Vigili a Roma e Spazzini a Napoli uniti contro il governo. Perché hanno fatto bene

Una pattuglia della Polizia Municipale di Roma (Ansa/De Renzis)
Una pattuglia della Polizia Municipale di Roma (Ansa/De Renzis)

A Roma i vigili, a Napoli gli spazzini. Tutti uniti contro la politica locale e nazionale. A Roma, contro il sindaco Ignazio Marino e il governo Renzi. A Napoli contro il sindaco Luigi De Magistris e il presidente della regione Stefano Caldoro.

A leggerla da un’altra angolatura, si potrebbe sintetizzare così l’assenza di massa dell’83 percento di vigili nella Capitale e di 200 spazzini ai piedi del Vesuvio, suscitando la sdegnata e scomposta reazione dei radical chic, di quanti cioè non hanno mai lavorato un giorno in vita loro.

Succede che la notte di Capodanno a Roma non si presenta al lavoro l’83% dei vigili mentre a Napoli marcano visita 200 operatori ecologici mandando in tilt i servizi cui sono preposti. Tutti malati o presunti tali. Ma ci sarà un valido motivo per questa “protesta” di massa. Perché di protesta si tratta.

L’hanno inscenata la notte di Capodanno per farsi sentire. Fosse stato un giorno “ordinaro”, nessuno ne avrebbe parlato. L’obiettivo, raggiunto, era quello di farsi ascoltare in questo Paese sordo. E come negli scioperi, per riuscirci dovevano creare disagi. Altrimenti che protesta è?! Hanno “escogitato” la via del “certificato medico” per far capire che molte cose non vanno. Una protesta organizzata, altrimenti difficile da credere come una pura coincidenza.

Protestano per svariati motivi. I vigili per le condizioni precarie in cui sono costretti a operare, assenza di sicurezza, la carenza di mezzi e di organici, trattamenti economici da fame; pagati cioè per fare da “spugna” nell’inquinatissima Capitale, nonché predisposti a ricevere sputi e insulti dai cittadini vessati “per contratto” o per “budget” dalle multe da cui la Roma di Marino ricava bei quattrini da destinare in consulenze e a ripianare debiti…

Spiega Stefano Giannini, il segretario romano del Sulpl, sigla sindacale autonoma della polizia locale romana: “Finalmente il governo si occupa della polizia locale…Da anni chiediamo la riforma e capire se siamo polizia o impiegati amministrativi”.

Per Giannini “non è gestibile a Roma un servizio h-24. Siamo 5.900 e invece dovremmo essere in 9.400 come prevede la legge regionale del Lazio sulla polizia locale. E’ una coperta corta”. Da queste parole emerge tutto il malessere delle divise capitoline.

A Napoli, il copione, o il motivo della protesta, è più o meno simile. “In queste condizioni, ci andassero i politici a lavorare la notte di Capodanno”, è il ragionamento che avranno fatto gli operatori ambientali. Anche loro costretti a lavorare nelle “fogne a cielo aperto” con l’incognita di contrarre gravi malattie.

In realtà, sempre seguendo l’angolatura citata, appare sospetta la spropositata reazione del premier Matteo Renzi e della ministra alla Pa, Madia, almeno sui vigili romani.

Un Twett che nel criticare “l’assenteismo” di massa della Polizia municipale a Roma (questo fa molta presa sul popolino) in realtà cerca di riparare e giustificare la “sbandata” sul Jobs Act dove fino all’ultimo nemmeno lui, il premier, sapeva se gli statali fossero entrati nel provvedimento messo a punto dal ministro delle Coop, Giuliano Poletti.

Una “dimenticanza” o un “escamotage”? Non sappiamo, ma il capo del governo l’ha subito motivata nel suo discorso di fine anno, quando a domanda dei cronisti ha risposto che lo stralcio dei dipendenti pubblici dal testo polettiano l’ha voluto lui perché a palazzo Chigi c’è la Madia che si occupa degli statali nell’ambito di una riforma più vasta della Pa.

Che le regole del pubblico impiego vadano cambiate non c’è ombra di dubbio, ma non è ben chiaro il senso e la necessità di fare, nella sostanza, due riforme del Lavoro: una riservata a “sfigati” e lavoratori di serie C che non avranno mai una certezza sul futuro, l’altra per i dipendenti pubblici che, intendiamoci, hanno pure una corsia privilegiata rispetto agli altri, ma ciò non significa trattarli come animali come nel caso dei vigili a Roma.

In questa italietta manca da sempre il senso della misura e dell’equità. E fanno bene Cgil e Uil a restare sul piede di guerra contro questo cerchio magico improvvisato che continua a sbagliare e a perseverare.