Massimo Carminati – ha aggiunto il magistrato -, per quanto grande, non è l’unica che opera su Roma». A differenza delle altre, però, questa «è romana e non può in quanto tale non avere rapporti con la politica» Nel corso dell’audizione, insieme al procuratore aggiunto Michele Prestipino, Pignatone spiega l’articolata ragnatela che ha legato la capitale del Paese .

LA FILOSOFIA DI CARMINATI E BUZZI. 
«La politica è una cosa, gli affari sono altro». Così Giuseppe Pignatone rivela come Salvatore Buzzi, in un’intercettazione spiegava i suoi rapporti con Massimo Carminati. Una filosofia che accomunava destra e sinistra, uniti “di notte” negli affari, ma divisi “di giorno” nella politica, come i ladri di Pisa, per usare un vecchio adagio. Dall’inchiesta di Pignatone e Prestipino emergono particolari inquietanti; presunti intrecci tra politica e organizzazioni mafiose tutte finalizzati al business da realizzare mediante la corruzione dei potentati politici di turno. Affari da centinaia di milioni di euro con appalti destinati al “cerchio magico” della cricca romana. Ma, secondo l’ex procuratore di Palermo e Reggio Calabria, che di mafia e ‘ndrangheta se ne intende, «non è finita quì. A breve – anticipa ai parlamentari dell’Antimafia – vi saranno altri sviluppi» che si immaginano clamorosi.

I RAPPORTI CON LE ULTIME DUE GIUNTE DI ROMA
Il capo? Carminati, continua Pignatone: «hanno un ruolo direttivo dal punto di vista “militare”, Brugia, sulla pubblica amministrazione, Buzzi. Un’altra caratteristica di questa associazione è la sua trasversalità interna, quindi già dentro l’associazione mafiosa stessa». Trasversalità che porta gli esponenti dell’organizzazione ad avere rapporti sia con la precedente giunta sia con l’attuale: «Con quella di Alemanno abbiamo alcuni componenti che coprono cariche amministrative di vertice, come Testa, Mancini e Panzironi, che sono vicini al sindaco. Con l’amministrazione successiva non c’è la presenza dei vertici perché sono cambiati, però rimane questa presenza esternamente». E per quanto riguarda il coinvolgimento di eventuali vip, Pignatone è netto, non c’entrano nulla: «I fatti che riguardano De Rossi, Belen eccetera non riguardano la Procura e tanto meno la commissione antimafia».

«ROMA TROPPO GRANDE PER ESSERE CONTROLLATA DA UNA SOLA ORGANIZZAZIONE»
La scoperta della cupola che faceva capo a Massimo Carminati per Pignatone rappresenta «un passo avanti». Resta comunque molto da fare: «A Roma ci sono una serie di investimenti mafiosi, ci sono alcune associazioni di tipo mafioso presenti nel territorio», come le due di Ostia, una collegata a Cosa nostra e una, quella dei Fasciani, autoctona. «Non c’è un collegamento con la mafia classica -continua Pignatone – rispecchia in qualche modo la società romana, originaria e originale». Perché, continua Pignatone, a Roma non c’è una sola associazione mafiosa e non è detto che la mafia sia il principale problema della città: «Non siamo come a Palermo, Napoli o Reggio Calabria: Roma è troppo grande per essere controllata da un’unica organizzazione».

MAFIA CAPITALE E LA ‘NDRANGHETA.
A dimostrazione dei rapporti con altre organizzazioni mafiose, continua il procuratore aggiunto Prestipino, è emerso un legame tra Mafia Capitale e ‘Ndrangheta. Nel 2008 due persone della coop di Buzzi «vengono accreditate presso la famiglia Mancuso, attraverso il canale dei Piromalli. Successivamente c’è stato lo “scambio reciproco” con l’affidamento a una persona dell’appalto per le pulizie dell’Esquilino». Per cui, spiega Prestipino, quando Carminati commenta la nomina di Pignatone alla Procura di Roma da parte del Csm dicendo: «questo non si fa inglobà dalla politica. Ha accappottato tutto in Calabria», non lo dice come una battuta, ma con cognizione dei fatti.

«BUZZI? UN DELINQUENTE. BLOCCATI AFFIDAMENTI MILIONARI A SUE SOCIETA’»
Il procuratore parla poi di Buzzi e delle Cooperative facenti capo all’uomo arrestato, spiegando come abbiano «1200 dipendenti che saranno nella quasi totalità persone perbene». E poi ci sono gli amministratori: «Buzzi in primo luogo, secondo me sono dei delinquenti». Ed a proposito di Buzzi, senza alcun collegamento con l’opinione di Pignatone, emerge che il Comune di Roma ha sospeso una gara da 25 milioni per Ater perché, continua il Procuratore: «si profilava un’affidamento alle società di Buzzi», ricordando come il presidente della regione Zingaretti abbia revocato un appalto per 60 milioni di euro per il Cup di cui era beneficiario Buzzi.

«SPUNTI SUL VOTO DI VOTO DI SCAMBIO, MA NON CI SONO RISCONTRI»
Pignatone, parlando del voto di scambio politico-mafioso, ha spiegato che «Non ci sono in questa indagine riferimenti significativi al settore del gioco. Sulla raccolta di voti ci sono degli spunti, ma non sono stati tali da contestare il reato del 416-ter». Pignatone poi aggiunge che non ci sono prove su un rapporto tra Carminati e i Servizi segreti: «Agli atti c’è una lunga conversazione tra Carminati e una persona non identificata con certezza in cui lui si abbandona ai ricordi, risalenti agli anni ’70 e ’80 e racconta di un viaggio in Libano, dove fu mandato da qualcuno dei Servizi a fare attività di vario tipo e natura. Pero’ questa è una traccia insignificante. Poi, nelle conversazioni di altri, emerge la convinzione diffusa che lui mantenga questo tipo di contatti, ma non vi è nulla di più».

ODEVAINE E IL MINISTERO DELL’INTERNO: «E’ LA PUNTA DELL’ICEBERG»
Il procuratore di Roma, rispondendo ad una domanda di Giulia Sarti, del Movimento 5 Stelle che aveva chiesto se le indagini di “Mafia Capitale” potessero riguardare anche il Ministero dell’Interno, ha spiegato di aver chiesto la misura cautelare per Luca Odevaine, ex vice capo gabinetto di Roma all’epoca di Veltroni «per un’imputazione specifica (corruzione aggravata, ndr). È altresì chiaro che la vicenda di Odevaine, in riferimento alla turbativa d’asta, è la punta dell’icerberg. E’ nostra intenzione approfondire non dico l’iceberg ma le parti del fenomeno che sono di nostra competenza».

«NUOVE OPERAZIONI NEI PROSSIMI GIORNI»
Pignatone promette che non finisce qui. Ci saranno infatti altre operazioni nei prossimi giorni. Si continuano intanto a cercare le armi, la cui esistenza è venuta alla luce nel corso delle intercettazioni e si lavorerà per capire meglio come funzionava l’organizzazione sgominata. A proposito di questo, Pignatone ha parlato del basso numero di omicidi riconducibili alla criminalità organizzata: «A Roma ci sono stati 30-32 omicidi nell’ultimo anno. Un dato quasi insignificante, la gran parte dei quali non riconducibili alla criminalità organizzata. Io sono invece convinto che c’e’ una consapevolezza diffusa di tutte le organizzazioni criminali, mafiose e non, di evitare di richiamare l’attenzione delle forze dell’ordine e della magistratura commettendo omicidi eclatanti. E’ un dato che appartiene ormai al patrimonio comune del crimine».