Tangenti Grandi Opere, quando Incalza influenzava la politica. Del Basso De Caro e il "curioso favore" a Ercole

Da sinistra il sottosegretario Umberto Del Basso Caro e Ercole Incalza
Da sinistra il sottosegretario Umberto Del Basso Caro e Ercole Incalza

Il potere che esercitava Ercole Incalza nei gangli dello Stato andava al di là della sola sfera burocratica. Il potentissimo supermanager, secondo i magistrati di Firenze che hanno scoperchiato la presunta cupola tangentista attorno alle grandi opere, era capace di influenzare anche il mondo politico e istituzionale ai suoi più alti livelli. All’alto burocrate, ormai settantenne, la norma che vieta di ricoprire incarichi pubblici a chi ha raggiunto i limiti di età non deve essergli piaciuta molto, al punto che si dà da fare per farla modificare quasi “ad personam”.

Nell’ordinanza di custodia cautelare il gip accenna anche a un emendamento presentato dalla deputata Pd di Cosenza, Enza Bruno Bossio (estranea all’inchiesta) allo scopo di far rimanere il funzionario in capo alla struttura di missione anche dopo la pensione. Nell’ottobre del 2014 a preoccupare Ercole Incalza è infatti la legge numero 114 dell’agosto 2014 che impedisce ai soggetti in quiescenza di ricoprire incarichi dirigenziali nella pubblica amministrazione.

Tra i contatti che il manager attiva per trovare una soluzione alla questione, c’è anche il sottosegretario alle Infrastrutture Umberto Del Basso De Caro, (anche lui estraneo) a cui il 20 ottobre 2014 segnala che non è stato presentato – si legge nell’ordinanza del gip di Firenze – un emendamento che riguarda la Struttura Tecnica di Missione: “… invece ci siamo guardati la cosa… la commissione.. non hanno messo l’emendamento della struttura Tecnica di Missione.. ti ricordi?”, dice il manager al politico.

Del Basso assicura che provvederà subito a far presentare dalla deputata Bruno Bossio un emendamento che gli consentirebbe di mantenere il suo incarico fino al termine del 2015: “… lo dobbiamo far presentare ora … quello era decaduto come sai … proposto .. quindi noi lo dobbiamo far mettere per l’Aula entro l’una ..ora me l’ha detto Giusy ora chiamo subito Enza Bruno Bossio”.

Poco dopo, il sottosegretario rassicura Incalza dicendo che la parlamentare Enza Bruno Bossio ha depositato l’emendamento. Sarà però la sua collaboratrice, Ida Tramonti, il giorno successivo, a comunicargli che l’emendamento è stato bocciato, anche se la donna gli garantisce che sarà riproposto nella legge di Stabilità presentata direttamente dal governo “avendo – scrive il gip – Umberto Del Basso De Caro già parlato con il ministro Lupi”.

Un obiettivo che al momento non si è realizzato. Al 31 dicembre 2014, infatti, Incalza lascia l’incarico così come impone la norma, ma viene “ripescato” dal governo Renzi come “consigliori” di riferimento sulle Grandi Opere per via della sua “grande esperienza”. “Scrive infatti il Gip: “Quel che preme sottolineare in questa sede è il fatto che, ancorché Incalza abbia cessato il proprio incarico ministeriale, lo stesso continua a frequentare il Ministero e ad esercitare la propria influenza. Incalza stesso – aggiungono – si è assicurato che l’incarico da lui ricoperto venisse affidato a Signorini Paolo, così come in effetti è avvenuto”. [paragrafo aggiornato il 18-3-2015 ore 19:43]

I magistrati annotano pure una singolare “curiosità”. Tre giorni dopo la richiesta di Incalza a Del Basso De Caro per l’emendamento Bossio, il 23 ottobre 2014 il sottosegretario alle infrastrutture chiede sostegno al dirigente affinché lo aiuti a fare approvare un emendamento per un’opera che gli sta a cuore: “…Mi affido come sempre – dice il politico sannita a Incalza – al tuo senso di responsabilità ed alla tua esperienza della quale ho assoluto bisogno per realizzare l’opera…”.

In sostanza, un politico (Del Basso) chiede a un burocrate (Incalza) di intervenire sulla politica di cui De Caro è un “autorevole” esponente, oltre che sottosegretario di Stato. Non fosse scritto nell’ordinanza sarebbe da non credere…

Interpellata da Secondo Piano News, la parlamentare Enza Bruno Bossio, (del tutto estranea all’inchiesta) spiega “l’accanimento giornalistico” per questioni che sono da relegare al “gossip”. “Non vedo sui grandi giornali la stessa attenzione su importanti iniziative che pure sto portando avanti, tipo quella sul reddito minimo e tantissme altre cose” (le battaglie sul reddito minimo di Bruno Bossio in Calabria, sono note da moltissimi anni, quando ancora non esisteva il M5S, ndr). “Presento migliaia di emendamenti, ed essendo una prerogativa di un parlamentare, non ci vedo nulla di strano presentare un atto su richiesta di un mio collega, come il sottosegretario”. “Rattrista – si sfoga la deputata – come i giornalisti cerchino “il sensazionalismo” e scrivano di gossip anziché di notizie”. Su questo punto, afferma, “ne parlerò oggi in commissione Antimafia (di cui è membro) con il presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti”.

[Aggiornato il 18-3-2015 ore 19:43]

Condividi