Alfano: "I testimoni di Giustizia saranno assunti dalla Pa"

Angelino Alfano
Angelino Alfano

I testimoni di giustizia, al pari delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, potranno accedere ad un programma di assunzione in tutte le pubbliche amministrazioni, dello Stato e degli enti locali.

L’annuncio, atteso, è arrivato dal ministro ministro dell’Interno, Angelino Alfano, che ha firmato il regolamento sulle assunzioni dei testimoni di giustizia nella pubblica amministrazione di concerto con il Ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione, Maria Anna Madia.

“Un provvedimento – ha sottolineato Alfano – che va nella direzione di assicurare a chi ha offerto un contributo essenziale alla giustizia il necessario e doveroso riconoscimento dello Stato”. “Sarà possibile per questa categoria di persone, parificate per questo aspetto alle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, accedere ad un programma di assunzione in tutte le pubbliche amministrazioni, dello Stato e degli enti locali”.

I testimoni di giustizia, ovvero coloro che hanno subito un reato o vi hanno assistito e hanno trovato la forza di denunciare in Italia sono 85, la maggior parte tra i 26 e i 60 anni. Nel programma di protezione del Viminale ci sono anche 253 loro familiari, di cui 103 hanno tra 0 e 18 anni.

Il ministero dell’Interno e le amministrazioni interessate alle assunzioni procederanno ora d’intesa alla ricognizione dei posti disponibili che verranno assegnati anche tenendo conto delle specifiche esigenze di tutela dei beneficiari.

Soddisfazione è stata espressa dai parlamentari che più si sono spesi per migliorare le condizioni di vita dei testimoni di giustizia. Per il Pd Davide Mattiello, componente delle Commissioni Giustizia e Antimafia e coordinatore del Comitato che in Antimafia ha recentemente messo a punto la relazione sul nuovo sistema di protezione dei testimoni di giustizia, approvata all’unanimità, “con questo decreto si rafforza il principio di responsabilità dello Stato nei confronti di chi denuncia: una responsabilità che non di esaurisce con la fine dei processi o con la capitalizzazione. La strada per una complessiva riforma della materia è imboccata”.

Per Rosanna Scopelliti, capogruppo Ncd alla Commissione Difesa della Camera e presidente del Comitato Beni confiscati presso la Commissione Parlamentare Antimafia, “finalmente lo Stato sta dimostrando con i fatti di stare veramente al fianco di coloro che hanno il coraggio ed il senso civico di non sottostare in silenzio ai soprusi del crimine”.

“Non è ancora il massimo, – conclude la parlamentare – perché i testimoni di giustizia devono ottenere anche altre gratificazioni e tutele, ma è già un segnale che va verso l’esortazione del capo dello Stato, e cioè che alle ingiustizie non si risponde con l’antipolitica ma con la buona politica”.

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